Archivio Pensieri   
 
L'unità, non si fa perchè ci mettiamo daccordo tra noi, ma perchè camminiamo seguendo Gesù. E camminando, per opera di colui che seguiamo, possiamo scoprirci uniti. E' il camminare dietro a Cristo che unisce. Convertirsi significa lasciare che il Signore viva e operi in noi. Cosi scopriamo di trovarci uniti anche nella nostra comune missione di annunciare il Vangelo. Camminando e lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del Signore e che quindi l'unità non la creiamo noi. Ci accorgiamo che è lo Spirito Santo che spinge e che ci porta avanti. Se tu sarai docile allo Spirito, sarà Lui a dirti il passo che pui fare, il resto lo farà Lui.
31 Marzo festa di San Giovanni Bosco Fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fu canonizzato alla chiusura dell’anno della Redenzione nel 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò «padre e maestro della gioventù». Nei suoi tanti insegnamenti troviamo sulla preghiera questa sua meditazione: Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte”.”La preghiera è una compagna inseparabile della vita cristiana”. “La preghiera è il primo alimento dello spirito, come il pane è il cibo per il corpo. “Bisogna pregare con una illimitata speranza di essere esauditi”. “Quando preghi osserva un ordine di richieste: domanda in primo luogo i beni spirituali, il perdono dei peccati, la luce per conoscere la volontà di Dio, la forza per mantenerti nella sua grazia ; poi chiedi la salute fisica, la benedizione sulla tua famiglia, l’allontanamento delle disgrazie e la sicurezza di un lavoro…”. “L’orazione al sacerdote è come l’acqua al pesce, l’aria all’uccello, la fonte al cervo”. “La preghiera è come un’arma che dobbiamo sempre avere pronta per difenderci nel momento del pericolo”. “La preghiera fa violenza la cuore di Dio”. “E’ con la preghiera e il sacrificio che si prepara l’azione”. “Ogni mattina raccomandate a Dio le occupazioni della giornata”.
Non aspettare mai domani per dire a qualcuno che l'ami. Fallo subito. Non pensare: "Ma mia madre, mio figlio, mia moglie...lo sa già". Forse lo sa. Ma tu ti stancheresti mai di sentirtelo ripetere? Non guardare l'ora, prendi il telefono:" Sono io, voglio dirti che ti voglio bene". Stringi la mano della persona che ami e dillo:" Ho bisogno di te! Ti voglio bene, ti voglio bene, ti voglio bene...". L'amore è la vita. Vi è una terra dei morti e una terra dei vivi. Chi li distingue è l'Amore.
Nell’Agnello di Dio riscopriamo la via percorsa da Dio per salvare l’umanità dal “peccato” che è orgoglio, autosufficienza, ribellione, indifferenza, odio, egoismo ecc. Dio vince il peccato dell’uomo con la bontà, la fiducia, l’umiltà, la mitezza, la mansuetudine e la croce. Nella Celebrazione Eucaristica Gesù, Pane di Vita, viene indicato dal celebrante come “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, come Colui del quale i credenti e il mondo di oggi continuano ad avere bisogno e necessità per vivere nella pace dei salvati. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra.
Nella vita si affrontano prove e tentazioni. Le prove servono per farci credere sempre più nella presenza di Dio che non ci abbandona mai. La prova, che arriva sempre all'improvviso, può durare anche a lungo. I discepoli stanno attraversando il lago senza Gesù nella barca quando all'improvviso scoppia una tempesta. Gesù che sa e vede tutto, lascia il luogo di preghiera e va loro incontro per salvarli dicendo: "Non abbiate paura; non sono un fantasma, sono Io.". La presenza di Gesù calma il vento, il lago diventa tranquillo e i discepoli arrivano a riva sani e salvi e capiscono che Gesù può tutto. Niente è impossibile a Lui. Spesso si sente dire: sto passando un brutto periodo. Sto affogando in un mare di sofferenza. Penso che il Signore mi abbia abbandonato. Si è scordato di me. Non ce la faccio più. Vedo che le mie preghiere sono inutili. Il Signore è sordo al mio grido d'aiuto. Ma esiste veramente il Signore oppure è un fantasma, cioè una invenzione dell'uomo?". Quando si mette in dubbio la presenza del Signore è il diavolo che parla. Sì, la prova può diventare una tentazione quando la fede nel Signore è debole. Ecco perché, nell'Orto degli Ulivi, Gesù disse ai suoi discepoli: "Pregate per non cadere in tentazione!". La prova è la notte dello spirito. Cos'è la notte dello spirito? È il tempo del dolore e della sofferenza che si vive senza sentire e vedere la presenza del Signore. Ma il Signore c'è. Nella notte dello spirito non bisogna lasciare la preghiera. Pregare è avere fede nella presenza del Signore che verrà a salvarti. Come e quando? Solo Lui lo sa. Dopo la notte, c'è l'alba, poi l'aurora e infine il giorno. Superata la prova, la visione di Dio nella tua vita sarà più limpida.
