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Relazione di Padre Gabriele Amorth
Relazione del 29 Marzo 2008 Ringraziamo il Signore! Mai siamo stati tanto numerosi come in questa sera per onorare Gesù risorto e per celebrare l’istituzione del Sacramento della Confessione e la festa della Divina Misericordia. Messaggio del 25 marzo 2008: “Cari figli, vi invito a lavorare alla conversione personale. Siete ancora lontani dall’incontro con Dio nel vostro cuore, perciò trascorrete più tempo possibile nella preghiera e nell’adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare, affinché Egli vi cambi e metta nei vostri cuori una fede viva e il desiderio della vita eterna. Tutto passa, figlioli, solo Dio rimane. Sono con voi e vi esorto con amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.” “Cari figli, vi invito a lavorare alla conversione personale… ”. Questo è il primo invito, non crediamoci mai a posto, l’abbiamo ripetuto tante volte. Questa vita terrena deve essere una vita di continua conversione e di continua purificazione, così da poter arrivare puliti alla meta dove il Signore ci attende. Una volta la Madonna ha detto (eravamo ancora ai tempi di padre Slavko): “Pochi vanno direttamente in Paradiso perché le persone arrivano impreparate”. Bisogna essere preparati e questo può avvenire se ci impegniamo per una vera conversione e un vero cambiamento. Si è calcolato che Padre Pio ad un terzo delle persone non desse l’assoluzione perché non vedeva né il pentimento sincero né la volontà di cambiare. Padre Pio vedeva dentro le coscienze e capiva se uno era veramente pentito e deciso a cambiare. Accade che per debolezza si ricade nel peccato e allora si ripete la confessione, ma ogni volta deve essere presente la decisione e lo sforzo di cambiare, di migliorare noi stessi. Ho conosciuto per 30 anni il beato Giacomo Alberione, veramente un santo sacerdote, fondatore della società San Paolo, a cui appartengo. Lui diceva sempre: “Migliorare un tantino ogni giorno”. Una volta però mi disse una frase che mi ha colpito: “Vedi, più si procede negli anni e più ci si abitua ai propri difetti, per cui invece di progredire i religiosi peggiorano”. Mi ha colpito e gli ho detto: “Ma come, io vengo qui in questa congregazione con lo scopo di salvarmi l’anima, di fare del bene, dell’apostolato, di migliorare e allora? E’ più facile che io peggiori andando avanti negli anni? Sono più quelli che peggiorano di quelli che migliorano?” Mi ha risposto: “Si, sono più quelli che peggiorano perché prendono delle abitudini fisse, nessuno più li distoglie da quelle abitudini. Certe cose le capirai da te.” Cari fratelli e sorelle se questo rischio c’è per chi abbraccia la vita religiosa, quanto più grande è per chi resta nel mondo! Tante volte mi sono sentito dire: “Che fatica andare avanti con perseveranza nella vita matrimoniale; mio marito non è più quello che ho sposato, è cambiato.” “Mia moglie non è più quella che ho sposato, è cambiata.” E sottintendono: è cambiato in peggio. La Madonna ci invita a lavorare alla conversione personale, vuole che tutti, andando avanti, progrediamo nel bene: “…Siete ancora lontani dall’incontro con Dio nel vostro cuore, ancora lontani dall’incontro con Dio così da vivere interamente per Lui. Di San Domenico si diceva: O parlava con Dio, o parlava di Dio, tutto lì. O parlava con Dio concentrato nella preghiera, o parlava di Dio concentrato nello sforzo di far amare Dio da tutti. “…perciò trascorrete più tempo possibile nella preghiera…”. Abbiamo tutti tante cose da fare ed è così facile trascurare ciò che è più importante. Ricordate l’episodio del Vangelo che ci mostra Gesù ospite a Betania? Marta tutta preoccupata di fargli buona accoglienza