Archivio Pensieri   
 
" La Liturgia di questa 2a settimana di Quaresima è illuminata dagli splendori della Trasfigurazione del Signore. Nella Trasfigurazione Gesù toglie il velo del suo corpo che copre la realtà divina e appare la sua bellezza infinita in forma esplosiva e affascinante. Cerchiamo anche noi di trasfigurarci quando, caduti nel peccato, ci riconciliamo con Dio nella confessione. La sua Misericordia è più grande di ogni nostro peccato. In questo cammino Quaresimale, memori del nostro Battesimo, siamo esortati ad uscire da noi stessi per aprirci, in un condidente abbandono, all'abbraccio misericordioso del Padre."
La Quaresima dovrebbe essere il nostro "deserto", dove lo spirito ci conduce per aprirci ad una "conoscenza" più profonda e ad una fede coraggiosa e alla convinzione che il diavolo esiste, anche oggi, per tentarci e farci considerare lui come signore attraverso proposte che celano il suo nome:"Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo". Credo che se il cristiano fa proprio l'esempio che Gesù ha dato in quella sua "quaresima", diventa sicuramente vincente contro ogni tentazione. Dobbiamo pur sapere che solo Dio è Dio e che colui che costruisce su di Lui non ha nulla da temere dalle forze sataniche. La strada del Messia povero e disarmato sia la strada della nostra Quaresima.
La Chiesa ha bisogno di essere sempre rinnovata nel suo intimo. Ma la Chiesa sei anche tu: per questo, anche tu hai bisogno di un periodo di rinnovamento interiore, di un tempo che ti aiuti a capire quali sono i tuoi errori davanti a Dio per poterti emendare e cambiare, finalmente, la tua vita. Il rito delle ceneri ci ricorda: "Convertitevi e credete al Vangelo". Significa Dio al centro del nostro cuore, delle nostre scelte, della nostra vita. Questo dice il Signore: "Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al vostro Dio perchè Egli è misericordioso e benigno...(Gioele 2, 12-13). Ecco, dunque, che la giornata delle ceneri, ci indica la strada delle opere della penitenza quaresimale: digiuno, preghiera, elemosina. Nessuno è esonerato da questo impegno: ogni uomo, anche il più virtuoso, ha sempre bisogno di convertirsi, ossia di volgersi a Dio con maggior pienezza e fervore, superando quelle debolezze e fragilità che sminuiscono l'orientamento totale a Lui.
Tra tutti gli alberi del giardino dell'Eden, ce ne sono due molto particolari: sono l'albero della vita, posto al centro del giardino, e quello della conoscenza del bene e del male. Quando Adamo ed Eva trasgrediranno il comandamento di Dio mangiando dell'albero della conoscenza del bene e del male, Dio metterà gli angeli a proteggere l'albero della vita, onde evitare che la condizione dolorosa dell'uomo diventi eterna. Sant' Agostino in seguito dirà che grazie a Gesù si riapre il passaggio verso l'albero della vita. Ma qual è questa pianta? E' l'albero della croce, sul quale è stata appesa la vita stessa. Il cammino è aperto anche per te: se vuoi scoprire quale sia la vera esistenza, cammina verso la croce senza paura, e troverai la vita vera.
Tu sei un pescatore di Cristo a cui egli rivolge la parola: "D'ora in poi sarai pescatore di uomini". Getta dunque la tua rete, usa dei tuoi occhi, delle tue parole, perchè nessuno resti schiacciato dal peso dell'acqua, ma tu possa tirarlo in salvo presso di te. Bada a te stesso; tieniti saldo per non cadere; corri per raggiungere il premio; combatti per ottenere la vittoria decisiva, perchè solo alla giusta guerra si addice la vittoria definitiva. Non dimenticare il Dio che ti ha creato e il nome che hai ricevuto al Battesimo. (Dai pensieri di Sant'Ambrogio). io.)
