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Consacrazione allo Spririto Santo O divino Spirito, che sei disceso con l'abbondanza dei Tuoi lumi e dei Tuoi doni sulla prima comunità riunita il giorno di Pentecoste fra le mura del Cenacolo, ecco dinanzi a Te quest'anno la comunità che Ti supplica di rinnovare su di essa quanto compisti in quel giorno memorando. E affinché questo avvenga, noi ci consacriamo a Te offrendoTi la nostra mente, la nostra volontà, il nostro cuore. L'opera redentrice che Cristo, il Verbo incarnato, ebbe a realizzare soprattutto con la Sua passione e morte e volle affidare alla Sua Chiesa, fu da Te completata con la Pentecoste e mai è venuta meno. Ma affinché in noi sia più intensa e fruttuosa e questa porzione della Chiesa viva un continuo progresso spirituale, noi ci affidiamo senza riserve a Te. La Tua luce illumini le nostre menti, onde cerchiamo sempre la verità e non ci lasciamo traviare da falsi profeti; la Tua grazia ringiovanisca le nostre volontà e le renda capaci di resistere alle insidie del demonio e della corruzione; i Tuoi doni ci trasformino in apostoli con la parola e con l'esempio. O Divino Spirito, ripeti in noi i prodigi della grazia che si verificarono nella prima comunità cristiana alla Tua discesa fa' che vivendo in te, portiamo alla Chiesa e a Cristo redentore quanti ci circondano, contribuendo così a quel piano meraviglioso di salvezza del genere umano che, nella Pentecoste, ha dato i primi meravigliosi frutti. Amen Elena Guerra
San Giovanni, parlando della nostra vocazione alla comunione con Dio-Amore, afferma: «Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito» (1Gv 4,13). È nello Spirito che noi amiamo Dio. Per questo S. Agostino afferma che «lo Spirito santo è il dono di Dio a tutti coloro che per mezzo suo amano Dio»1. Lo Spirito ci abilita al rapporto interpersonale con Dio, all'alleanza tra il nostro «io» e il «tu» divino: «Il dono dello Spirito significa chiamata all'amicizia, nella quale le trascendenti profondità di Dio vengono, in qualche modo, aperte alla partecipazione da parte dell'uomo» (Dominum et Vivificantem, n. 34). È quanto S. Paolo diceva: «Viviamo sotto il dominio dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in noi» (Rm 8,5.9); «Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Gal 5,25).
La profonda convinzione e la perseveranza sono i segni del vero amore. Nel Vangelo, nostro Signore ripete questo concetto almeno tre volte: se uno lo ama, osserverà la sua parola, le sue parole e i suoi comandamenti. Osservare i suoi comandamenti (riassunti in quello dell’amore), osservare le sue parole (cioè il suo insegnamento trasmesso dalla Chiesa), è possibile solo se osserviamo la sua parola, in particolare quando la Parola del Padre si è impossessata dei nostri cuori (sant’Agostino). È l’opera dello Spirito Santo, l’amore fra il Padre e il Figlio, che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dei sacramenti. Come la missione del Figlio ha avuto per effetto di condurci presso il Padre, così la missione dello Spirito Santo ha per effetto di condurci al Figlio (san Tommaso d’Aquino). È proprio lo Spirito Santo che ci rende capaci di affrontare ogni cosa per Cristo. Vieni, Spirito Santo!