La nostra preghiera all'inizio di questo anno è, infatti, dedicata a Maria, Regina della Pace e Madre del Principe della Pace. Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra, eliminandone, però, ogni traccia di sentimentalismo spicciolo. E visto che oggi celebriamo anche la giornata mondiale della pace: "Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono". Buon Anno
Buon Natale a tutti voi. Buon Natale a voi, ai vostri cuori e a tutte le persone della vostra famiglia. Per il mondo oggi è Natale... auguri, baci, abbracci, saluti, pranzi, panettoni, regali, sorrisi, Bene! Ma attenzione: non perdiamo di vista il centro di questa festa. Che non ci succeda di scambiare il Natale di Gesù con tutto questo. Tutto questo è il contorno, il pacchettino, il nastrino, il fiocchettino e il biglietto. Ma il Natale è un'altra cosa. Grazie all'incarnazione del Figlio di Dio la nostra umanità diviene, pur fra tante contraddizioni, partecipe della vita di Dio ed espressione di essa: veramente Dio si è fatto come noi per farci come Lui, si è chinato su di noi per elevarci a Lui. Allora che il Natale sia veramente Natale: credere alla promessa di gioia; vigilare per riconoscere i segni della gioia; accostare con speranza le realtà più ostili alla gioia. Perché basta poco per soffocare il vagito di un bimbo, ma d'altra parte lui - come ogni bimbo che si rispetti - non cesserà di piangere finché tutti i confini della terra non vedano la sua salvezza. AUGURI
Santo Natale 2016 Carissimi, Pace, pace, pace! Questa pace è Gesù che ce la vuole donare, ma è anche questo il mio desiderio per ciascuno di voi. La pace si ha attraverso la preghiera, le buone azioni, i buoni sentimenti, l'amore e l'ascolto della Parola vissuta. Desidero tanto, che il resto del tempo che il Signore ci ha concesso di vivere in questo mondo, sia un tempo di grazia, dove l'amore di Dio entra con potenza nel nostro cuore, e mette in movimento tutte le virtù nascoste dentro di noi. Siamo grati a Dio del dono della vita, perché ci aiuta ad affinare sempre più la nostra anima. L'anima ha solo un volto: il volto dell'amore e l'amore produce bellezza, dolcezza, pace e armonia. Diveniamo coscienti di questo. Solo attraverso l'amore possiamo comprendere il fratello che soffre, il fratello che vive in grande solitudine fisica e psichica. Diamo perciò a Dio un po' del nostro tempo che significa anche rinuncia, e Dio che disegna con meravigliosi pennelli la vita delle Sue creature, darà ad ognuno un premio che si godrà in questo mondo e anche in Cielo. Anche amando e perfezionando sempre più l'amore umano, possiamo arrivare ad amare come gli angeli. In questo Natale voglio parlarvi solo "dell'amore" perché immersi in tante sofferenze umane, egoismi, rancori, mancanza di perdono, ci stiamo allontanando dal vero bene di cui tutti abbiamo bisogno. Chiedo a Dio di mandarvi un respiro del Cielo per superare tutte le prove che Lui ci permette per la nostra santificazione. Chiediamo al nostro angelo custode di farci essere sempre più buoni, lui lo farà perché è l'amico che più ci vuole bene. Solo amando e perdonando, sentiremo la potenza di Dio che si comunica al nostro cuore. Ancora auguri a tutti voi e ai vostri cari. Con infinito affetto Lilli
Questa domenica l'Avvento ci porta al cuore della nostra esperienza di fede. Giuseppe si fida del Signore e prende con se Maria. Maria partorirà Gesù con le cure di un marito amorevole. Il falegname di Nazareth è il modello dell'attesa del Signore: riconosce l'opera di Dio in Maria, ha mani innocenti e cuore puro per accogliere nella sua vita il Cristo, benedizione del Padre. Nei bivi della nostra esistenza, il rapporto con Dio è decisivo: sentirsi amati e desiderare di essere condotti dallo Spirito è la strada maestra.
