Archivio Pensieri   
 
Ringraziamo la nostra religione, che non solo toglie l'angosciosa paura che circonda il mistero della morte, ma ci educa altresi a guardare con sereno realismo ed a trarne indispensabili insegnamenti per ben valutare ogni cosa del nostro transito nel tempo e per avere dei nostri Morti qualche consolante notizia. La religione fa della morte una lampada: essa rischiara quanto basta i problemi circa la sopravvivenza dell'uomo oltre la sua fine temporale, così che questa vita temporale non sia accecata dal dubbio e sconvolta dalla disperazione, ma acquisti invece il suo senso escatologico e il suo pieno significato morale; essa ci fa pazienti e sapienti a superare ogni smarrimento nel dolore, e ogni arbitraria e miope filosofia; essa ci stimola a bene vivere e ci conforta alla ricerca e all'attesa d'una futura comunione con Cristo e con le persone che ci furono care. (Paolo VI)
Che cos'è il perdono? Vuol dire per-dono cioè donare amore incondizionato agli altri, perchè se noi li amiamo per quello che riceviamo, il nostro modo di amare non è libero e pone sempre delle condizioni. Il perdono è l'atto d'amore più sublime perchè ci fa simili a Gesù che ci ha indicato questa via maestra per arrivare all'eternità: "Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia" Mt.5,7. Il perdono, ci libera dall'amarezza e dall'angoscia, ci guarisce dal risentimento, ci aiuta a diventare forti nei confronti delle sconfitte della vita e ci rende liberi interiormente. Quale condizione di schiavitù interiore vivono le persone che non sanno perdonare! Si fermeranno a valutare sempre quello che non va nel comportamento degli altri non considerando che anche loro sono soggette a qualche imperfezione. Chi non riesce a perdonare è ancora fermo al suo io umano, è orgoglioso e chiuso nei confronti degli altri, proprio per questo è suscettibile e trova sempre l'offesa anche dove c'è solo l'imperfezione umana. Il perdono apre il cuore dell'altro, il risentimento lo chiude e l'amarezza lo fa ammalare. "Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono". Mt.5, 23-24. "Gesù, Tu ci hai insegnato a perdonare sempre ogni persona che ci ha offeso. Tu sai quanta sofferenza ho ancora nel mio cuore, ma con il Tuo aiuto voglio liberarmi dal peso del risentimento e dall'amarezza che permane in me. Per questo chiedo aiuto al tuo Santo Spirito che faccia luce nel mio cuore dandomi la forza di saper perdonare. Grazie Gesù". ( dagli scritti di M. T. Crovetto )
E' la festa della Speranza! Per chi cammina e soffre tutta la fatica e il rischio del viaggio...è un grande conforto sapere che arriverà a casa e vi troverà una festa già preparata. Da chi? Da Dio! La certezza della festa ci viene dall'insistente parola di Gesù: Beati! Beati! Ma chi sono i santi? Innanzi tutto va detto che i santi non sono pochi, non sono rari privilegiati. Infatti tutti siamo chiamati alla santità. La santità, non è una fuga dal mondo. Non è necessario chiudersi in un convento per essere santi. Ognuno ha il suo posto, la sua situazione cioè la sua vocazione. La santità è la fedeltà eroica alla propria vocazione cristiana. La santità infatti è una novità: è la novità vera. L'ha detto Gesù nel Vangelo. Che cosa è questa novità? Tutti vogliono denaro...:il santo si fa povero perchè ha trovato Dio e le cose del mondo non lo attirano più. Tutti si vendicano...: il santo è un mite che non sa più vendicarsi. Tutti pensano a sé...: il santo è un misericordioso che prova tenerezza per tutti. Tutti cercano piaceri e capricci pensando così di essere liberi: il santo si libera con la purezza dei sentimenti; è questa la vera libertà. Tutti si lamentano nelle prove: il santo invece esulta perchè nelle prove già sente i suoni di una festa che si avvicina e vede la luce di un giorno che sta per nascere. Il santo ha fissa nella mente una parola di Gesù:"Rallegratevi ed esultate, perchè grande sarà la vostra ricompensa nei cieli!". La santità non è sinonimo di tristezza: la santità è gioia. Penso che sia facile concludere che se esiste una tristezza, è la tristezza di non essere ancora santi. Ma è una tristezza che si può curare: facendosi santi! Mons.Angelo Comastri
"Dio, che è lontano da noi lo spazio di una preghiera, ci ascolta sempre quando Lo invochiamo ed è pronto a esaudirci e a provvedere con amorosa sollecitudine alle nostre necessità. Sulla bocca di molti sentiamo spesso la frase "Dio vede e provvede", utilizzata però in modo quasi scaramantico, a mo' di amuleto, senza tenere nel debito conto un fatto che la Bibbia non manca di sottolineare a più riprese: e cioè che la provvidenza di Dio e la Sua risposta alle nostre invocazioni sono subordinate alla fede in Lui e all'ubbidienza alla Sua volontà".
