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Relazione di Padre Gabriele Amorth
Riunione del 25 Febbraio 2006 Vi leggo, per il commento, il messaggio del 25 febbraio del 1993, dato che il messaggio del 25 febbraio 2006 verrà dato questa sera: “Cari Figli, oggi vi benedico con la mia benedizione materna e invito tutti alla conversione. Io desidero che ognuno di voi si decida a cambiare la sua vita e che ognuno di voi lavori di più nella Chiesa, non con le parole e con il pensiero, ma con l’esempio. Che la vostra vita sia un gioiosa testimonianza di Gesù. Non potete dire che siete convertiti, perché la vostra vita deve diventare una conversione quotidiana. Per comprendere che cosa dovete fare, figlioli, pregate, e Dio vi farà capire che cosa concretamente occorre che facciate e dove avete bisogno di cambiare. Io sono con voi e vi metto tutti sotto il mio manto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. L’insistenza particolare del messaggio è su una parola “conversione”, cambiare la vita quotidiana. “Cari figli, oggi vi benedico con la mia benedizione materna…” quindi incomincia con la sua benedizione “…e vi invito tutti alla conversione...”. Convertirsi significa cambiare mente. San Paolo dice: “non conformatevi alla mentalità di questo mondo”; il cristiano deve sapere essere diverso, deve avere come legge suprema quella del Vangelo, come sua norma di vita le parole di Gesù, e uniformarsi ad esse anche contro tutto l’andazzo del mondo, che non è conforme alla Legge di Dio. Pensate ai primi cristiani, agli Apostoli che predicavano in un mondo pagano, figuratevi in che razza di mondo vivevano, eppure hanno affermato il cristianesimo in quel mondo lì. Ognuno di noi deve santificarsi nel mondo in cui si trova, ma per santificarci occorre vivere questa parola chiave: “conversione”, e la Madonna la spiega: “…Io desidero che ognuno di voi si decida a cambiare la sua vita e che ognuno di voi lavori di più nella Chiesa, non con le parole e con il pensiero, ma con l’esempio... ”. Conversione, cambiamento di vita! Noi facciamo questi incontri dal 1984, ventidue anni…. Alcuni, fedelissimi, vengono sempre, altri molto spesso. Ci domandiamo: “Sono cambiato in tanto tempo che sono qui o sono rimasto tale e quale? Qui prego con fervore, mi piacciono le preghiere, mi piacciono i canti, e poi fuori sono tale e quale quello di prima!” Invece la Madonna ci chiede di cambiare, e cambiare la vita in maniera che ognuno di noi lavori di più nella Chiesa. Lavorare nella Chiesa, cosa significa? E’ testimoniare! Siate miei testimoni, siate fedeli agli insegnamenti della Chiesa. Ognuno di noi è membro della Chiesa per il modo di agire, di operare, di parlare; noi siamo Chiesa, ecco perché la Madonna ci invita ad essere testimoni nella Chiesa, non con le parole, con il pensiero…; le chiacchiere volano, il pensiero dentro di noi resta, dare l’esempio…. E’ stato beatificato Charles de Foucauld, una delle sue frasi più note: “Voglio predicare il Vangelo dai tetti, ossia predicarlo in tutto il mondo, non con le parole, ma con la mia vita”. E’ stato l’unico fondatore, credo, al mondo, che è vissuto ed è morto senza avere neppure un seguace. Aveva costruito un piccolo monastero, poverissimo, suonava la campanella quando era ora di andare in chiesa, e andava in cappella; suonava la campanella quando era ora di andare in refettorio, e andava in refettorio, era solo lui! Non ha avuto la grazia di avere alcun seguace, eppure che grande fondatore! Come si sono poi ben sviluppati dopo la sua morte (è stato ucciso), i piccoli fratelli e le piccole sorelle di Gesù! Anche voi li conoscete perché vivono qui a Roma vestiti con l’abito lungo grigio blu; hanno la loro casa principale alle Tre Fontane, vicino ai Trappisti. Che fondatore! Ha predicato il Vangelo con la sua vita, non con le parole. “…Che la vostra vita sia una gioiosa testimonianza di Gesù…”. Ma come si fa a dare retta a un cristiano che ha un muso lungo, che è un brontolone, che non è mai contento, che critica tutto e tutti? La gente va dove c’è gioia, serenità; la gente ha bisogno di andare dove c’è il sorriso, specie quel sorriso che viene da Dio. Togliete l’allegrezza a San Francesco e voi uccidete il segreto di santità e di forza persuasiva di San Francesco. Ma perché tanti sono andati dietro a lui, seguendo il cammino della più grande povertà? Perché viveva la sua vita in unione con