Terza domenica di Avvento, domenica della gioia, perché nella liturgia risuona più volte l'invito a gioire, a rallegrarsi. Perché il Signore è vicino e il Natale è questo. Il grande rischio che si vive nel mondo attuale, è che si guarda sempre di più al consumismo, così si rischia una tristezza individualista che scaturisce da un cuore comodo e avaro, alla ricerca malata di piaceri superficiali, e avere una coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l'entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita". La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio, nel suo amore che è per sempre. "Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi - dice S. Paolo - il Signore è vicino!" I segni ci sono: si tratta di aprire gli occhi, di saperli vedere, di capire che sono i segni della presenza del Signore. Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo, apriamoci alla bellezza e alla gioia del bene che il Signore opera attraverso tante persone. Il Salvatore è in mezzo a noi e riempie di doni i suoi figli.
Giovanni Battista, ci esorta a raddrizzare i sentieri nel deserto, come è facile che ci perdiamo in vie storte e strane peregrinazioni, che ci distolgono dall'incontro. A volte cerchiamo Dio, seppur sinceramente, ma pretendendo di penetrare da soli gli strani labirinti del nostro cuore. Egli ci promette di poterlo davvero conoscere. Ecco allora la necessità di andare al dunque. Le mille domande della vita, gli innumerevoli dubbi, le paure e le incomprensioni sulla storia vanno condotte a Lui. Si avvicina fragile e tenero per essere accessibile. Ci chiede di rinunciare alle fughe, e di volgerci direttamente alla grotta. Sarà quel bimbo che accenderà di fuoco il nostro cuore. Può darsi che brucerà qualche ramo inaridito. Ma dentro il fuoco, ciò che è oro si pulisce, si purifica, diviene tesoro prezioso. Il nostro cuore è pieno di perle preziose, che solo il contatto diretto con Lui, fuoco acceso dallo Spirito, possono profumare come frutti di conversione, come grano pronto a diventare pane."Raddrizzate i suoi sentieri", quindi, andate diritti al cuore di Dio. Il suo abisso chiama il nostro abisso. E in questo incontro rinnovato nei giorni dell'attesa, impareremo a lasciar cadere per sempre ciò che è vano ed empio. Non c'è tempo da perdere: Dio grida, con la sua voce di innamorato, che desidera essere conosciuto. E la conoscenza di Dio, la pienezza di Lui scardinerà le azioni malvage, e guarirà il nostro cuore troppo spesso saccheggiato della sua pace.
L'anno Liturgico che oggi iniziamo con l'Avvento, deve farci riflettere sul significato autentico di questo tempo di attesa del Signore che viene nella nostra vita e nella storia degli uomini. Un'attesa da vivere nella gioia e nella speranza. L'altro nome dell'Avvento è vivere con attenzione. Un termine che non indica uno stato d'animo ma un movimento, un "tendere-a", uscendo da sé stessi. Tempo di strade è l'avvento, quando il nome di Dio è "Colui-che-viene", che cammina a piedi, senza clamore, nella polvere delle nostre strade, sui passi dei poveri e dei migranti, dei sofferenti, camminatore dei secoli e dei giorni. E' ora di impegnarci a puntare all'essenziale, mettere al centro delle nostre giornate una relazione più forte con Gesù. Che la nostra attesa si trasformi in impegno e novità di vita.