corre di qua e di là per preparargli un buon pranzetto, per fare le cose al meglio. Maria, seduta per terra ai piedi di Gesù, lo ascolta. Non c’è il rischio che anche noi ci dimentichiamo di fermarci, di ascoltare il Signore, di dare tempo al Signore e di farci prendere dalle troppe preoccupazioni? “…Siete ancora lontani dall’incontro con Dio nel vostro cuore…” è un ammonimento che la Madonna dà a tutti, siamo ancora lontani, abbiamo del cammino da fare; ma qual è la via? “…perciò trascorrete più tempo possibile nella preghiera e nell’adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare…”. Dare più tempo a Dio; domandiamoci quanto tempo dai a Dio durante tutta la giornata? Si, offri a Lui tutte le tue azioni, offri a Lui le tue fatiche e le tue delusioni, occorre però dedicare anche dei tempi esclusivi a Dio, per cui i santi ci ripetono che è possibile trasformare tutta la vita in preghiera, a condizione di dare del tempo esclusivamente a Dio. Così si ubbidisce alle parole della Bibbia “E’ necessario pregare sempre senza mai desistere.” Evidentemente non intende dire che dobbiamo sempre stare con le mani giunte, abbiamo tante attività da fare che sono necessarie per la nostra vita, ma vuol dire dare dei tempi esclusivi a Dio. In questo modo si riesce a trasformare in preghiera ogni attività. Infatti San Paolo dice: “Sia che mangiate, sia che beviate, fate tutto nel Signore!”, anche le cose più comuni e più banali. Si arriva a fare tutto nel Signore, a vivere sempre alla presenza di Dio, a sentire sempre Dio in noi solo se si dà del tempo esclusivo alla preghiera e alla adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ma perché Gesù ha accettato di essere presente in tutti i Tabernacoli del mondo ed il più delle volte “solo”? Lui ha voluto dare a tutti la possibilità e anche la comodità di stare alla Sua presenza. Se passi davanti ad una chiesa, fai una breve visita, che ti costa? Occorre saper fare tesoro del tempo da dedicare alla preghiera e all’adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento. “…affinché, continua la Madonna, Egli vi cambi e metta nei vostri cuori una fede viva…”. E’ così che si rafforza la fede e il desiderio della vita eterna. Ma quanto pochi sono coloro che pensano alla vita eterna, perché presi dalle preoccupazioni del mondo! San Paolo ci dice con insistenza, e la Chiesa ce lo ripete in questo tempo di resurrezione: “Cristo è risorto! ed allora abbiate i vostri cuori e le vostre menti rivolte verso Dio.” Tutto quello che fai, sia fatto per il Signore, cioè fatto bene, col cuore. La tua meta non è la carriera, non è il piacere, non è neppure il sacrificio, ma è la vita eterna. “…metta nei vostri cuori una fede viva e il desiderio della vita eterna”. Avere sempre in mente che la vita è quella, che lavoriamo per giungere a quella meta, che la nostra vita, per quanto stentata possa essere, se noi raggiungiamo quella meta è un grande successo, mentre la nostra vita, anche se otteniamo tutto: ricchezza, onori, successi e riconoscimenti, ma non salviamo l’anima, è un fallimento, è l’unico fallimento vero! Il vero fallimento della nostra esistenza! E la Madonna conclude: “…Tutto passa, figlioli, solo Dio rimane”. E allora dedichiamoci a Dio, dedichiamo tutte le nostre azioni a Dio, dedichiamoGli anche dei tempi esclusivi, sappiamoli trovare! “…Sono con voi e vi esorto con amore…”, sembra quasi che la Madonna abbia avuto il timore in questo messaggio di essere stata troppo dura facendoci questi richiami. Lavorate alla conversione personale…Siete ancora lontani dall’incontro con Dio…trascorrete più tempo possibile nella preghiera e nell’adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento” e allora ecco: “…sono con voi e vi esorto con amore”, è con noi e ci aiuta, ci guida per mano e ci incoraggia, come sempre ci ha incoraggiato. Don Gabriele Amorth Domanda: Ci potrebbe spiegare chi sono le anime vaganti? Don Amorth: Tanta gente crede che esistano anime vaganti. Alcuni dicono: “Ho sognato”… oppure: “Ho visto di notte un’ombra passare davanti a me….”