Gesù parla per immagini e oggi riprendiamo la figura del pastore delle pecore che ieri, dolorosamente, ci ha spinto a riflettere sul sacerdozio nella Chiesa e a pregare perché il Signore doni alla sua Chiesa pastori secondo il suo cuore. Leggendo l'inizio del brano di Giovanni mi piace sottolineare un particolare che chi vive in campagna conosce bene: fra gli animali e chi li accudisce si crea un rapporto di affetto e di complicità, di intesa. Le pecore (ma anche i cani, le mucche, i cavalli...) riconoscono bene il proprio padrone, ne seguono la voce, si avvicinano quando compare all'orizzonte. E Gesù conferma: è la voce che aiuta le pecore a riconoscere il padrone del gregge, a distinguerlo dai mercenari, dagli stipendiati che non si assumono certo dei rischi per le pecore! Come riusciamo a riconoscere la presenza del Signore nella nostra vita? Proprio dalla sua voce, dalla Parola che meditiamo quotidianamente e che è diventata il faro della nostra vita, la bussola per le nostre scelte. Meditare e conoscere la Parola ci permette di riconoscere il Signore nelle cose che facciamo, nelle scelte da compiere, senza farci deviare dalle seduzioni dei mercenari.
Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.
Nella Domenica della Divina Misericordia, inginocchiamoci davanti al Signore Crocifisso e Risorto per chiedere perdono per i nostri peccati e quelli del mondo intero. Peccati che nascono dalla presunzione e dall'orgoglio di mettere il nostro io al posto del vero ed unico Dio. Oggi in questa domenica della divina misericordia, ci invia a rendere grazie al Signore, perché è buono e il suo amore dura in eterno. Questo dire grazie è soprattutto quando il Signore ci è vicino nella prova e nella sofferenza, quando la vita ci appare difficile e Lui la rende facile, perché nostra forza e nostra gioia è il Signore. Anche quando, come Lui, siamo scartati ed esclusi, alla fine ritorna a nostra utilità spirituale la via dell'umiltà, del silenzio e dell'esclusione.
La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. La Pasqua di Gesù Cristo non è solo il ricordo del passato, ma un “memoriale”, dove il braccio potente di Dio opera, ancora una volta mirabilmente in nostro favore, mettendo in fuga il demonio che, senza posa tenta di intristirci e di scoraggiarci. La Parola proclamata nell’assemblea dei credenti, torna a compiersi in favore di chi la crede viva ed efficace; correndo al sepolcro in questa liturgia e scoprendolo vuoto, anche la fede di ognuno viene corroborata e trasmessa alla nuova generazione dei credenti, e dal fonte battesimale nascono nuovi figli di Dio. Chi fa esperienza della potenza del Risorto non può tacere: l’Alleluja sgorga nel canto e il desiderio di far conoscere il Signore tornato dai morti, prevale su ogni timore, rinnovando lo slancio della missione e dell’Annuncio: “La nostra morte è vinta! Cristo è veramente risorto!”.
Ieri, Domenica delle Palme, siamo stati chiamati a rivivere spiritualmente l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, acclamato come il re d'Israele, che viene nel nome del Signore. Questa gloria di Cristo Re è oggi però solo preannunciata, in quanto deve passare attraverso la passione, come abbiamo appena ascoltato, nel racconto che ci fa il vangelo di Matteo, dall'istituzione dell'eucaristia fino alla sepoltura. Ancora una volta in questo giorno ci siamo fatti attenti, immaginando le scene, non senza una attenzione rispettosa e una profonda commozione. Ancora una volta siamo qui, all'inizio della Settimana Santa, con il peso delle nostre vite, pensieri, preoccupazioni, sofferenze, gioie, attese, speranze, desideri. E i nostri sguardi vanno verso la Croce. Cos'è che tiene in alto Gesù, lì su quel legno? Non la terra, né le pietre, né gli stessi legni o i chiodi. Gesù è tenuto fermo dall'Amore. Oggi siamo chiamati a fissare questo Amore che dà senza chiedere nulla in cambio. Non c'è bisogno di troppe parole, se non lasciare spazio a questo silenzio. Silenzio dell'uomo e silenzio di Dio. E questa Domenica delle Palme, può essere per noi, con un ramo di ulivo in mano, uno spiraglio di Pace, che ci fa desiderare la Pasqua.