Oggi contempliamo una bambina che si dà completamente al Signore. La Chiesa ha capito che l'atteggiamento di Maria all'annunciazione non era una improvvisazione e che nella sua anima l'offerta andava preparandosi da tempo, si era già progressivamente realizzata. E commovente vedere una bambina attirata dalla santità di Dio, che vuoi darsi a Dio, una bambina che capisce che l'opera di Dio è importante, che bisogna mettersi al servizio di Dio, ciascuno con le proprie capacità, aprirsi a Dio; una bambina che capisce che non si può compiere l'opera di Dio senza essere santificati da lui, senza essere consacrati da lui, perché non è possibile neppure conoscere la volontà di Dio, se il peso della carne ci chiude gli occhi. Maria realizzava quello che san Paolo più tardi proporrà come ideale dei cristiani: offrire se stessi: "Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio... Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio" E, dato che la nostra offerta è in fondo sempre una preghiera di domanda, possiamo offrire tutto, anche quello che ci sembra completamente inutilizzabile nella nostra vita: i fardelli che ci pesano, che sentiamo come un ostacolo, le difficoltà, le sofferenze che in un certo senso sono assurde. Cristo crocifisso ci insegna che possiamo presentare a Dio tutto, perché tutto sia trasformato e che proprio le cose che sembrano più inutilizzabili sono state trasformate nel modo più meraviglioso. Niente era più inutilizzabile di una croce, patibolo dei malfattori, e tuttavia è sulla croce che si è realizzata la trasformazione capitale, che ha creato una nuova terra e ha fatto sì che l'amore di Dio riempisse tutte le cose.
A volte, quando mi trovo a camminare in una strada affollata, mi chiedo: "Chi, tra queste persone, è vivo o morto?". Se sorella morte si presentasse in questo momento, chi di noi rimarrebbe qui divorato dagli avvoltoi o portato dallo Spirito in Paradiso? Quando Gesù parla degli avvoltoi, a chi si riferisce? Ai demoni. I demoni sono come gli avvoltoi che si avventano sui corpi senza vita. Quanti cristiani, che non vivono nella grazia di Gesù Cristo, sono morti ambulanti! Certo, lavorano, mangiano, cantano, ballano, costruiscono, fanno l'amore, parlano, ma tutto fanno e dicono senz'anima. Chi vive così vive già nell'inferno. Cos'è l'inferno? È una condizione di vita senz'amore, cioè senza Dio! Se il cristiano si facesse trovare da sorella morte in una condizione di vita senza Dio rimarrebbe in questo inferno per tutta l'eternità. Ma ormai non si parla più dell'inferno. La cosa più triste è che anche alcuni preti asseriscono che non esiste l'Inferno dal momento che Dio è misericordia. L'inferno non è stato voluto da Dio, ma è la conseguenza del peccato originale. La misericordia di Dio consiste nell'aver dato suo Figlio perché chi lo accoglie abbia la vita eterna. Tu, oggi, vedi intorno a te gli avvoltoi che ti stanno divorando o sei ricolmo dello Spirito vivificante del Signore risorto? Se vivi unito al Signore, in quel giorno verranno e ti porteranno nella casa del Padre celeste per tutta l'eternità. Se puoi, ogni giorno ripeti spesso a te stesso: "Eternità, Eternità, Eternità!". Questa generazione ha perso il senso dell'eternità. Ecco perché non guarda più alle cose di lassù. Amen. Alleluia. (P. Lorenzo Montecalvo)
Caro fratello e sorella, il male e la paura esiste e cerca qualcuno da inchiodare alla propria debolezza, al proprio passato. Il male e la paura esiste e vuol farti credere che tu non puoi, che non sei adatto ad un altro futuro, che il passato è il tuo destino. Ma tu vai controcorrente, fai il contrario: se sei stanco corri, se non hai voglia di ascoltare ascolta, se hai paura di parlare parla, se non hai voglia di pregare prega. La vita ha una sua saggezza. Si fa incontrare da chi non si sente capace. Valle incontro sarai stupito da quello che uscirà da te.
Ogni anno, la Chiesa il 2 novembre prega particolarmente per i defunti. Questa commemorazione é strettamente legata alla solennità di tutti i Santi, che si celebra il giorno prima. Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere. Grazie alla nostra preghiera coloro che ancora non godono della visione beatifica di Dio potranno alfine entrare nella piena comunione dei Santi.