. Le anime vaganti non esistono perché gli Angeli sono in Paradiso, i demoni sono all’Inferno, anche se si danno da fare, gli Angeli per proteggerci, i demoni per farci cadere nel peccato. Hanno un’attività terrena, però il loro posto è in Paradiso o all’Inferno. C’è il Purgatorio che io chiamo anticamera del Paradiso. Le sante anime del Purgatorio sono coloro che sono morti in grazia di Dio, quindi senza peccati mortali, però non hanno completato, lungo il cammino della loro vita, quella purificazione che Dio si attendeva con un accrescimento continuo di santità. Più il Signore ci lascia in vita, più completiamo il cammino della nostra purificazione, lo si può completare anche in poco tempo. Pensate ai santi morti in giovane età come Santa Maria Goretti, San Gabriele dell’Addolorata, San Luigi Gonzaga, Santa Gemma Galgani e tanti altri. Anime vaganti non ci sono. Ci sono soltanto anime che debbono cercare di camminare verso Dio sempre più intensamente che si può, e senza avere paura delle ombre. “Ma io ho visto un’ombra…” Ripeti allora: “Gesù mio misericordia!”, e quella figura o ombra sparisce subito. Domanda: Da una foto, si può capire se una persona ha il malocchio? Don Amorth: Il malocchio, la fattura, la legatura, la macumba, il woodu, la maledizione sono tutte forme di maleficio. Maleficio è fare del male per mezzo del demonio, con l’aiuto del demonio, magari rivolgendosi ad un mago vero, non ad un ciarlatano come sono nella stragrande maggioranza i maghi. Il malocchio è una forma di maleficio. Esiste? Si, esiste, è una forma di maleficio che viene portata alla persona soltanto attraverso lo sguardo. Ecco come arriva a portare il male. Se uno vi guarda storto, non pensate che vi faccia il malocchio, pensate soltanto che ha bisogno di raddrizzare gli occhi. Quindi diciamo che il malocchio in teoria c’è ed è una forma di maleficio, ma in tanti anni che faccio l’esorcista, non mi è mai capitata una persona che abbia ricevuto il malocchio, quindi vedete quanto è raro. Mentre è molto comune l’abitudine di tante vecchiette di togliere il malocchio soprattutto la notte di Natale, è la notte tipica, oppure in momenti particolari legati alle fasi della luna. Pensano di togliere il malocchio, cioè un male qualunque, ma non è il vero malocchio; il vero malocchio è quello che vi ho detto. Domanda: Don Amorth, mi ricollego alla domanda di prima: se una persona ha ricevuto un male, dalla fotografia si può vedere? Don Amorth: Occorre un carisma speciale. Il mio maestro Padre Candido che era un sant’uomo aveva dei carismi speciali e lui, anche dalle foto, faceva le diagnosi purché nelle foto si vedessero bene gli occhi. Ci sono delle persone che hanno il carisma di ricavare diagnosi dalle fotografie. Per esempio mi è capitata una di queste persone che davanti ad una fotografia ha detto tutti i disturbi che la persona fotografata aveva nei vari organi del suo corpo. E’ un carisma particolare. Domanda: Come ci si libera? Don Amorth: Il carismatico che capisce che una persona è colpita da un maleficio deve informare i familiari o chi gli ha mostrato la foto che c’è bisogno di molta preghiera, di molta adorazione, di benedizioni. Se dalle benedizioni si vede che ha delle reazioni forti, si capisce che ha bisogno anche di esorcismi. Voi portate qui in Chiesa le foto dei vostri cari che fate vedere a me. Noi le benediciamo con l’intenzione di benedire