Relazione di Padre Gabriele Amorth del 30 gennaio 2010   

Relazione di padre Gabriele Amorth del 30 gennaio 2010 “Cari figli, questo tempo sia per voi il tempo della preghiera personale affinché nei vostri cuori cresca il seme della speranza e che cresca nella gioiosa testimonianza agli altri. Io sono con voi e vi voglio esortare tutti. Crescete e rallegratevi nel Signore che vi ha creati. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. Un messaggio semplice, come sono semplici i messaggi della Madonna. “ Cari figli questo tempo sia per voi il tempo della preghiera personale …” E’ importante la preghiera comunitaria perché “dove due o più sono riuniti a pregare nel Mio nome”, Io sono in mezzo a loro. E’ molto importante, ma è importante anche la preghiera personale. “Quando vuoi pregare, chiuditi in camera dove nessuno ti vede e …il Padre tuo che vede nel segreto ti ascolterà e ti esaudirà”. La preghiera personale ci abitua al contatto con Dio. Anche questa sera, nella prima parte dell’adorazione abbiamo fatto tante pause per ascoltare il Signore. Ricordo una donna che si lamentava con il suo direttore spirituale “Io parlo tanto al Signore, parlo tanto con Lui, ma Lui non mi dice mai niente” e il suo confessore le ha risposto: “Per forza, parlate sempre voi”. Ecco dobbiamo abituarci alla preghiera personale che ha vari gradi. Qui non starò a fare un trattato sulla preghiera, però teniamo conto delle regole semplicissime che ci sono sempre state date. La preghiera è facile o difficile? Non lo capirò mai perché è facile ed è difficile. A pregare s’impara pregando; più si prega più si impara a pregare e si può arrivare a capire quel punto toccato tante volte dalla Madonna a Medjugorje, “la preghiera diventi un bisogno insopprimibile, diventi necessità”. Perché la preghiera diventi gioia e non fatica e sia un vero bisogno dell’anima è necessario esservi allenati. “… affinché nei vostri cuori cresca il seme della fede” Ecco lo scopo che qui la Madonna ci dà! Anche il seme della fede noi lo abbiamo ricevuto nel battesimo, ma come ha bisogno di crescere lungo il cammino della vita! Altrimenti si perde, come tutte le cose. Quando ho a che fare con una coppia di fidanzati dico sempre: “Figlioli alimentate il vostro amore, sempre, anche dopo che siete sposati. Nell’amore è necessario saper perdonare perché non è possibile che vivendo insieme non ci sia qualche motivo di disappunto e allora pregate sempre con il desiderio di perdonare subito se c’è qualcosa da perdonare. Inoltre sappiate che, se l’amore lo si coltiva, dura, altrimenti si spegne, muore e così anche accade per la fede e per tutto quello che c’è nella vita”. Nel ’47 mi sono laureato in giurisprudenza. Ditemi voi che ne so io oggi di tale disciplina se non me ne sono mai occupato, non ne so niente. Anche la fede, anche la speranza, anche la carità se vengono sempre alimentate si accrescono, altrimenti si perdono. Vi voglio esortare “…e che cresca nella gioiosa testimonianza agli altri”. Com’è importante la testimonianza! Ricordo all’inizio della mia vita religiosa che nella “San Paolo” avevamo stampato un libro di conversioni (vado indietro di 50 anni): erano tutti personaggi famosi. Ricordo che c’era l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Vaticano, c’erano giornalisti, politici, un po’ di tutto, ma tutte persone eminenti. Ognuna raccontava la storia della sua conversione e quella che mi ricordo ancora è di un giornalista francese il quale durante la guerra (sapete che la Francia è stata occupata dai tedeschi) era ricercato dai nazisti per essere messo a morte. Lui si era rifugiato in una casa di contadini, eroici questi contadini perché se venivano scoperti venivano fucilati anche loro. Questo giornalista che era anche professore di filosofia e uomo di grande cultura vedeva questa famiglia, così praticante, specie la madre, continuamente con il rosario in mano. Lui si divertiva a farle delle obiezioni per dirle che la sua fede non valeva niente perché non c’era niente di vero! E questa donna rispondeva sempre: “Lei ha studiato, io no. Non le so rispondere, ma so che ho ragione io”. Nella descrizione della sua conversione questo giornalista francese ha detto che la persona che ha più influito sulla sua conversione è stata questa contadina. Né cultura, né la trasmissione di grandi saggi, ma la trasmissione e la testimonianza della fede che non crollava dinanzi a nessuna obiezione. Ecco una testimonianza gioiosa. Alcuni giorni fa sentivo da Radio Maria una conversazione su San Francesco: trattava l’aspetto della gioia. San Francesco è sempre stato malato, però è sempre stato di buon umore, è sempre stato nella gioia. Anche quando ha avuto le stimmate non ha perso il suo buon umore e la sua gioia trascinava