"Uomo, il tempo è nulla per un essere immortale! Sventurato chi indugia, insensato chi lo rimpiange. Il tempo è il tuo battello e non la tua dimora; affrettiamoci a correre verso la meta senza fine".
Dio ha pensato la famiglia perchè fosse una, indissolubile e aperta alla vita. E basta un minimo di onestà per riconoscere che è questo e soltanto questo il bene della famiglia. Ma se la famiglia è pensata da Dio in questo modo, ne deriva che ogni volta che l'uomo si allontana dal progetto di Dio, egli moltiplica affanni, sofferenze, squilibri e amarezze: perchè le leggi di Dio non si violano impunemente. Quello che dobbiamo capire è che la famiglia sana farà sana anche la società, che la famiglia santa farà santa anche la società. E' quello, del resto, che tutti vogliamo. La Parola che ci viene da Gesù è questa: ricostruire, ritornare all'origine, ripartire con umiltà e pazienza. E la grazia di Dio non ci mancherà.
Il Santo Rosario,"compendio di tutto quanto il Vangelo", è quella preghiera che più di ogni altra ci permette di guardare e contemplare la bellezza del volto di Cristo attraverso gli occhi purissimi di Maria. San Luigi Grignion De Montfort afferma: è la preghiera che mette in fuga il diavolo, è il martello che lo schiaccia. Quale prezziosa preghiera! Quale capolavoro di semplicità, che apre le porte della nostra vita alle profondità dell'infinito Amore di Dio.
"Non disperare mai! Anche se avessi toccato il fondo dell'abisso. Dio ti ama, ha speso tutto per te, ha messo in gioco anche la vita del suo Figlio unigenito: immagina quanto è ancora più profonda del tuo male la Sua bontà, la Sua Misericordia, il suo perdono. Se hai peccato ritorna a Lui! Il suo perdono infinito ti procurerà un'immensa pace nell'anima. Anche per te, la Sacra Famiglia che ha offerto tutta la sua esistenza, ti guarda con occhio d'amore e di perdono".
Le anime che pregano sono anime del gran silenzio. Abbiamo bisogno di trovare Dio e non lo si può trovare nel rumore e nell'agitazione. Dio è amico del silenzio. Osservate la natura: gli alberi, i fiori, l'erba crescono in silenzio; osservate le stelle, la luna e il sole: si muovono nel silenzio. Più noi riceviamo nella preghiera silenziosa e più possiamo donare nella nostra vita attiva. La cosa essenziale non è cosa noi diciamo, ma cosa Dio dice a noi e attraverso di noi.
" Non dire: per colpa di Dio sta lontano la Sapienza..... Non dire: Egli m'ha indotto in errore, perchè Egli non ha bisogno dei peccatori. Davanti all'uomo sta la vita e la morte, il bene e il male: gli sarà dato quello che egli sceglierà! "
Chi impara ad affidarsi a Dio sa che Lui sceglie per noi il nostro massimo bene spirituale che passa anche attraverso la prova e la sofferenza. Se ci abbandoniamo a Dio non possiamo essere preoccupati per qualcosa perchè Egli pensa a tutto, a noi rimane solo l'occupazione nello svolgere la volontà di Dio. Dobbiamo solo imparare a fare di ogni istante un ricorso continuo alla preghiera per attingere forza e coraggio per affrontare ogni situazione. Il resto lo fa Lui.
Fra le tante risposte che noi dobbiamo dare al Vangelo rivelato da Gesù Cristo c'è anche quella di non vergognarci di parlare e di viverlo. Infatti, se conserviamo un bel ricordo del momento in cui abbiamo creduto nel Vangelo, è assurdo che ci sentiamo a disagio quando questo fatto dovrebbe essere esternato. Invece, in tante occasioni ce ne stiamo zitti e solo in un secondo tempo, ripensando al fatto, ci rendiamo conto che avremmo potuto dire una frase adatta e utile. Altre volte ancora stiamo zitti per quieto vivere o per non rompere un legame o perchè ci sentiamo una voce isolata nel chiasso che ci circonda e non ci rendiamo conto che, al contrario, noi potremmo essere un salvagente per tante persone che affondano nelle acque agitate del male di questo mondo. Ricordiamoci che il Signore ha promesso di non lasciarci soli e che ci avrebbe aiutati suggerendoci anche le parole adatte per ogni situazione.