quella persona (non il pezzo di carta) che è rappresentata in quella fotografia. Ma anche se non c’è la fotografia, la benedizione che viene data dal sacerdote, arriva ugualmente. Il nostro Padre Carlo Colafranceschi, camilliano, dice infatti, alzando la Croce: “Benedico le foto e tutte le persone che avete nella vostra mente”. E’ la stessa cosa. Dobbiamo capire che la benedizione arriva ovunque, a quel mio fratello, a quella mia sorella, a quel mio amico, basta pensare alla persona e quella benedizione arriva a quella persona. Testimonianza: E’ con gioia che sono qui. L’anno scorso a luglio sono andata ad Avellino per partecipare all’incontro del Rinnovamento Carismatico dei Servi di Cristo Vivo. Mi sono sentita un po’ isolata dal gruppo con cui ero andata, ma questo mi ha giovato perché ho potuto concentrarmi su quello che i sacerdoti dicevano. Assistendo alle sue preghiere di guarigione e liberazione ho sempre pregato per gli altri, ma lì ho sentito forte il desiderio di pregare per me, perché anch’io ne avevo bisogno. Per 24 anni sono andata dal neurologo, ora non ci vado più perché da quel giorno, dopo quella preghiera, la mia testa è guarita. Ora mi sento libera dopo 24 anni di confusione e voglio darne gloria a Dio. Don Amorth: Lodiamo il Signor! Domanda: Sono un infermiere e lavoro in un reparto di psichiatria. Spesso mi capita di stare con delle persone che sono super eccitate, agitate, a volte non si capisce se si tratta di una malattia psichica o di una possessione. Le chiedo: “Come operatore sanitario, come posso capire se la persona è posseduta oppure si tratta solo di una psicosi”? Ci sono dei segnali per vedere questo? Grazie. Don Amorth: E’ una delle domande più complicate a cui però noi esorcisti veniamo allenati, perché i sintomi di un male psichico sono nettamente diversi dai sintomi di un male malefico. A volte non si riesce né a diagnosticare mali, dolori e varie sofferenze. Ciò accade a causa dei limiti della medicina che non è arrivata a diagnosticare questi mali né a curarli. Ci sono infatti tante malattie che non si possono curare, come per esempio tanti tipi di schizofrenia. Come può un sacerdote capire? Il sacerdote guarda altre cose. Uno dei sintomi più chiari è l’avversione al sacro. Il sacerdote invita la persona a pregare intensamente. Se questa non riesce a pregare, ad assistere alla Messa, prova fastidio davanti a tutte le immagini sacre, anche quelle che ci sono in casa, e se la si benedice, diventa furiosa e si rotola per terra, potrebbe essere oggetto di un male malefico, ma potrebbe anche trattarsi di isterismo o di altra causa naturale. Però se ci sono altri sintomi di avversione al sacro, come distinguere tra due bicchieri di acqua uguali quello con l’acqua benedetta, oppure durante le preghiere di liberazione mostrare dei comportamenti strani, allora c’è bisogno di esorcismi. I primi esorcismi hanno un’efficacia diagnostica. Dopo i primi esorcismi se io vedo che, pregando sulla persona, questa va in trance e alle mie domande capisco che non è lei a rispondermi, c’è da sospettare che ci sia anche il demonio. Si continua il dialogo e allora si tocca con mano se quella persona è veramente posseduta. Infatti, mentre gli esorcismi hanno effetti positivi, le cure mediche non danno alcun risultato. Un po’ per volta i disturbi di quella persona passano, la persona che non pregava torna a pregare, a dire il rosario, va a messa, ecc. C’è un progresso, un miglioramento, anche fisico, nel senso che si riprendono le attività di prima, si torna a fare una vita normale tanto che nessuno si accorge che quella persona ha una possessione diabolica. Da registrazione non corretta dall’autore
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