Archivio Pensieri   
 
«Se la Fede fa credere, la Speranza fa sperare, la Carità fa amare. Se la Fede è luce e serve di vista all'anima, la Speranza, che è l'alimento della Fede, somministra all'anima il coraggio, la pace, la perseveranza e tutto il resto. La Carità, che è la sostanza di questa luce e di questo alimento, è come quell'unguento dolcissimo e odorosissimo che penetrando dappertutto, lenisce, raddolcisce le pene della vita. La Carità rende dolce il patire e fa giungere anche a desiderarlo. L'anima che possiede la Carità spande odore dappertutto, le sue opere, fatte tutte per amore, danno un odore graditissimo, e qual'è questo odore? È l'odore di Dio stesso.
«La Speranza somministra all'anima una veste di fortezza, quasi di ferro, in modo che tutti i nemici non possono ferirla, non solo, ma neppure apportare il minimo disturbo. Tutto è tranquillità in lei, tutto è pace. Oh! è bello vedere quest'anima investita della bella Speranza, tutta appoggiata al suo Diletto, tutta diffidente di sé e tutta confidente in Dio. Disfida i nemici più fieri, è regina delle sue passioni, regola tutto il suo interno, le sue inclinazioni, i desideri, i palpiti, i pensieri con una maestria tale, che Gesù stesso ne resta innamorato perché vede che quest'anima opera con tale coraggio e fortezza".
Per ottenere bisogna credere. Come al capo, senza la vista degli occhi tutto è tenebre, tutto è confusione, tanto che se volesse camminare, or cadrebbe ad un punto, ora ad un altro e finirebbe col precipitare del tutto, così all'anima senza Fede non fa altro che andare di precipizio in precipizio: ma la Fede serve di vista all'anima e come luce che la guida alla vita eterna.
Mese del Santo Rosario, preghiera facile e bella che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani, profondamente amata dai santi e vivamente raccomandata dai Papi, (quest'ultimo Papa Francesco). Il Rosario, nutre e sostiene il cammino quotidiano del credente e lo abilita a consegnare il proprio cuore, in atteggiamento eucaristico, ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. Il Santo Rosario è una preghiera esorcistica che ci protegge da ogni male.
Beato non è chi sa tirarsi fuori dai guai da solo, ma chi si lascia tirare fuori dal Suo Amore. È far entrare Dio nella nostra miseria prima ancora di risolverla. È permettere a Dio di manifestarsi nella nostra debolezza più ancora che nella nostra autosufficienza.
Se la Parola di Dio non è trasformata in olio, siamo lampade spente. Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura. La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio? Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino, mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo, ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l'arco di bronzo. Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, la tua destra mi ha sostenuto, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere. Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato (Sal 18 (17) 29-37). San Pietro ricorda ai cristiani che Lui la sua lampada l'ha accesa sul monte, quando il Signore si manifestò nella sua più grande luce. Chi vuole accendere la sua luce deve accogliere nel proprio cuore la Parola della profezia con purezza di verità.
Coloro che accumulano interiormente tristezze e ricordi di offese, benchè esteriormente sembrino pregare, sono simili a quelli che attingono acqua e la versano in una botte forata.
Senza lo Spirito del Signore, la Parola si legge ma non si comprende. Si dona alla lettera della Scrittura dei significati che mai sono stati nella mente del Signore. Oggi questo rischio è fortemente diffuso nella nostra Chiesa. Sono molti coloro che camminano senza lo Spirito del Signore e donano alla Parola di Dio significati altamente confusi, facendo interpretazioni estemporanee che non stanno né in Cielo e né sulla terra. È facile allora sapere chi è nello Spirito del Signore da chi invece non lo è. Basta osservare come ci si regola con la Parola di Dio. Chi non è nello Spirito sempre darà alla divina parola dei contenuti di terra. La sua spiegazione è un concentrato di errori, falsità, menzogne, filosofie strane, teorie false, vane e incomprensibili. Invece con la luce dello Spirito Santo che illumina mente, cuore e che pone sulle labbra la giusta e santa parola, tutto diviene più facile.
Com’è difficile, a volte, perdonare! Eppure, se meditiamo su quella cosa meravigliosa che è il perdono cristiano, sulla gioia e sulla pace che proviamo quando siamo perdonati, non possiamo fare a meno di sentircene attratti. All’opposto, non c’è neppure bisogno di riflettere per vedere quanto sia crudele e detestabile l’atteggiamento di chi, come il servitore della parabola, dopo essere stato esonerato, grazie alla pietà del padrone, dal pagamento di un debito elevato, si accanisce contro un altro servitore, reclamando fino all’ultimo centesimo quanto costui gli deve. Sarebbe bene non solo condannare e deplorare in qualcun altro un’azione come quella raccontata nella parabola, ma si dovrebbe anche arrivare a riconoscere l’esigenza, in noi stessi, di una generosità più grande, per essere più comprensivi e più pronti a perdonare coloro che ci hanno offeso.