In questo tempo, la società dal carattere libertino, ha promulgato dei concetti materialistici contrari all'uomo con l'intento di svuotare d'ogni significato la parola "Peccato", nonostante il peccato rimanga un'offesa a Dio, un affronto alla ragione, un attacco alla coscienza e un delitto per l'anima. I fautori concettuali, affermano che il peccato è da considerarsi un reperto storico da collocare nel passato oscurantista, ora, in tempo di progresso, è giusto e quindi lecito, appagare liberamente ogni concupiscenza senza badare al moralismo. Rientra in te stesso e considera che il peccato mortale è un male immenso, e non puoi negare di conoscerlo. Occorre scacciare da sé le vanità e le menzogne. Occorre vigilare con l'intelletto su ciò che è bene e male e seguire le parole di Gesù: "Siate voi dunque perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste".
Da te non puoi fare nulla di buono e di santo. Molta gente mi dice: "Padre, non riesco a perdonare... non riesco a essere generoso con i poveri... non riesco ad essere umile, mite, pacifico... e così via. Certo, in noi non c'è la capacità di fare il bene. Vogliamo fare il bene, ma facciamo il male. Siamo come un albero che porta frutti cattivi. Anche le opere che a noi sembrano buone sono intimamente cattive perché sono impregnate di orgoglio, di vanagloria e di egoismo. Cosa allora bisogna fare perché quello che noi diciamo e facciamo siano realmente opere di vita eterna? Bisogna fare quello che un contadino fa con un albero che porta frutti cattivi. C'è bisogno di fare l'innesto. Con l'innesto nell'albero cattivo entra una linfa buona capace di trasformare l'albero cattivo in buono. Come si chiama la linfa nuova che entra nell'uomo vecchio per farlo diventare una creatura nuova? Si chiama Spirito Santo. È lo Spirito Santo che ci trasforma in Cristo Gesù. Lo Spirito Santo è il testimone di Gesù in noi. Che significa? Significa che lo Spirito ci dona la sapienza, l'intelligenza, la forza e l'amore di compiere le stesse opere di Gesù. Questo perché noi, come San Paolo, possiamo dire: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me". Lo Spirito Santo forma in noi il cuore di Gesù. Senza lo Spirito di Gesù niente è santo in noi. Ecco perché se vogliamo diventare un atto continuo d'amore dobbiamo essere innestati in Gesù Cristo attraverso l'effusione dello Spirito Santo. Dobbiamo chiedere al Padre celeste il dono dello Spirito, ma il Padre non ci impregna con l'olio dello Spirito se prima non veniamo purificati dalla Parola di Gesù. Non si mette vino nuovo (Spirito Santo) in otri vecchi (cuori sporchi da sentimenti cattivi). Amen. Amen. (P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti)
Sposo di colei che sarebbe stata Madre del Verbo fatto carne, Giuseppe è stato prescelto come “guardiano della parola”. Eppure non ci è giunta nessuna sua parola: ha servito in silenzio, obbedendo al Verbo, a lui rivelato dagli angeli in sogno, e, in seguito, nella realtà, dalle parole e dalla vita stessa di Gesù. Anche il suo consenso, come quello di Maria, esigeva una totale sottomissione dello spirito e della volontà. Giuseppe ha creduto a quello che Dio ha detto; ha fatto quello che Dio ha detto. La sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto ciò che può dare un padre umano: l’amore, la protezione, il nome, una casa. La sua obbedienza a Dio comprendeva l’obbedienza all’autorità legale. E fu proprio essa a far sì che andasse con la giovane sposa a Betlemme e a determinare, quindi, il luogo dell’Incarnazione.