L'obbedienza non è inghiottire un sopruso, ma è fare un'esperienza di libertà. Non è silenzio rassegnato di fronte alle vessazioni, ma è accoglimento gaudioso di un piano superiore. Chi obbedisce non smette di volere, ma si identifica a tal punto con la persona a cui vuole bene, che fa combaciare, con la sua, la propria volontà. Ecco l'analisi logica e grammaticale dell'obbedienza di Maria. Questa splendida creatura non si è lasciata espropriare della sua libertà neppure dal Creatore. Ma dicendo "si", si è abbandonata a Lui liberamente ed è entrata nell'orbita della storia della salvezza con tale coscienza responsabile che l'angelo Gabriele ha fatto ritorno in cielo, recando al Signore un annuncio non meno gioioso di quello che aveva portato sulla terra nel viaggio di andata.
Anche Maria ha sperimentato quella stagione splendida dell'esistenza, fatta di stupori e lacrime, di trasalimenti e di dubbi, di tenerezza e di trepidazione, in cui, come in una coppa di cristallo sembrano distillarsi tutti i profumi dell'universo. Ha assaporato pure lei la gioia degli incontri, l'attesa delle feste, gli slanci dell'amicizia, l'ebrezza della danza, le innocenti lusinghe per un complimento, la felicità per un abito nuovo. Per le compagne di Maria, l'amore umano che sperimentavano era come l'acqua della cisterna: limpidissima, si, ma con tanti detriti sul fondo. Bastava un nonnulla perchè i fondigli si rimescolassero e le acque divenissero torbide. Per lei, no. Non potevano mai capire, le ragazze di Nazareth, che L'amore di Maria non aveva fondigli, perchè il suo era un pozzo senza fondo.
Combattiamo con tutte le nostre forze il pessimismo. E' una gramigna che soffoca il bene! Abituiamoci a smontare con coraggio le "montature" pessimiste che ci vengono date o che scopriamo in noi. In ogni cosa negativa nostra o degli altri c'è sempre un lato positivo su cui si può costruire qualcosa. Abituiamoci a cogliere in noi il bene che c'è per valorizzarlo in pieno e a lasciare da parte il male su cui non si può costruire nulla. Noi siamo da Dio. Chi ha fede, speranza, carità, chi è innestato in Dio, non può sopportare il pessimismo. I pessimisti non conquistano che altri pessimisti, e tutti insieme formano una montagna di roba negativa. Il pessimismo significa darla vinta al diavolo. Si costruisce più con la gioia che con il pessimismo. Nella gioia tutto è più facile, anche portare le croci pesanti. Coraggio.
Vi sono due criteri fondamentali per fare le vacanze: uno è rivolto a sfrenati divertimenti, alla distrazione, al rilassamento morale che cade spesso in forme volgari di eccitamento sensibile e sensuale. Pascal lo chiamerebbe "divertissement" non nel senso di divertimento sano e riposante, ma nel senso di diversione, di dispersione dai valori reali della vita e dai centri vitali della coscienza. L'altro criterio, che dovrebbe presiedere alle vacanze, è quello della ricreazione, cioè del rifacimento delle proprie forze fisiche e morali. Uno dei modi che meglio risponde a questo criterio è l'incontro con la natura, incontro sopratutto con se stesso, nel riposo e nell'esercizio fisico, specialmente nel godimento di qualche ora di silenzio interiore, di riflessione, di conversazione seria e piacevole, di lettura serena e corroborante. E questo incontro ne richiama facilmente un altro attraverso la preghiera: l'incontro con Dio. ( Paolo VI )
"La Speranza" oltre ad essere una virtù teologale propria dei credenti, è anche una forza segreta primordiale, protesa a qualcosa di grande che è "un futuro" e che incita ad un cammino. In questa "Speranza" l'uomo tende a realizzare progetti, sogni, comportamenti, ecc... Sperare vuol dire, insomma, protendersi verso un futuro migliore, libero dalle sofferenze e dalla schiavitù del presente. "La Speranza" del cristiano non è solo un atteggiamento ottimistico e non si basa sulle capacità e cognizioni personali, bensì su Dio, che resta fedele alle sue promesse. Ed è dalla vita, del messaggio di Gesù, dal suo comportamento, che l'uomo impara a non disperare mai, né a disperarsi. Il sofferente può contare sulla guarigione, l'escluso sulla riconciliazione, il peccatore sul perdono. La Speranza ha il potere di liberare l'uomo dalla paura paralizzante e dalla passività infruttuosa.