Dentro di me c'è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c'è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietra e sabbia: allora Dio è sepolto, allora bisogna dissotterrarlo di nuovo. Queste righe forti di Etty Hillesum morta ad Auschwiz nel 1943 ci ricorda che in ciascuno di noi Dio è presente come se fosse una sorgente nascosta: è profonda e celata agli sguardi, ma se non ci fosse noi ci estingueremmo presto, perchè non è possibile vivere senz'acqua. Spesso, però, intisichiamo spiritualmente perchè su quella sorgente vengono gettate in dosi massicce pietrisco e sabbia, e l'acqua scorre a fatica, compressa sotto il peso che vi abbiamo imposto. Sono le banalità, i vizi, le preoccupazioni, il peccato, la superficialità, insomma, quella lunga lista di realtà negative o secondarie che ci riducono solo a carne e steriliscono lo spirito. Il profeta Geremia ha un immagine folgorante che dovrebbe farci riflettere oggi: "Hanno abbandonato Me sorgente d'acqua viva per scavarsi cisterne screpolate che non tengono l'acqua". (2,13) (Etty Hillesum)
Il rapporto che intesso nella preghiera deve essere con una persona viva e questa persona è Gesù, che ha condiviso con me la mia natura umana, che è stato uomo come me in carne ed ossa, che ha sofferto come me, che ha gioito come me. Quando comprendo che Gesù, pur essendo Dio, si è fatto uomo per condividere le mie sofferenze e le mie gioie, la mia preghiera diventa dialogo perchè parlo con una persona reale e l'invisibile diventa visibile al mio cuore. (M. T. Crovetto)
Figli miei diletti nel Signore, voglio che sappiate che a causa della nostra stoltezza Egli ha assunto la forma della stoltezza, a causa della nostra debolezza ha assunto la forma della debolezza, a causa della nostra povertà ha assunto la forma della povertà, a causa della nostra morte ha assunto la forma mortale; tutto questo ha patito per noi. In verità, diletti nel Signore, non dobbiamo concedere sonno ai nostri occhi né riposo alle nostre palpebre, ma preghiamo e facciamo violenza alla bontà del Padre finché non venga in nostro aiuto, e potremo così consolare Gesù nel giorno della sua venuta e rendere efficace il ministero dei santi che operano in nostro favore, supplendo alla nostra negligenza qui sulla terra, ed esortarli ad aiutarci nel tempo della nostra tribolazione. Allora gioiranno insieme chi semina e chi miete. (Sant'Antonio Abate)
La parola greca "Epifania" significa "Maniifestazione". La festa dell'Epifania è dunque la manifestazine di Gesù ai Magi che in un certo modo sono i rappresentanti di ogni popolo della terra. Il Signore si manifesta attraverso la stella, cioè attraverso un segno che indica a questi misteriosi personaggi la strada per giungere a Dio. Bisogna mettersi in cammino! Mettersi in cammino vuol dire essere tanto umili da riconoscere la propria povertà. Invece l'uomo spesso si ferma, si chiude in una trincea di orgoglio: soffre, capisce che non ha soluzioni...ma non si muove. Non c'è cosa più terribile dell'orgoglio, perchè la vera distanza tra l'uomo e Dio è l'orgoglio. I Magi vanno, non si stancano di cercare: sono i primi di una schiera di tanti piccoli, di tanti umili, di tanti poveri, da tante anime assetate di Dio. Ascoltiamo oggi la Sua voce e mettiamoci in umile cammino di conversione: come i Magi! Così diventeremo epifania ( Manifestazione ) di Dio.
"Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!". Ecco perchè non possiamo venire a patti con il peccato, dobbiamo invece conservarci puri dal peccato, lottare contro il peccato: perchè Dio ci ha amati, Dio ci ha già trasformati, Dio ci ha già battezzati nello Spirito Santo attraverso suo Figlio. E' per rispetto del suo dono che noi dobbiamo essere completamente aperti alla sua grazia e non accettare di commettere il peccato. E oltre a questo dono c'è anche la speranza: Dio ci ha promesso che il suo dono avrà un meraviglioso sviluppo. " Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato", dice San Giovanni. L'esigenza di Dio viene dunque in un secondo tempo, tra il dono di Dio già ricevuto, già bellissimo, ma non ancora perfetto, e la promessa di un dono ancor più meraviglioso, di una felicità completa, nella comunione con Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.