Gesù e con Maria e la viveva con gioia, con allegrezza, e voi sapete che anche il Cantico delle creature, l’ha scritto quando era cieco. San Francesco ha avuto una vita durissima, si è convertito a venticinque anni quando è stato ferito in una battaglia ed è morto a quarantacinque anni. Quindi tutta la sua attività si è svolta in vent’anni e in questi vent’anni è sempre stato malato, negli ultimi anni poi era diventato cieco. “Laudato sii mi Signore per frate Sole”, ecco lodava la luce del sole e lui non la vedeva. E poi le stimmate. Ma tutte le sue sofferenze non gli hanno mai diminuito la sua allegrezza, anzi più soffriva e più gioiva. Ecco che la gente imparava ad andargli dietro, gli correva dietro, nonostante i sacrifici e la durezza della vita. “… La vostra vita sia una gioiosa testimonianza di Gesù!...” Chi segue Gesù, Lo segue nella gioia, pur seguendoLo al Calvario, perché quella è la via per arrivare alla Resurrezione, non c’è nessuna via che porta al Paradiso che non passi attraverso la Croce. Non potete dire che siete convertiti, perché la vostra vita deve diventare una conversione quotidiana. Se tu credi di essere convertito non lo sei, perché la tua vita deve sempre migliorare. Ma fino a che punto? Eh lo abbiamo detto tante volte, “Siate santi, come il Padre vostro che è nei Cieli; siate misericordiosi, come il Padre vostro Celeste che è nei Cieli. Imitate Me, che sono mite ed umile di cuore”! Ecco gli esempi, i punti di arrivo, irraggiungibili. Mai saremo santi come Dio, quindi vuol dire che dobbiamo sempre camminare. La conversione quotidiana! Ho sempre qualcosa da cambiare… Per comprendere che cosa dovete fare figlioli, pregate “…e Dio vi farà capire che cosa concretamente occorre che facciate e dove avete bisogno di cambiare...”. Se uno prega…! Si può pregare nelle Chiese, in cui Gesù è esposto ventiquattro ore al giorno, ma anche se uno non si può muovere, si può pregare Gesù pensandolo nel Tabernacolo della propria parrocchia, come la Beata Alessandrina da Costa a cui dobbiamo la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria che, stando immobilizzata nel letto per trent’anni, adorava continuamente Gesù presente nel Tabernacolo. Ecco, pregare Gesù! Se si prega sul serio, Gesù ci fa capire che cosa concretamente occorre fare. Molte volte quello che il Signore ci chiede è proprio quello che ci costa di più. Nella preghiera ci fa comprendere dove abbiamo bisogno di cambiare; ci fa conoscere i nostri difetti che normalmente non vediamo perché ci riteniamo perfetti. Ognuno di noi ha sempre qualche punto debole su cui si deve migliorare, in cui deve cambiare. Magari sarà qualche rinuncia, qualche sacrificio. Ho conosciuto tanti che hanno rinunciato al fumo, al bere, ne ho conosciuto anche, pochi purtroppo, che hanno lasciato la droga, ho conosciuti tanti che hanno lasciato il vizio, che hanno chiuso il televisore e conosco delle famiglie dove il televisore non c’è, perché il papà e la mamma si sono accorti che era distruttivo per i loro figlioli, sia perché impediva loro di studiare e di applicarsi, sia per gli insegnamenti che ne ricevevano. Cresciamo negli anni, ma dobbiamo crescere nella conoscenza e nella imitazione di Gesù. San Giovanni ci dice con la sua franchezza nella prima lettera: “Se tu ti proclami cristiano devi vivere come è vissuto Gesù!” Ha detto così, con una frase secca, devi vivere come ha vissuto Gesù, come se fosse la cosa più facile, più normale del mondo. “…Io sono con voi…” ecco che la Madonna conclude… “…vi metto tutti sotto il mio manto…” perché si realizzi questo proposito di conversione. Quanto dobbiamo migliorarci nella carità! Si sta in Chiesa gomito a gomito, si prega insieme, ci si comunica, si riceve lo stesso corpo di Gesù…(la Didaché dice: come i grani si sono uniti e hanno formato questo pane, così fa’, Signore, che noi ci sentiamo uniti da formare un unico corpo). Poi si esce di chiesa, non ci si guarda neanche più in faccia, ognuno per conto suo, se c’è uno che soffre, che ha fame, nessuno se ne accorge, ognuno pensa ai fatti suoi, ecco, tutto lì. La Madonna ci dice…“…Io sono con voi e vi metto tutti sotto il mio manto…” perché ci sentiamo veramente fratelli e sorelle, veri figli di Maria, veri figli di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Grazie a voi. Vorrei che almeno un pensiero di quelli detti vi rimanesse impresso, e che ognuno di voi andasse