le folle. Se fosse stato un musone nessuno sarebbe andato dietro di lui e alla sua povertà. Lui invece dimostrando che nella povertà si è felici, trascinava gli altri. E’ stato attivo solo per 20 anni (si è convertito a 25 anni ed è morto a 45 anni) e in quei 20 anni ha cambiato il mondo con la sua gioia al punto che anche il sultano musulmano ha mostrato un grande rispetto per lui e per i francescani. “ … Io sono con voi …” Quante volte la Madonna ce lo ripete e quante poche volte noi ci pensiamo con profondità: “Sei con noi sempre dalla mattina alla sera, mi segui, mi guidi per mano, mi guardi con un occhio d’amore perché mi vuoi immensamente bene, come se esistessi solo io al mondo!” “…e vi voglio esortare tutti. Crescete…”. Una semplice parola. Dobbiamo crescere tutti nella santità, nell’amore, nella carità, nel perdono, nel dimenticare le nostre noie, le nostre sofferenze. Si offrono al Signore. Deve essere un continuo progresso la nostra vita, un continuo miglioramento e non vi capiti di dover dire, come ho sentito dirmi: “Ero più buona da ragazza, in passato, ora ho peggiorato!” No, dobbiamo crescere! “…e rallegratevi nel Signore che vi ha creati.” Una volta si diceva sempre la preghiera del mattino e della sera “Ti adoro mio Dio …ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano …” Ma che doni immensi! E il primo dono che Dio ci ha fatto è il dono della vita, altrimenti saremmo niente. Anche se è una vita sofferta il dono della vita è immenso. Fu chiesto a un filosofo famoso, santo: “Cosa ne dice lei di una persona che è stata sempre malata per tutta la vita? Non era meglio se non nasceva?” “Eh no! Il nulla non può mai essere più forte di una presenza immortale, di una presenza destinata all’eternità felice.” Dobbiamo sempre ringraziare Dio che ci ha creati e ci ha fatti cristiani. Essere cristiani, essere nati in una nazione cattolica, aver assorbito dalla vita la fede in Dio e la capacità di lodarLo e di ringraziarLo è senz’altro un grande privilegio. “…rallegratevi nel Signore che vi ha creati.” RendiamoGli sempre grazie per i doni della creazione, della fede e di quelli che hanno costellato il cammino della nostra vita. “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” e grazie a voi per avermi sopportato. Domanda: Alcuni ladri sono entrati nella cappella di un convento e hanno rubato reliquie di santi tralasciando altri oggetti di valore. Quale potrebbe essere stato il motivo di questo furto sacrilego? Queste reliquie potrebbero essere servite per un rito satanico? Don Amorth: C’è da dire che sono dei ladri strani perché di solito rubano per avere oggetti di valore o per avere denaro, per avere cose commerciabili. Se hanno rubato per avere delle reliquie sono dei ladri che hanno almeno un accenno di fede, almeno un punto di partenza su cui far leva per riportarli a Gesù. Se non c’è una ragione per richiedere un riscatto è difficile poter dire il motivo. Forse si vuole dare un segno di disprezzo verso la religione e la fede. Non credo che siano servite per un rito satanico, perché non servono le reliquie. Il rito satanico andrebbe a monte. Certamente chi fa i riti satanici non usa reliquie. Domanda: In primis invoco Maria Regina degli infermi per un sua pronta guarigione. La domanda che volevo porle è legata ad una situazione che mi è stata rivelata da poco. Un sacerdote mi ha detto che sulla mia famiglia vi è una maledizione a causa di qualcosa che è stato fatto da una antenata. Come fa questo sacerdote a vedere che è stata fatta una maledizione nella mia famiglia? Questo fatto si ripercuote dal ramo femminile. Da sempre nella mia famiglia viviamo delle situazioni che hanno dell’incredibile e nella nostra vita, soprattutto affettiva e lavorativa sembra che tutto si distrugga. Questo sacerdote mi ha detto che la mia vocazione è spezzare questa maledizione. Mi faccia capire cosa devo fare. Offrendo la mia vita a Dio si può ottenere che la maledizione sia spezzata? La mia vita è particolare da sempre, ho vissuto grandi sofferenze che mi hanno portato a Maria e ora a Gesù. Don Amorth: Grazie dell’invocazione alla Regina degli infermi, la invoco pure io, ma sia fatta la volontà del Signore. Per quanto riguarda la domanda vi dico che io vado molto cauto nel credere a delle cose così. Bisogna vedere intanto che sacerdote è; se è un sacerdote santo, umile, o se vuole dimostrare dei carismi che non ha; in questo caso state sicuri che non ha niente. Tuttavia c’è qualcosa che può generare sospetti. Le preghiere il Signore le ascolta, ma lei non deve fare scelte che non sente di fare (diventare suora). Le sofferenze o fanno crescere la fede o la fanno perdere. Se noi approfittiamo delle sofferenze per crescere nella fede le benediremo per tutta l’eternità, ne