Come sto vivendo la mia vita? In questo istante il Signore passa sotto il mio albero, sfiora dal basso la mia vita e mi interpella. Come ha detto a Zaccheo: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza” Come vivo io l’oggi? Dare senso all’oggi della vita significa scoprirne i valori, le relazioni che costruiscono questo nostro tempo. Come liberarci dalle paure, quella del tempo che passa, della inconoscibilità del futuro, dell'attimo da cogliere, delle opportunità sfuggite, del tempo perduto. Nella vita possiamo recuperare tutto quanto si perde o si consuma ma non il tempo. Abbiamo soltanto l'«oggi» per accogliere la liberazione di Dio: ieri è passato, domani non ci appartiene, è nell'oggi che possiamo trasformare il nostro desiderio in realtà. Possiamo fare la fatica di arrampicarsi su un albero per vedere non visti, ma Dio ci guarda, possiamo anche non essere capaci di scollarci di dosso il giudizio della gente, ma il Signore perdona, possiamo fermarci all' «oggi» del momento presente, ma Gesù lo dilata nella salvezza che ci attende.
La bontà del Padre che è nei cieli e che sempre ci ascolta, incoraggia la nostra perseveranza nel rivolgersi a Lui con la preghiera. Dio ascolterà coloro che perseverano nella loro preghiera. Il primo ornamento della preghiera è la qualità dell’umiltà: essere convinti della propria povertà, della propria imperfezione e indegnità. Dio, come ci ricorda la Sacra Scrittura, ascolta la preghiera del povero, soprattutto del povero di spirito, cioè di colui che sa e si dichiara senza qualità, come il pubblicano della parabola. La preghiera del pubblicano, che Gesù approva, non parte dai suoi meriti, né dalla sua perfezione (di cui nega l’esistenza), ma dalla giustizia salvatrice di Dio, che, nel suo amore, può compensare la mancanza di meriti personali: ed è questa giustizia divina che ottiene al pubblicano, senza meriti all’attivo, di rientrare a casa “diventato giusto”, “giustificato”.
Considera, uomo, colui che ti ha colmato dei suoi doni. Rifletti un po' su te stesso: Chi sei? Cosa ti è stato affidato? Da chi hai ricevuto questo incarico? Perché sei stato scelto? Sei il servo del Dio buono; hai la responsabilità dei tuoi compagni di servizio... «Che farò?» La risposta è semplice: «Sazierò gli affamati, inviterò i poveri... Voi tutti che mancate di pane, venite ad attingere i doni accordati da Dio che sgorgano come da una fontana».
Siamo anche noi una generazione malvagia che esige dei segni e tenta di mettere alla prova Gesù? Sembra di sì. Noi siamo troppo fissati sulle possibilità umane, soprattutto su quelle tecniche. Per questo facciamo a meno di altri segni, in particolare dei segni divini. Di qui le parole che ci sono rivolte: a noi non sarà dato “nessun segno fuorché il segno di Giona”. E qual è? Per noi il segno di Giona è Gesù Cristo stesso che ci chiama alla penitenza. Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino: “Convertitevi e credete al Vangelo”.
La fede, non è un qualcosa che l'uomo può darsi da sé, né può misurarla in termini di quantità: la Fede è un dono che dobbiamo invocare costantemente perché sia presente nella nostra vita come luce interiore che illumina le scelte e riferimento costante per la direzione che vogliamo dare alla nostra esistenza. Allora come hanno fatto i discepoli di allora, chiediamo al Signore: "Aumenta la nostra fede ", nella consapevolezza che essa sola è fonte di salvezza.