Oggi, al bagliore della Trasfigurazione, siamo chiamati anche noi a scoprire la verità della Presenza di Dio nella nostra vita. Spesso ci smarriamo, increduli di fronte alle alternanti vicende del mondo, sconvolti dalle calamità naturali e ancor più dall'illimitata violenza di cui è capace l'uomo, la più bella fra tutte le creature. Così eleviamo uno sguardo impaurito o un grido esausto e iroso verso Colui che tutto vorremmo avesse sotto controllo, ma che invece sembra sfuggire alla logica dell'Onnipotenza. Sono tante le voci che risuonano nel nostro orecchio, c'è il maligno con i suoi suggerimenti, ci sono i nostri pensieri che non sono quelli di Dio, ci sono i nostri desideri, le nostre preoccupazioni con la vita, la famiglia, il mondo. Ma Gesù, conosce profondamente il cuore dell'uomo e sa cosa passa dentro di noi. E allora nella trasfigurazione si sente la voce del Padre che dice:" Ascoltatelo ". Gesù è colui che va ascoltato. è colui che ci dona la Parola di vita, è colui che rende carne e storia la Parola. E allora la via è quella di lasciarci avvolgere senza pretendere mai di trattenerlo. Lui solo rimane, perché è libero e decide di dimorare. Ma in Lui rimaniamo anche noi, avvolti nella grazia della nube che raffigura l'azione instancabile e incontenibile dello Spirito. Egli, che soffia dove vuole, sa dove ci porta, sebbene noi non possiamo controllarlo. Cedere, allora, le redini della vita allo Spirito è strategia vincente nelle peripezie dell'ordinario.
Proprio dentro di noi, oggi, siamo invitati a discendere, condotti dallo Spirito, per riconoscere le ordinarie e dolorose lotte che avvengono nel nostro animo. Lì avviene la tentazione. Gli eventi esterni ne sono l'occasione, mai la causa. Sono i nostri moti interiori l'ambito dello scontro. Il demonio sa che la tentazione insistente facilmente ti porta allo scoraggiamento e a volte persino alla disperazione. Vivere è optare per la logica del Cielo, di cui Gesù si fa testimone e garante, appellandosi decisamente alla Parola incarnata e vissuta: è la logica del Figlio, che riconoscere di dipendere totalmente dal Padre! Morire è preferire i criteri egocentrici che insidiano le nostre decisioni fin dal tempo di Adamo - dalle origini, dalle radici della nostra polvere. In questo campo di battaglia che è il nostro cuore, non siamo soli. Poiché Satana non ce l'ha con noi, ma si scaglia contro Dio e di noi vuol fare solo degli strumenti di vendetta verso l'Amore, ecco che l'Amore da subito ha scelto di scendere in campo dalla nostra parte. Nel deserto dell'animo e della vita, Gesù ha deciso di stare, e con lui le schiere degli angeli, per confermare quanto dall'eterno il Padre ci ha donato: una appassionata e totalizzante consegna di se stesso, perché ci scopriamo e ci sentiamo figli diletti e custoditi.
Inizia un nuovo percorso liturgico che riflette un itinerario che dovrebbe caratterizzare tutta la nostra vita: quello dell'umiltà e della conversione. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo. L'imposizione delle Ceneri sul capo ci ragguagliano che l'umiltà è il punto di partenza: riconoscere il nostro stato di peccatori, ammettere il rovinio che esso comporta nella nostra vita e riconoscere il nostro niente di fronte a Colui che è il Tutto. Preghiera e amore sono per questo irrinunciabili elementi della Quaresima, la quale è solo un riflesso di quella che dovrebbe essere la vocazione costante della nostra vita.
L'esaurimento spirituale è causato dalla mancanza della preghiera del cuore. Senza momenti forti di preghiera silenziosa non si cresce nella vita spirituale e l'unione con Dio Trino resterà solo un pio desiderio dell'anima. L'obbiettivo della preghiera è di stringerci semprre di più a Dio e trovare in Lui la sorgente del nostro essere e della nostra salvezza. Inizia a pregare e non stancarti o scoraggiarti se, all'inizio, proverai aridità nella preghiera, non considerare mai perduto il tempo che spendi per la preghiera. Scoprirai che nella preghiera Dio ti comunica la luce, la forza e la grazia di cui abbisogni per fare tutto ciò che Egli si aspetta da te.