"Oggi è nato per noi il Salvatore, che è Cristo Signore". Il Natale avrà sempre da insegnare qualche cosa a tutti e insegnerà tutto a chi vuol capire qualche cosa. Non si tratta di andare in cerca di bei pensieri, di facili poesie: ciò che conta è seguire la stessa pista del fanciullo Gesù per ritornare al Padre. E la pista è quella dell'umiltà più profonda, della povertà più assoluta, dell'ubbidienza più perfetta, dell'amore più generoso, del sacrificio più continuo, della rinuncia totale! Che grande, insuperabile maestro è mai quel Bimbo, tenuto con tanta delicatezza in braccio da Maria, madre sua e nostra! Convertiamoci alle scelte di Cristo, convertiamoci alla sapienza di Betlemme: questo l'augurio che ci facciamo, questa è la preghiera che insieme portiamo nella mangiatoia che Dio ha scelto per venire a vivere tra noi. Auguri Buon Natale. (Padre G. Bozzo)
Il grido di dolore di tanta gente che agonizza, perchè manca nel mondo l'ossigeno dell'amore. C'è solitudine, c'è sofferenza perchè ci stiamo allontanando da Betlemme. La felicità ha un domicilio: il recapito della felicità si chiama Betlemme, perchè Betlemme è la casa di Dio, è il luogo scelto da Dio, è la culla di Dio. E senza Dio non saremo mai felici. Per questo abbiamo disperatamente bisogno di Betlemme: perchè se a Betlemme non ci fosse Dio, il mondo sarebbe soltanto una stalla, il mondo sarebbe una capanna, il mondo sarebbe una greppia e noi saremmo gente senza una meta. Ma a Betlemme è nato Dio; nella nostra povertà è nato Dio; nella nostra disperazione Dio si è fatto vicino. Ecco allora l'augurio, ecco la preghiera: andiamo a Betlemme, prendiamo la strada di Betlemme, apriamo il cuore ai fratelli, tendiamo la mano a chi ci sta accanto, rendiamo ospitale la nostra casa, il nostro ambiente, il nostro lavoro, il nostro paese, la nostra città, il nostro mondo. E' soltanto nella via dell'amore che potremo fare l'esperienza di Dio. E in Dio troveremo la pace che oggi ci manca. ( S. Eccellenza A. Comastri)
Siamo in Avvento, il tempo dell'attesa. Ebbene, c'è una tensione che può essere pericolosa perchè in realtà si rivela come agitazione, eccitazione, frenesia. Così, se è sera, si vorrebbe il mattino; se si è malati, si vorrebbe essere sani; se si è in riposo, ci si annoia, e così via, in una continua insoddisfazione, al punto tale da non riuscire più a vivere il presente. Questa non è attesa, è esasperazione, è stess, è scontentezza permanente. Ecco, allora, la lezione della sapienza di tutte le grandi culture e spiritualità: approfitta, invece, del presente per costruire il futuro; dà senso all'oggi e saprai godere il domani. Se si dovesse guardare dall'alto una città moderna, essa assomiglia a un formicaio impazzito e questo non perchè un piede gigantesco l'ha sconvolta ma perchè è nei cuori che alligna l'ansia, la tensione, il nervosismo. Diceva Gesù:"Non affanatevi per il domani, perchè il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena". (G. Ravasi)
La festa di Maria Immacolata s'intona perfettamente all'avvento, mentre la Chiesa si prepara alla venuta del Redentore, è tanto giusto pensare a Colei che fu concepita senza peccato perchè doveva essergli Madre. La vocazione di Maria si situa così in primo piano nella storia della salvezza: è lei la madre del Redentore e nello stesso tempo ne è la prima redenta, preservata da ogni ombra di colpa in vista dei meriti di Gesù. Il privilegio dell'Immacolata non consiste però soltanto nell'osservanza del peccato di origine, ma più ancora nella pienezza di grazia. La Vergine ha cominciato così la sua esistenza con una ricchezza di grazia che supera immensamente quella che i più grandi santi conseguono alla fine della loro vita.