via di qui con questa convinzione: anch’io certamente ho qualcosa in cui debbo cambiare, perché non debbo e non posso rimanere così, conversione continua, sempre qualcosa in più e in meglio da offrire al Signore. Sia lodato Gesù Cristo! Don Gabriele AMORTH Domanda: Spesse volte penso al diavolo come creatura di Dio e ho misericordia per lui, sbaglio? Don Amorth: L’inferno è eterno, il diavolo non cambia come i dannati non cambiano. Miriana, una volta chiese alla Madonna: “Mamma cara, non potrebbe un dannato dall’inferno pentirsi, chiedere perdono a Dio e Dio non potrebbe prenderlo dall’inferno e metterlo in Paradiso? La Madonna sorridendo: “Si, Dio potrebbe, ma sono loro che non vogliono”. Quando uno è intestardito nel male, come i dannati e più ancora i demoni, non torna indietro, non si pente. Varie volte parlando con i demoni, durante gli esorcismi questi mi hanno detto di essere superiori a Dio, perchè si sono ribellati a Lui. “Io ho avuto il coraggio di ribellarmi a Lui, e quindi sono superiore a Lui!”. Voi capite che con questa superbia di ritenersi superiori a Dio per il fatto di essersi ribellati a Lui, mai si pentono! E’ impossibile! Pregate piuttosto per le anime del purgatorio e pregate per i vivi, pregate per la conversione dei peccatori. Già vi dicevo la volta scorsa quella frase della Madonna: “Pregate e offrite sacrifici, tante anime vanno all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro. Non vuol dire che se uno prega e si sacrifica per un’anima dannata, quella si salva, ma si prega e ci si sacrifica perchè le anime si convertano, perché non vadano all’inferno, perché una volta che ci stanno, non ne escono più! Quindi nessuna preghiera per i diavoli. Domanda: Non dare retta alla propria coscienza si sbaglia? Si pecca? Don Amorth: Intendiamoci bene, uno deve dare ascolto alla coscienza, però deve formarsi una coscienza retta. Mi son trovato anche ieri l’altro con un uomo che mi ha detto: “Io, in coscienza, mi son sentito di dire a mia moglie, vedi, nella tua situazione devi abortire e ha abortito”, mentre io, in coscienza, mi sono sentito di dire così: “Figliolo caro, in coscienza ti senti di ammazzare?” Ecco uno deve agire conforme alla coscienza, però deve formarsi una coscienza retta, ma come si può formare la coscienza retta? La coscienza retta si forma non stimando se stesso arbitro del bene e del male, ma stimando Dio arbitro del bene e del male. Per cui se seguo ciò che è conforme alla volontà di Dio, se seguo i Suoi insegnamenti allora bene, mi formo la coscienza retta, altrimenti mi formo una coscienza sbagliata. Hanno una coscienza retta i kamikaze che ritengono ammazzando di andare in Paradiso? Uccidere nel nome di Dio che ha detto chiaramente (V° comandamento) non ammazzare? Bisogna agire conforme alla coscienza, ma lo ripeto, bisogna formarsi una coscienza retta, che sia conforme alla volontà di Dio, agli insegnamenti di Dio. Domanda: Per un uomo che vive nel male, che sparge male intorno a sé e alle persone vicine oltre alle preghiere di liberazione fatte per lui quotidianamente che cosa si può fare per renderlo più innocuo? Don Amorth: Bisogna pregare per la sua conversione. Le preghiere di liberazione, anche gli esorcismi, a una persona che non vive in grazia di Dio non servono a niente. A tante persone che vengono da me io dico: “Figliolo, prima convertiti, dopo ti faccio l’esorcismo, se no è acqua”. Cosa prego Dio se l’offendo? San Giovanni Bosco, una volta parlando ai suoi ragazzi diceva: “Io vi insegno il segreto perché Dio vi esaudisca quando pregate, sapete cosa dovete fare? Prima fate una buona confessione e poi pregate.” Cosa pretendi che Dio ascolti uno che è Suo nemico, che si è messo in una posizione contro di Lui? Quindi in casi come quello proposto c’è da pregare per la sua conversione e poi pregare per la sua liberazione, quindi la cosa principale è pregare perché uno si converta; lavorare e aiutare per la conversione, perché se non c’è quella il resto non serve a niente. Tu ti confessi, il sacerdote ti assolve; ma hai dentro di te un rancore e un odio verso una persona e tu non rinunci e non vuoi perdonare, anche l’assoluzione che ti ha dato il sacerdote non vale niente. Chiaro? Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Se tu perdoni, Dio ti perdona, se tu non perdoni, Dio non ti perdona, anche se fai la confessione sacramentale. Non si scherza col Signore. Lui le cose ce le ha dette chiare e bisogna viverle con chiarezza. Domanda: In un libro che lei ha scritto su Padre Pio: “Breve storia di un Santo” riferisce che il santo di Pietrelcina si era offerto vittima per i peccatori e per le anime del Purgatorio. Quale rischio comporta offrirsi vittima per le anime del purgatorio o per i peccatori? Don Amorth: Guardate, offrirsi vittima è una cosa tremendamente seria e io raccomando di non offrirsi vittima perché ci si può anche pentire amaramente, mai offrirsi vittima senza il consiglio del proprio direttore spirituale, perché offrirsi vittima significa: “Signore, fammi pure soffrire, sapendo che le sofferenze salvano le anime; dammi pure tutte le sofferenze che vuoi”. Cari miei, si può arrivare a non poterle sostenere, si può arrivare a pentirsi di aver fatto questo voto. Una volta fatto resta, non viene ritirato. Offrirsi vittima significa: “Signore, fa di me quello che vuoi, mi offro di soffrire tutto quello che vuoi per la conversione dei peccatori, per le anime del Purgatorio, metteteci le intenzioni che volete, offrirsi vittima significa offrirsi alla sofferenza, offrirsi alla Croce. Tutti dobbiamo sopportare la Croce. “Chi vuol essere Mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e Mi segua.” Ma ci sono croci più leggere e croci più pesanti e chi si offre vittima offre le sue spalle per portare una croce molto pesante. Può darsi che non ce la faccia e che si penta di aver fatto questa offerta, quindi è una cosa molto generosa, ma molto seria che non va fatta con leggerezza, ma dietro il consiglio di un direttore spirituale che vi conosca a fondo e che veda se voi siete in grado di sostenerla. Domanda: Lei una volta chiese a Padre Pio se poteva accettare tra i suoi figli spirituali, anche quelli che Lei stesso, pur essendo giovane sacerdote già aveva e quelli che avrebbe avuto in futuro. Una signora domanda: “Noi che veniamo qui, preghiamo, ci accostiamo ai sacramenti, possiamo essere considerati figli spirituali suoi e quindi figli spirituali di Padre Pio? Don Amorth: I miei figli spirituali sono quelli che si rivolgono a me personalmente, quindi voi siete tutti miei fratelli, miei figli spirituali, nel senso che io sono sacerdote, quindi posso sentire una certa paternità spirituale su di voi, però non è che io possa dirvi: “Siete tutti singolarmente miei figli spirituali al punto da essere contemporaneamente figli spirituali di Padre Pio”. I miei figli spirituali sono quelli che spiritualmente seguo, non quelli che assistono alla mia celebrazione. Lilli: “E allora noi siamo sfortunati!” Don Amorth: Sentite, siamo tutti figli di Dio, amiamo pure Padre Pio, i Santi, invochiamo la loro intercessione. Se voi sapeste come è forte l’intercessione di Giovanni Paolo II! Quando lo invoco sulle persone colpite dal demonio: “Per l’intercessione di Giovanni Paolo II, vattene!” i demoni diventano furiosi, furiosissimi! Io chiedo loro: “Perché ce l’avete tanto con Giovanni Paolo II?” E la prima risposta che mi diedero: “Perché ha rotto tutti i nostri piani.” Penso che questo volesse riferirsi al crollo del comunismo, ma chi avrebbe pensato che sarebbe crollato il comunismo in Russia, in quelle nazioni così, senza colpo ferire? Un’altra volta ho chiesto: “Perché ce l’hai tanto con Giovanni Paolo II?” un altro demonio mi ha risposto: “Perché ci ha strappato tanti giovani”! Poi ci sono altre motivazioni che non vi sto a dire. Però voi invocate pure Giovanni Paolo II, perché certamente è tanto potente! Come facciamo bene noi che siamo del gruppo di Medjugorje a invocare anche l’intercessione di Padre Slavko, anche lui è potente. Chiediamo l’intercessione di quanti sono in Paradiso, i santi, ognuno di noi ha dei santi che preferisce, che predilige. Vi dico una storiella scherzosa: quella della torre di Pisa. Una volta da ragazzino sono salito sulla torre di Pisa, allora ci si poteva salire, ed effettivamente essere lassù, su questa torre così piegata, faceva un po’ venire il capogiro, allora a un uomo che era salito sulla torre, è venuto il capogiro ed è crollato giù e mentre cadeva ha gridato: “Sant’Antonio, aiutami!” Si è sentito afferrare, è rimasto sospeso tra il cielo e la terra “Che Sant’Antonio vuoi?” “Sant’Antonio da Padova!” Mi dispiace figliolo “Io sono Sant’Antonio Abate!” Da registrazione non corretta dall’Autore
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