Allontanati da chi vuole discutere con te. Chi viene da te per discutere intende e vuole irritarti. I Farisei e gli Scribi si recavano da Gesù per discutere e non per dialogare. Nella discussione molto facilmente si diventa offensivi e aggressivi. Si vuole discutere per avere ragione e si cerca scaltramente di ferire l'interlocutore mortalmente. Per questo motivo evita discussioni sulla fede cristiana. Nel difendere la tua fede potresti facilmente cadere nella violenza verbale e usare un linguaggio offensivo. Per difendere la Verità si può diventare offensivi. La Verità non ha bisogno di essere difesa. Lascia pure che l'altro pensi che tu abbia torto. Se vivrai nella Verità, non temere di essere sconfitto, perché verrà il momento in cui la luce della Verità sconfiggerà la tenebra della menzogna. Il dialogo invece è cristiano. Il dialogo non è uno scontro ma un incontro. Ci si mette attorno al tavolo del dialogo dicendo: "Posso avere ragione, ma posso avere anche torto". Andando incontro all'altro con questo atteggiamento interiore, il dialogo finirà sempre con una stretta di mano oppure con un grande abbraccio di pace. Chi dialoga sa ascoltare. Chi vuole metterti alla prova ti chiuderà la bocca appena cominci a parlare. Vuoi rimanere calmo e sereno quando vieni accusato? Se sì, evita di difenderti per non passare dalla ragione al torto. La tua difesa deve consistere nel vivere secondo verità. Questa è l'unica difesa che convincerà l'altro della tua innocenza. Cosa fa il candidato politico quando viene attaccato dal suo oppositore? Reagisce rivelando tutto il male che è nell'altro. Che la mia e la tua preghiera sia sempre questa: il Signore è la mia difesa, di chi avrò paura? Amen. Alleluia. (P. Lorenzo )
L'unità, non si fa perchè ci mettiamo daccordo tra noi, ma perchè camminiamo seguendo Gesù. E camminando, per opera di colui che seguiamo, possiamo scoprirci uniti. E' il camminare dietro a Cristo che unisce. Convertirsi significa lasciare che il Signore viva e operi in noi. Cosi scopriamo di trovarci uniti anche nella nostra comune missione di annunciare il Vangelo. Camminando e lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del Signore e che quindi l'unità non la creiamo noi. Ci accorgiamo che è lo Spirito Santo che spinge e che ci porta avanti. Se tu sarai docile allo Spirito, sarà Lui a dirti il passo che pui fare, il resto lo farà Lui.
31 Marzo festa di San Giovanni Bosco Fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fu canonizzato alla chiusura dell’anno della Redenzione nel 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò «padre e maestro della gioventù». Nei suoi tanti insegnamenti troviamo sulla preghiera questa sua meditazione: Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte”.”La preghiera è una compagna inseparabile della vita cristiana”. “La preghiera è il primo alimento dello spirito, come il pane è il cibo per il corpo. “Bisogna pregare con una illimitata speranza di essere esauditi”. “Quando preghi osserva un ordine di richieste: domanda in primo luogo i beni spirituali, il perdono dei peccati, la luce per conoscere la volontà di Dio, la forza per mantenerti nella sua grazia ; poi chiedi la salute fisica, la benedizione sulla tua famiglia, l’allontanamento delle disgrazie e la sicurezza di un lavoro…”. “L’orazione al sacerdote è come l’acqua al pesce, l’aria all’uccello, la fonte al cervo”. “La preghiera è come un’arma che dobbiamo sempre avere pronta per difenderci nel momento del pericolo”. “La preghiera fa violenza la cuore di Dio”. “E’ con la preghiera e il sacrificio che si prepara l’azione”. “Ogni mattina raccomandate a Dio le occupazioni della giornata”.