Non a caso un precetto molto chiaro ha attinenza con la nostra fede e la nostra morale: ama il prossimo tuo come te stesso. Non lasciamo passare invano le opportunità di fare il bene, senza umiliare chi chiede con dignità e riservatezza, un aiuto ed un sostegno di qualsiasi genere. I ricchi sappiano scendere dal loro piedistallo dell'autosufficienza e dell'arroganza, per condividere con i poveri i loro, non sempre, puliti e retti beni posseduti o avuti in dote. I poveri sappiamo chiedere con umiltà quanto è necessario per loro, nei modi che sono rispettosi dei loro diritti personali. Nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro sono presentati due personaggi uno povero e mendicante e un ricco. In questa parabola la differenza che sottolinea Gesù non è nella loro posizione sociale ma nel diverso approccio verso la vita. A questi due atteggiamenti poi corrispondono due realtà che tra loro sono incomunicabili: il paradiso e l'inferno. Sono la rappresentazione della nostra scelta di vita. Finché siamo quaggiù abbiamo tempo per compiere il bene, e in tal modo guadagnarci la felicità eterna: poi sarà troppo tardi.
Gesù ci insegna come usare il denaro e le ricchezze: con accortezza e guardando non a un orizzonte temporale definito, ma all’eternità, al Regno. Non è disonesta la ricchezza in sé, né maledizione la ricchezza esteriore. Ma lo è la ricchezza come idolo, innamoramento e progetto, come deformazione interiore del cuore e della mente, che vogliono a tutti i costi essere produttori di potenza e quindi di potere economico. Occorre decidersi a scegliere: o mammona o Dio; cioè: o essere il signore per signoreggiare o servire il Signore e godere della sua onnipotenza d’amore. Per Gesù, amico della vita, invece è la cura delle creature la sola misura dell'eternità. La Porta Santa del tuo cielo sono i tuoi poveri. Nelle braccia di coloro ai quali hai fatto del bene ci sono le braccia stesse di Dio. "Ebbene, dice Gesù: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne". . Questi amici potenti, si sa, sono i poveri, dal momento che Cristo considera dato a lui in persona quello che si dà al povero. I poveri, diceva sant'Agostino, sono, se lo vogliamo, i nostri corrieri e i nostri facchini: ci permettono di trasferire, fin da ora, i nostri beni nella casa che si sta costruendo per noi nell'aldilà.
Don Gabriele Amorth, sacerdote paolino ed esorcista della diocesi di Roma, ricoverato da alcune settimane, ha reso l'anima a Dio. Preghiamo per lui perché possa essere accolto al più presto al suo cospetto! Tutti facciano almeno una preghiera in suo suffragio
In questo anno giubilare della Misericordia che sta volgendo al termine, leggiamo il testo del vangelo di Luca, dedicato alle tre parabole della misericordia: la pecora smarrita e ritrovata; la dragma ritrovata; il figlio perduto e ritornato. Sono le tre parabole che Papa Francesco ha espressamente citato nella Bolla di indizione dell'anno giubilare della misericordia e che hanno e stanno accompagnando la chiesa in questo anno di speciale grazia e perdono di Dio. Questo appello sincero, sentito, carico di umanità e di riconoscenza venga fatto nostro, specialmente in questi ultimi mesi dell'anno giubilare della misericordia e del perdono, e come scrive Papa Francesco: "Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l'atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l'uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.
Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e invoca lo Spirito Santo perché ti guidi durante la giornata. Intona cantici e salmi poiché la prima preoccupazione alla quale lo spirito si apprende fin dall'aurora, esso continua a macinarla come una mola per tutto il giorno, sia grano, sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il tuo nemico getti zizzania.