La novità dell'Avvento consiste, per i cristiani, nel fatto che agli uomini è data un'attesa: ed è restituita anche a quelli che l'anno perduta. Anzi, proprio gli uomini che non si aspettano più nulla, sono i primi chiamati ad attendere un avvenimento nuovo. Se non fosse così, non si capirebbe perchè la Bibbia proclami beata - in una società natalista come quella ebraica d'allora - la sterile che non partorisce; non si capirebbe perchè proclami beati i senza speranza, i poveri e gli ultimi, perchè siano esaltati come liberi i carcerati e gli schiavi, perchè sia promesso il paradiso al ladro che sulla croce non aspetta ormai che la morte. Questo avvenimento atteso, è Dio stesso che viene. Non il Dio fatto ad immagine dei filosofi, che interessa sempre meno, non solo il "Dio che è", ma come lo chiama l'Apocalisse di Giovanni, "Colui che era, che è e che viene". (R.La Valle)
"La nostra mente ha il suo lavoro nell'attingere al Vangelo. Ma la nostra preghiera lo ha nel ricevere il lavoro che, attraverso il Vangelo Dio vuol fare in noi. Tra la lettura del Vangelo e i nostri poveri sforzi di obbedienza ai suoi esempi e ai suoi precetti, c'è la preghiera. Senza di essa, noi vedremo come miopi e obbediremo come dei servi paralizzati. E soprattutto, senza la preghiera, il Vangelo sarà solo parole; e noi rischieremo di non incontrare vivo Colui che parla, Colui che trascina, Colui che si segue". (M. Delbrei)
Il desiderio di totalità che ci troviamo dentro è il segno che siamo fatti per Dio e a Lui destinati. Per questo solo in Lui possiamo trovare piena realizzazione. Sant'Agostino lo dice con stupenda sincerità:"Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in te". La fede cristiana non vuole mortificare le aspirazioni profonde dell'umanità, come la libertà, la passione, l'intelligenza, la sensibilità, ma rivelarne il vero fine. (Vescovo G.Vecerrica)
Ringraziamo la nostra religione, che non solo toglie l'angosciosa paura che circonda il mistero della morte, ma ci educa altresi a guardare con sereno realismo ed a trarne indispensabili insegnamenti per ben valutare ogni cosa del nostro transito nel tempo e per avere dei nostri Morti qualche consolante notizia. La religione fa della morte una lampada: essa rischiara quanto basta i problemi circa la sopravvivenza dell'uomo oltre la sua fine temporale, così che questa vita temporale non sia accecata dal dubbio e sconvolta dalla disperazione, ma acquisti invece il suo senso escatologico e il suo pieno significato morale; essa ci fa pazienti e sapienti a superare ogni smarrimento nel dolore, e ogni arbitraria e miope filosofia; essa ci stimola a bene vivere e ci conforta alla ricerca e all'attesa d'una futura comunione con Cristo e con le persone che ci furono care. (Paolo VI)
Che cos'è il perdono? Vuol dire per-dono cioè donare amore incondizionato agli altri, perchè se noi li amiamo per quello che riceviamo, il nostro modo di amare non è libero e pone sempre delle condizioni. Il perdono è l'atto d'amore più sublime perchè ci fa simili a Gesù che ci ha indicato questa via maestra per arrivare all'eternità: "Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia" Mt.5,7. Il perdono, ci libera dall'amarezza e dall'angoscia, ci guarisce dal risentimento, ci aiuta a diventare forti nei confronti delle sconfitte della vita e ci rende liberi interiormente. Quale condizione di schiavitù interiore