Non aspettare mai domani per dire a qualcuno che l'ami. Fallo subito. Non pensare: "Ma mia madre, mio figlio, mia moglie...lo sa già". Forse lo sa. Ma tu ti stancheresti mai di sentirtelo ripetere? Non guardare l'ora, prendi il telefono:" Sono io, voglio dirti che ti voglio bene". Stringi la mano della persona che ami e dillo:" Ho bisogno di te! Ti voglio bene, ti voglio bene, ti voglio bene...". L'amore è la vita. Vi è una terra dei morti e una terra dei vivi. Chi li distingue è l'Amore.
Nell’Agnello di Dio riscopriamo la via percorsa da Dio per salvare l’umanità dal “peccato” che è orgoglio, autosufficienza, ribellione, indifferenza, odio, egoismo ecc. Dio vince il peccato dell’uomo con la bontà, la fiducia, l’umiltà, la mitezza, la mansuetudine e la croce. Nella Celebrazione Eucaristica Gesù, Pane di Vita, viene indicato dal celebrante come “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, come Colui del quale i credenti e il mondo di oggi continuano ad avere bisogno e necessità per vivere nella pace dei salvati. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra.
Nella vita si affrontano prove e tentazioni. Le prove servono per farci credere sempre più nella presenza di Dio che non ci abbandona mai. La prova, che arriva sempre all'improvviso, può durare anche a lungo. I discepoli stanno attraversando il lago senza Gesù nella barca quando all'improvviso scoppia una tempesta. Gesù che sa e vede tutto, lascia il luogo di preghiera e va loro incontro per salvarli dicendo: "Non abbiate paura; non sono un fantasma, sono Io.". La presenza di Gesù calma il vento, il lago diventa tranquillo e i discepoli arrivano a riva sani e salvi e capiscono che Gesù può tutto. Niente è impossibile a Lui. Spesso si sente dire: sto passando un brutto periodo. Sto affogando in un mare di sofferenza. Penso che il Signore mi abbia abbandonato. Si è scordato di me. Non ce la faccio più. Vedo che le mie preghiere sono inutili. Il Signore è sordo al mio grido d'aiuto. Ma esiste veramente il Signore oppure è un fantasma, cioè una invenzione dell'uomo?". Quando si mette in dubbio la presenza del Signore è il diavolo che parla. Sì, la prova può diventare una tentazione quando la fede nel Signore è debole. Ecco perché, nell'Orto degli Ulivi, Gesù disse ai suoi discepoli: "Pregate per non cadere in tentazione!". La prova è la notte dello spirito. Cos'è la notte dello spirito? È il tempo del dolore e della sofferenza che si vive senza sentire e vedere la presenza del Signore. Ma il Signore c'è. Nella notte dello spirito non bisogna lasciare la preghiera. Pregare è avere fede nella presenza del Signore che verrà a salvarti. Come e quando? Solo Lui lo sa. Dopo la notte, c'è l'alba, poi l'aurora e infine il giorno. Superata la prova, la visione di Dio nella tua vita sarà più limpida.