Per pensare a Dio e contemplarlo, bisogna ricordare che "Dio è Amore". Quale volto ha l'Amore? Quale forma? Quale dimensione? Nessuno lo può dire. L'Amore ha dei piedi ma che portano alla Chiesa; ha delle mani, poichè dona ai poveri, ha degli occhi perchè scopre le necessità. Beato, dice il salmista, chi ha cura del povero e dell'infelice. Chi possiede la carità vede tutto con gli occhi del cuore.
La Madonna viene chiamata dall'Angelo Gabriele "Piena di grazia" e noi comprendiamo che "piena di grazia" significa piena di Dio. Anche di noi stessi diciamo: sono in grazia di Dio o sono senza la grazia di Dio. Ossia: possiedo Dio nell'anima, o possiedo satana. Che cos'è la grazia, quindi? E' la vita divina nell'anima. Come si perde la grazia di Dio? Si perde con il peccato mortale. L'anima in grazia di Dio è simile a una lampada elettrica accesa. Con il peccato mortale l'anima diventa simile a una lampada fulminata. Non fa più luce, non serve più a niente. Ma la grazia di Dio si può recuperare, finchè si è in vita, con il pentimento e con la Confessione sacramentale. E' interesse nostro non indugiare.
La Liturgia delle Ore, è l'espressione di un'amore e di un dialogo quotidiano tra due amanti Cristo e la Chiesa. Paolo VI diceva: "E' il canto di lode che risuona eternamente nelle sedi celesti". Non c'è quindi nella Chiesa preghiera più bella e significativa che questa. In essa ci sono tre momenti quotidiani di preghiera ufficiale: al mattino, nel primo pomeriggio, alla sera. Gesù stesso si inserisce, quindi, in questa tradizione così ricca e così espressiva. il precetto del Signore di "pregare sempre senza stancarsi", confermato da San Paolo dal "Senza interruzione" costituisce per la Chiesa una base solida di riferimento. La Chiesa proseguendo nella prassi e nella tradizione ebraica, ha continuato a pregare nei tre momenti quotidiani noti: mattino, mezzogiorno-pomeriggio, sera-notte, e se è possibile diceva Clemente Alessandrino anche di notte bisogna levarsi dal letto e benedire Dio; beati coloro che vegliano con Lui, sono simili ad angeli che chiamiamo "Vigilanti". Infine la Liturgia delle Ore educa a comprendere il senso pieno della vita che non può ridursi mai a semplice lavoro, fatica, dolore, desiderio: tutto si vive scandito dal ritmo della preghiera e della lode.
"Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria." Nell'anno 1917 a Fatima la Madonna rivelando i segreti ai tre pastorelli: Lucia, Francesco e Giacinta chiese la Consacrazione del mondo al Suo Cuore Immacolato. La Madonna attende la nostra offerta al Suo Cuore Immacolato in un totale abbandono di noi stessi a Lei. E non è sufficiente recitare la formula di consacrazione se non si inizia poi un cammino di grazia, cioè di conversione secondo i suoi desideri. Quali? Umiltà, preghiera, sacrificio di rinuncia a tutto ciò che è offesa di Dio e che è frutto dei nostri vizi. La Madonna infine ci ricorda di pregare soprattutto per la conversione dei poveri peccatori. In sintesi consacrarsi vuol dire : con Maria diventare sacri in Gesù, quindi farci Santi
“FESTA DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO” Che spettacolo offre la terra in questi giorni di sereno trionfo, in cui Gesù, portato in processione da Papa Benedetto XVI° e da tantissimi sacerdoti, illumina i fedeli adoranti. La terra sembra tornare ai giorni dell’Eden, quando l’uomo conversava con Dio. E’ il trionfo dello Spirito sulla materia, della grazia sulla natura, della Chiesa sul mondo. Questo mistero Eucaristico ci ricorda che il Corpo e Sangue di Cristo sono il centro e il sostegno della vita cristiana. Ma poiché sono il Corpo e il Sangue immolati è necessario che chi se ne nutre accetti di partecipare all’immolazione di Cristo abbracciando con lui la Croce, aderendo con lui alla volontà del Padre, offrendosi in spirito di sacrificio e di espiazione a tutte le prove, i travagli e le amarezze della vita. In tal modo per mezzo dell’Eucarestia il credente vive il mistero della morte di Cristo e si prepara a partecipare alla gloria eterna, in una comunione che non avrà mai fine. “PREGHIERA” O Gesù, tu che ami camminare per le strade, guardaci dai veli Eucaristici e il tuo sorriso sia pegno di eterna benedizione. Toccaci l’anima, aprici come fiori al tuo amore, finchè da questa valle tormentata dalle tempeste mi aprirò per sempre al sole eterno e allora riceverò Dio non più come rugiada di grazia, ma come oceano di gloria.

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