vivono le persone che non sanno perdonare! Si fermeranno a valutare sempre quello che non va nel comportamento degli altri non considerando che anche loro sono soggette a qualche imperfezione. Chi non riesce a perdonare è ancora fermo al suo io umano, è orgoglioso e chiuso nei confronti degli altri, proprio per questo è suscettibile e trova sempre l'offesa anche dove c'è solo l'imperfezione umana. Il perdono apre il cuore dell'altro, il risentimento lo chiude e l'amarezza lo fa ammalare. "Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono". Mt.5, 23-24. "Gesù, Tu ci hai insegnato a perdonare sempre ogni persona che ci ha offeso. Tu sai quanta sofferenza ho ancora nel mio cuore, ma con il Tuo aiuto voglio liberarmi dal peso del risentimento e dall'amarezza che permane in me. Per questo chiedo aiuto al tuo Santo Spirito che faccia luce nel mio cuore dandomi la forza di saper perdonare. Grazie Gesù". ( dagli scritti di M. T. Crovetto )
E' la festa della Speranza! Per chi cammina e soffre tutta la fatica e il rischio del viaggio...è un grande conforto sapere che arriverà a casa e vi troverà una festa già preparata. Da chi? Da Dio! La certezza della festa ci viene dall'insistente parola di Gesù: Beati! Beati! Ma chi sono i santi? Innanzi tutto va detto che i santi non sono pochi, non sono rari privilegiati. Infatti tutti siamo chiamati alla santità. La santità, non è una fuga dal mondo. Non è necessario chiudersi in un convento per essere santi. Ognuno ha il suo posto, la sua situazione cioè la sua vocazione. La santità è la fedeltà eroica alla propria vocazione cristiana. La santità infatti è una novità: è la novità vera. L'ha detto Gesù nel Vangelo. Che cosa è questa novità? Tutti vogliono denaro...:il santo si fa povero perchè ha trovato Dio e le cose del mondo non lo attirano più. Tutti si vendicano...: il santo è un mite che non sa più vendicarsi. Tutti pensano a sé...: il santo è un misericordioso che prova tenerezza per tutti. Tutti cercano piaceri e capricci pensando così di essere liberi: il santo si libera con la purezza dei sentimenti; è questa la vera libertà. Tutti si lamentano nelle prove: il santo invece esulta perchè nelle prove già sente i suoni di una festa che si avvicina e vede la luce di un giorno che sta per nascere. Il santo ha fissa nella mente una parola di Gesù:"Rallegratevi ed esultate, perchè grande sarà la vostra ricompensa nei cieli!". La santità non è sinonimo di tristezza: la santità è gioia. Penso che sia facile concludere che se esiste una tristezza, è la tristezza di non essere ancora santi. Ma è una tristezza che si può curare: facendosi santi! Mons.Angelo Comastri
"Dio, che è lontano da noi lo spazio di una preghiera, ci ascolta sempre quando Lo invochiamo ed è pronto a esaudirci e a provvedere con amorosa sollecitudine alle nostre necessità. Sulla bocca di molti sentiamo spesso la frase "Dio vede e provvede", utilizzata però in modo quasi scaramantico, a mo' di amuleto, senza tenere nel debito conto un fatto che la Bibbia non manca di sottolineare a più riprese: e cioè che la provvidenza di Dio e la Sua risposta alle nostre invocazioni sono subordinate alla fede in Lui e all'ubbidienza alla Sua volontà".
"Uomo, il tempo è nulla per un essere immortale! Sventurato chi indugia, insensato chi lo rimpiange. Il tempo è il tuo battello e non la tua dimora; affrettiamoci a correre verso la meta senza fine".