La nostra preghiera all'inizio di questo anno è, infatti, dedicata a Maria, Regina della Pace e Madre del Principe della Pace. Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra, eliminandone, però, ogni traccia di sentimentalismo spicciolo. E visto che oggi celebriamo anche la giornata mondiale della pace: "Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono". Buon Anno
Buon Natale a tutti voi. Buon Natale a voi, ai vostri cuori e a tutte le persone della vostra famiglia. Per il mondo oggi è Natale... auguri, baci, abbracci, saluti, pranzi, panettoni, regali, sorrisi, Bene! Ma attenzione: non perdiamo di vista il centro di questa festa. Che non ci succeda di scambiare il Natale di Gesù con tutto questo. Tutto questo è il contorno, il pacchettino, il nastrino, il fiocchettino e il biglietto. Ma il Natale è un'altra cosa. Grazie all'incarnazione del Figlio di Dio la nostra umanità diviene, pur fra tante contraddizioni, partecipe della vita di Dio ed espressione di essa: veramente Dio si è fatto come noi per farci come Lui, si è chinato su di noi per elevarci a Lui. Allora che il Natale sia veramente Natale: credere alla promessa di gioia; vigilare per riconoscere i segni della gioia; accostare con speranza le realtà più ostili alla gioia. Perché basta poco per soffocare il vagito di un bimbo, ma d'altra parte lui - come ogni bimbo che si rispetti - non cesserà di piangere finché tutti i confini della terra non vedano la sua salvezza. AUGURI
Santo Natale 2016 Carissimi, Pace, pace, pace! Questa pace è Gesù che ce la vuole donare, ma è anche questo il mio desiderio per ciascuno di voi. La pace si ha attraverso la preghiera, le buone azioni, i buoni sentimenti, l'amore e l'ascolto della Parola vissuta. Desidero tanto, che il resto del tempo che il Signore ci ha concesso di vivere in questo mondo, sia un tempo di grazia, dove l'amore di Dio entra con potenza nel nostro cuore, e mette in movimento tutte le virtù nascoste dentro di noi. Siamo grati a Dio del dono della vita, perché ci aiuta ad affinare sempre più la nostra anima. L'anima ha solo un volto: il volto dell'amore e l'amore produce bellezza, dolcezza, pace e armonia. Diveniamo coscienti di questo. Solo attraverso l'amore possiamo comprendere il fratello che soffre, il fratello che vive in grande solitudine fisica e psichica. Diamo perciò a Dio un po' del nostro tempo che significa anche rinuncia, e Dio che disegna con meravigliosi pennelli la vita delle Sue creature, darà ad ognuno un premio che si godrà in questo mondo e anche in Cielo. Anche amando e perfezionando sempre più l'amore umano, possiamo arrivare ad amare come gli angeli. In questo Natale voglio parlarvi solo "dell'amore" perché immersi in tante sofferenze umane, egoismi, rancori, mancanza di perdono, ci stiamo allontanando dal vero bene di cui tutti abbiamo bisogno. Chiedo a Dio di mandarvi un respiro del Cielo per superare tutte le prove che Lui ci permette per la nostra santificazione. Chiediamo al nostro angelo custode di farci essere sempre più buoni, lui lo farà perché è l'amico che più ci vuole bene. Solo amando e perdonando, sentiremo la potenza di Dio che si comunica al nostro cuore. Ancora auguri a tutti voi e ai vostri cari. Con infinito affetto Lilli
Questa domenica l'Avvento ci porta al cuore della nostra esperienza di fede. Giuseppe si fida del Signore e prende con se Maria. Maria partorirà Gesù con le cure di un marito amorevole. Il falegname di Nazareth è il modello dell'attesa del Signore: riconosce l'opera di Dio in Maria, ha mani innocenti e cuore puro per accogliere nella sua vita il Cristo, benedizione del Padre. Nei bivi della nostra esistenza, il rapporto con Dio è decisivo: sentirsi amati e desiderare di essere condotti dallo Spirito è la strada maestra.
Terza domenica di Avvento, domenica della gioia, perché nella liturgia risuona più volte l'invito a gioire, a rallegrarsi. Perché il Signore è vicino e il Natale è questo. Il grande rischio che si vive nel mondo attuale, è che si guarda sempre di più al consumismo, così si rischia una tristezza individualista che scaturisce da un cuore comodo e avaro, alla ricerca malata di piaceri superficiali, e avere una coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l'entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita". La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio, nel suo amore che è per sempre. "Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi - dice S. Paolo - il Signore è vicino!" I segni ci sono: si tratta di aprire gli occhi, di saperli vedere, di capire che sono i segni della presenza del Signore. Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo, apriamoci alla bellezza e alla gioia del bene che il Signore opera attraverso tante persone. Il Salvatore è in mezzo a noi e riempie di doni i suoi figli.