ringrazieremo il Signore e gliene chiederemmo ancora perché vedremo i grandi meriti che si acquistano con le sofferenze offerte al Signore. Domanda: Si sente e si legge in tanti libri la potenza del silenzio. Ma che cosa si intende per silenzio? Ce lo vuole spiegare qual è il silenzio che intende Gesù? Don Amorth: Il silenzio che intende Gesù non è quello di un musone che non vuole parlare, non vuol far sapere i fatti suoi. Il silenzio che intende Gesù è la riflessione sulle verità di fede, sul nostro nulla, che ci fa capire come dobbiamo essere umili. L’umiltà è la principale delle virtù e San Tommaso (era ieri San Tommaso D’Aquino) ci dice che anche la carità non sta in piedi senza l’umiltà. L’umiltà ci fa capire quello che siamo. L’umiltà è verità, verità su di noi. Questa è la verità. Il silenzio ci abitua, se è un silenzio d’amore di Dio, per riflettere sulle grandi verità di fede, il silenzio ci fa riflettere e ci fa acquistare le grandi virtù. Ecco quello che risponderei. Domanda: Si parla spesso di conversione. Andiamo in chiesa, facciamo la comunione, andiamo nei gruppi di preghiera e poi torniamo esattamente come prima, perché? Pensiamo forse che siamo già convertiti? Ma che cosa bisogna fare per convertirsi? Don Amorth: Il cammino della conversione è un cammino costante che si identifica con il cammino della santità, che consiste nell’estirpare uno per volta i nostri difetti. Se noi sappiamo analizzare noi stessi ci accorgiamo che di difetti ne abbiamo tanti. Un grande mezzo per conoscere se stessi è la confessione frequente. Un tale mi diceva: “Io vado sempre a confessarmi, ma dico sempre le stesse cose, a che serve?” “Figliolo, serve ad alimentare il pentimento e a correggerti. Se dici sempre le stesse cose vuol dire che non sei pentito; le devi togliere! Voi guardate i santi, si confessavano spesso. Una volta noi religiosi avevamo come consiglio, non come obbligo, la confessione settimanale. Io tirerei il collo a quei padri del concilio vaticano II che hanno sostituito alla confessione settimanale quella quindicinale. La confessione settimanale, oltre a farci riflettere settimanalmente sui nostri peccati, ci metteva davanti un appuntamento fisso, sempre uno stesso confessore. Nella confessione quindicinale passano le quindicine e passano anche i mesi. Settimanale ottimo. Il mio fondatore, il beato Giacomo Alberione si confessava tutte le sere perché se il giusto pecca sette volte al giorno, noi che non siamo giusti, ma peccatori, dobbiamo saper vedere, scoprire le nostre colpe per emendarci. Quando si confessano i pasqualini (coloro che si confessano una sola volta all’anno, a Pasqua), la loro confessione si riassume così: “Padre non ho rubato, non ho ucciso” e poi gratta, gratta, tranne rubare e ammazzare, tutto il resto c’è. Ecco scoprirci un po’ per volta, scoprire noi per correggerci. Allora ecco la conversione continua che è il processo di santificazione, senza mai fermarci. Non meravigliatevi se vi dico che anche dei santi canonizzati sono morti con dei difetti, non hanno completato correttamente il loro cammino di perfezione, sono morti con dei difetti. E’ umano. Domanda: Quando si dice che una persona è disturbata, cosa s’intende e come si consiglia quella persona? Grazie. Don Amorth: Una persona può essere disturbata da tante cose. Certe volte uno va a dire al sacerdote di essere disturbata da pensieri cattivi che la turbano o da fatti; così per esempio avere dei rumori in casa, dei colpi che disturbano. Figliola, offri i disturbi al Signore. Il mio maestro, padre Candido, stava alla Scala Santa. Una volta arrivò un passionista che, essendo in quel giorno assente padre Candido, fu messo a dormire nella sua camera. Quando poi è arrivato quest’ultimo quel confratello gli ha detto: “Ma padre, come fa lei a dormire? Rumori in continuazione…” “Eh figliolo, non ci vado a dormire in quella stanza!” E un altro esorcista mi diceva che quando sente dei rumori strani dice: “Ma dai, sei così debole? Ma dai più forte!” Così si reagisce se uno pensa, dubita che siano rumori di carattere malefico. Comunque il primo consiglio che si dà ad una persona che viene in tanti modi disturbata (nella fantasia, nei sogni, nella realtà) è di offrire i disturbi al Signore, di farne una materia di santificazione. Allora finiremo per ringraziare il Signore di averceli dati, perché grazie a quei disturbi ci siamo acquistati dei meriti che diversamente non ci saremmo acquistati. Grazie e seguitiamo con la nostra preghiera che deve essere sempre più sentita. Anche se preghiamo ad alta voce possiamo intimamente fare silenzio per lodare, amare Dio, per offrire tutto a Lui, per ringraziarLo, per chiederGli scusa. Si può fare tutto e si impara così a pregare anche durante il lavoro.