Dio ha pensato la famiglia perchè fosse una, indissolubile e aperta alla vita. E basta un minimo di onestà per riconoscere che è questo e soltanto questo il bene della famiglia. Ma se la famiglia è pensata da Dio in questo modo, ne deriva che ogni volta che l'uomo si allontana dal progetto di Dio, egli moltiplica affanni, sofferenze, squilibri e amarezze: perchè le leggi di Dio non si violano impunemente. Quello che dobbiamo capire è che la famiglia sana farà sana anche la società, che la famiglia santa farà santa anche la società. E' quello, del resto, che tutti vogliamo. La Parola che ci viene da Gesù è questa: ricostruire, ritornare all'origine, ripartire con umiltà e pazienza. E la grazia di Dio non ci mancherà.
Il Santo Rosario,"compendio di tutto quanto il Vangelo", è quella preghiera che più di ogni altra ci permette di guardare e contemplare la bellezza del volto di Cristo attraverso gli occhi purissimi di Maria. San Luigi Grignion De Montfort afferma: è la preghiera che mette in fuga il diavolo, è il martello che lo schiaccia. Quale prezziosa preghiera! Quale capolavoro di semplicità, che apre le porte della nostra vita alle profondità dell'infinito Amore di Dio.
"Non disperare mai! Anche se avessi toccato il fondo dell'abisso. Dio ti ama, ha speso tutto per te, ha messo in gioco anche la vita del suo Figlio unigenito: immagina quanto è ancora più profonda del tuo male la Sua bontà, la Sua Misericordia, il suo perdono. Se hai peccato ritorna a Lui! Il suo perdono infinito ti procurerà un'immensa pace nell'anima. Anche per te, la Sacra Famiglia che ha offerto tutta la sua esistenza, ti guarda con occhio d'amore e di perdono".
Le anime che pregano sono anime del gran silenzio. Abbiamo bisogno di trovare Dio e non lo si può trovare nel rumore e nell'agitazione. Dio è amico del silenzio. Osservate la natura: gli alberi, i fiori, l'erba crescono in silenzio; osservate le stelle, la luna e il sole: si muovono nel silenzio. Più noi riceviamo nella preghiera silenziosa e più possiamo donare nella nostra vita attiva. La cosa essenziale non è cosa noi diciamo, ma cosa Dio dice a noi e attraverso di noi.
" Non dire: per colpa di Dio sta lontano la Sapienza..... Non dire: Egli m'ha indotto in errore, perchè Egli non ha bisogno dei peccatori. Davanti all'uomo sta la vita e la morte, il bene e il male: gli sarà dato quello che egli sceglierà! "
Chi impara ad affidarsi a Dio sa che Lui sceglie per noi il nostro massimo bene spirituale che passa anche attraverso la prova e la sofferenza. Se ci abbandoniamo a Dio non possiamo essere preoccupati per qualcosa perchè Egli pensa a tutto, a noi rimane solo l'occupazione nello svolgere la volontà di Dio. Dobbiamo solo imparare a fare di ogni istante un ricorso continuo alla preghiera per attingere forza e coraggio per affrontare ogni situazione. Il resto lo fa Lui.
Fra le tante risposte che noi dobbiamo dare al Vangelo rivelato da Gesù Cristo c'è anche quella di non vergognarci di parlare e di viverlo. Infatti, se conserviamo un bel ricordo del momento in cui abbiamo creduto nel Vangelo, è assurdo che ci sentiamo a disagio quando questo fatto dovrebbe essere esternato. Invece, in tante occasioni ce ne stiamo zitti e solo in un secondo tempo, ripensando al fatto, ci rendiamo conto che avremmo potuto dire una frase adatta e utile. Altre volte ancora stiamo zitti per quieto vivere o per non rompere un legame o perchè ci sentiamo una voce isolata nel chiasso che ci circonda e non ci rendiamo conto che, al contrario, noi potremmo essere un salvagente per tante persone che affondano nelle acque agitate del male di questo mondo. Ricordiamoci che il Signore ha promesso di non lasciarci soli e che ci avrebbe aiutati suggerendoci anche le parole adatte per ogni situazione.

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