Giovanni Battista, ci esorta a raddrizzare i sentieri nel deserto, come è facile che ci perdiamo in vie storte e strane peregrinazioni, che ci distolgono dall'incontro. A volte cerchiamo Dio, seppur sinceramente, ma pretendendo di penetrare da soli gli strani labirinti del nostro cuore. Egli ci promette di poterlo davvero conoscere. Ecco allora la necessità di andare al dunque. Le mille domande della vita, gli innumerevoli dubbi, le paure e le incomprensioni sulla storia vanno condotte a Lui. Si avvicina fragile e tenero per essere accessibile. Ci chiede di rinunciare alle fughe, e di volgerci direttamente alla grotta. Sarà quel bimbo che accenderà di fuoco il nostro cuore. Può darsi che brucerà qualche ramo inaridito. Ma dentro il fuoco, ciò che è oro si pulisce, si purifica, diviene tesoro prezioso. Il nostro cuore è pieno di perle preziose, che solo il contatto diretto con Lui, fuoco acceso dallo Spirito, possono profumare come frutti di conversione, come grano pronto a diventare pane."Raddrizzate i suoi sentieri", quindi, andate diritti al cuore di Dio. Il suo abisso chiama il nostro abisso. E in questo incontro rinnovato nei giorni dell'attesa, impareremo a lasciar cadere per sempre ciò che è vano ed empio. Non c'è tempo da perdere: Dio grida, con la sua voce di innamorato, che desidera essere conosciuto. E la conoscenza di Dio, la pienezza di Lui scardinerà le azioni malvage, e guarirà il nostro cuore troppo spesso saccheggiato della sua pace.
L'anno Liturgico che oggi iniziamo con l'Avvento, deve farci riflettere sul significato autentico di questo tempo di attesa del Signore che viene nella nostra vita e nella storia degli uomini. Un'attesa da vivere nella gioia e nella speranza. L'altro nome dell'Avvento è vivere con attenzione. Un termine che non indica uno stato d'animo ma un movimento, un "tendere-a", uscendo da sé stessi. Tempo di strade è l'avvento, quando il nome di Dio è "Colui-che-viene", che cammina a piedi, senza clamore, nella polvere delle nostre strade, sui passi dei poveri e dei migranti, dei sofferenti, camminatore dei secoli e dei giorni. E' ora di impegnarci a puntare all'essenziale, mettere al centro delle nostre giornate una relazione più forte con Gesù. Che la nostra attesa si trasformi in impegno e novità di vita.
Oggi contempliamo una bambina che si dà completamente al Signore. La Chiesa ha capito che l'atteggiamento di Maria all'annunciazione non era una improvvisazione e che nella sua anima l'offerta andava preparandosi da tempo, si era già progressivamente realizzata. E commovente vedere una bambina attirata dalla santità di Dio, che vuoi darsi a Dio, una bambina che capisce che l'opera di Dio è importante, che bisogna mettersi al servizio di Dio, ciascuno con le proprie capacità, aprirsi a Dio; una bambina che capisce che non si può compiere l'opera di Dio senza essere santificati da lui, senza essere consacrati da lui, perché non è possibile neppure conoscere la volontà di Dio, se il peso della carne ci chiude gli occhi. Maria realizzava quello che san Paolo più tardi proporrà come ideale dei cristiani: offrire se stessi: "Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio... Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio" E, dato che la nostra offerta è in fondo sempre una preghiera di domanda, possiamo offrire tutto, anche quello che ci sembra completamente inutilizzabile nella nostra vita: i fardelli che ci pesano, che sentiamo come un ostacolo, le difficoltà, le sofferenze che in un certo senso sono assurde. Cristo crocifisso ci insegna che possiamo presentare a Dio tutto, perché tutto sia trasformato e che proprio le cose che sembrano più inutilizzabili sono state trasformate nel modo più meraviglioso. Niente era più inutilizzabile di una croce, patibolo dei malfattori, e tuttavia è sulla croce che si è realizzata la trasformazione capitale, che ha creato una nuova terra e ha fatto sì che l'amore di Dio riempisse tutte le cose.

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