Vegliate e pregate, dice il Signore. Parole così attuali! Si va a letto contenti e sereni e, durante la notte, una scossa di terremoto ti fa chiudere gli occhi alla scena di questo mondo. Quei fratelli e sorelle che sono morti, erano pronti all'incontro con il Signore? Voglio sperare di sì. Che siano tutti in Paradiso! Il terremoto dell'altra notte è una parola di Dio per me e per te. Questa parola di Dio viene a ricordarci con potenza che dobbiamo essere sempre pronti ad incontrare il Signore, giudice della nostra storia individuale e universale. Egli vuole che, quando ci chiama, ci troverà santi e immacolati. Sarebbe sciocco da parte nostra rimandare a domani la nostra conversione. Se oggi ascolti la voce del Signore che ti chiama a conversione, non indurire il tuo cuore. Vai a fare la pace con un tuo fratello oggi e non domani. Vai a far visita a un tuo fratello oggi e non domani. Smetti di rubare oggi e non domani. Inizia ad andare a messa oggi e non domani. Il Signore ti dice oggi, ma satana ti dice domani. Oggi il Signore vuole entrare nel tuo cuore perché se oggi muori, Egli ti dirà: "Oggi sarai con me in Paradiso". Quello che è importante è l'oggi. Se oggi scopri che non segui le vie di Dio, convertiti. La vera conversione inizia con una sincera confessione dei tuoi peccati. Forse ci sono ancora tanti peccati della tua vita passata per i quali non hai veramente chiesto perdono al Signore e al prossimo che tu hai offeso. Convertiti dalla tua tiepidezza. Il Signore vomita i tiepidi. Svegliati dal tuo sonno profondo che non ti fa vivere più per le realtà del cielo. Le faccende di questo mondo ti hanno così coinvolto che pensi di vivere in questo mondo per sempre, dimenticando che sei pellegrino su questa terra e che il tuo pellegrinaggio potrebbe finire da un momento all'altro. Non essere dunque come le vergini stolte che lo Sposo trovò addormentate e senza l'olio dell'amore soprannaturale. Quello che è importante è l'oggi. Amen. Alleluia. (P. Lorenzo Montecalvo)
Il cammino verso la salvezza consiste nel seguire Gesù: egli è la via. Lo sforzo di entrare per “la porta stretta” è lo sforzo di seguire il cammino intrapreso da Gesù, cioè il cammino verso Gerusalemme, il cammino verso il Calvario. Il punto in cui si incontrano i due bracci della croce è stretto e basso, ma i bracci indicano i quattro punti cardinali, i quattro venti del mondo. Là Gesù “stese le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza” ed estese la sua offerta dell’amore e della salvezza di Dio a tutti gli uomini, ad oriente e ad occidente, a settentrione e a mezzogiorno, invitando ogni uomo e ogni donna, di ogni età e di ogni razza, di ogni colore e di ogni lingua, a partecipare al banchetto del regno di Dio. La porta stretta è il mezzo per uscire dalle angustie di un mondo senza amore; essa è l’apertura verso l’amore senza confini, verso il perdono e la misericordia.
Tenetevi pronti: non si tratta di un’attesa a vuoto, ma dell’incontro più importante della nostra vita: quello con Cristo, lo sposo dell’umanità. Gesù, ci dice di non avere paura, di non lasciarci prendere dall’angoscia: il nostro stato d’animo di sempre deve essere una tranquilla fiducia in Dio, poiché “al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”. Dobbiamo aprire un conto in questo regno, perché solo lì si trova la vera ricchezza. La motivazione e il fine dell’uomo provengono sempre da dove egli pensa che si trovino i veri valori: “Perché dove è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore”. Dobbiamo anche tenerci in uno stato di veglia costante, aspettando la venuta di Cristo: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”. Come i servi non sanno quando il loro padrone rientrerà dal ricevimento di nozze, come un uomo non può sapere quando entreranno i ladri nella sua casa. Attendere e operare non sono in contrasto, anzi servendo con amore i fratelli anticipiamo e prepariamo l’incontro definitivo con Cristo.
È questo l’insegnamento che Papa Francesco ha dato sulla “CUPIDIGIA “ I soldi servono per realizzare tante opere buone, per far progredire l’umanità, ma quando diventano l’unica ragione di vita, distruggono l’uomo e i suoi legami con il mondo esterno. Certo, il denaro non va demonizzato in senso assoluto. «I soldi — ha precisato Papa Francesco — servono per portare avanti tante cose buone, tanti lavori, per sviluppare l’umanità». Quello che va condannato, invece, è il loro uso distorto. «Chi accumula tesori per sé, non si arricchisce verso Dio». Da qui il monito: «Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia». È questa infatti «che fa male nel rapporto con i soldi»; è la tensione costante ad avere sempre di più che «porta all’idolatria» del denaro e finisce con il distruggere «il rapporto con gli altri». Da qui l’auspicio che «rimanga oggi nel nostro cuore la parola del Signore», con il suo invito a tenersi lontani dalla cupidigia, perché «anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

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