Il regno di Dio è paragonabile ad un seme. Noi abbiamo ricevuto nel battesimo questa vita che fa di noi dei figli di Dio. Ciò che ci è stato dato in germe contiene già tutte le virtualità che appariranno a poco a poco nel corso della nostra vita. In una parabola Gesù parla del piccolo seme e del lievito. Come la terra ha una parte nella crescita del seme, come la pasta si forma grazie all’azione del lievito, così noi dobbiamo offrire alla segreta presenza del regno in noi la cooperazione della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità. Allora la vita della grazia si sviluppa con una straordinaria potenza, come stanno a significare l’albero nella parabola e le tre misure di farina che fanno lievitare tutta la pasta nella seconda. La potenza dispiegata in questa crescita testimonia l’azione di Dio nei suoi doni. È lui che opera, e la sua azione tanto più si manifesta quanto più glielo consente la nostra generosità. . Che L' Eucaristia possa nutrire in noi la vita divina, permettendo così all’albero della nostra grazia battesimale di crescere, per la gloria di Dio e la gioia dei nostri fratelli.
Il 16 luglio ricorre una festa mariana molto importante nella Tradizione della Chiesa: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto. Proprio a san Simone Stock, che propagò la devozione della Madonna del Carmelo e compose per Lei un bellissimo inno, il Flos Carmeli, la Madonna assicurò che a quanti si fossero spenti indossando lo scapolare sarebbero stati liberati dalle pene del Purgatorio, affermando: «Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo». La consacrazione alla Madonna, mediante lo scapolare, si traduce anzitutto nello sforzo di imitarla, almeno negli intenti, a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta.
La disperazione è una brutta malattia, porta a vedere tutto nero, a non trovare gioia in niente di ciò che si fa', a non vedere l'amore degli altri, a prendere con pessimismo ogni parola che ci viene detta, ogni fatto che ci accade. Se siamo disperati, che si creda o meno in Dio, non lasciamoci andare, non smettiamo di cercare una soluzione, una via di scampo. Chiediamo aiuto e prima o poi il Signore ci risponderà mostrandoci la strada, donandoci la gioia alla quale aspiriamo. Come quel padre, di cui si parla nel Vangelo, uno dei capi che osteggiavano Gesù, che, pur davanti all'evidenza della figlia morta, tenta tutte le strade e, magari pur non credendo in Dio, mosso dalla disperazione di un genitore che perde la propria figlia, chiede aiuto a quell'uomo, a quel predicatore, convinto che un suo intervento potrebbe ridare la vita alla piccola. Forse non credeva in Dio, forse aveva solo sentito parlare di Gesù come un guaritore, ma credeva nella vita, credeva che davanti a tanto nero Egli potesse aprire una breccia. Forse per lui solo una flebile speranza, ma l'unica cui potersi aggrappare per sperare di poter cambiare lo stato delle cose. Il Signore saprà condurci all'incontro con Lui, ma vuole che lo cerchiamo, che non rinunciamo a lottare, a cercare, a sperare.
Chi di noi non vorrebbe un mondo migliore? Tutto quello che di bello vorremmo vedere al mondo, dobbiamo trovarlo innanzitutto da dentro di noi. Più che accumulare malcontento dovremmo cominciare a dire come io posso cambiare affinché tutto cambi. Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene....Questo tipo di cataratte le si cura solo con il collirio fatto di sana umiltà, esame di coscienza, e di buona speranza che se inizio io forse la notte non sarà così buia.
Il cristiano è chiamato ad essere perfetta immagine di Gesù nel mondo, dinanzi ad ogni uomo. Cristo Signore è invisibile. Il cristiano deve essere sempre il Cristo visibile. Si parla di Cristo, si vede Cristo, ci si converte al Cristo che si vede. Se il cristiano non è la visibilità di Cristo Gesù, nessuno potrà mai credere in Lui. Manca alla fede un elemento essenziale: la visibilità. La fede non nasce solo dall'ascolto, nasce anche dalla visione. Similmente la vita del buon cristiano si colora di virtù che si fondono avvolte e rischiarate dalla sfavillante fiamma dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo. L'amore deve accompagnarsi a tutte le virtù, poiché, "com'è povera e disadorna la mensa senza il pane, così le virtù senza l'amore".
Io il sale della terra? Io la luce del mondo? Come è possibile, Signore! Ma, poiché queste parole vengono da Te, non possono essere che parole vere. Allora mi scuotono, mi obbligano a riflettere, a meditare, a cercare di capirne fino in fondo il senso. Mi raccolgo e sento la tua presenza in me. Tu sei in me e agisci in me e attraverso di me. Vedi con i miei occhi, senti con le mie orecchie, parli con la mia lingua, ami con il mio cuore. Come non essere, allora, il sale e la luce del mondo, dal momento che sono il tuo tabernacolo? Signore, fa’ che io resti sempre fedele alla tua presenza in me, e che le persone che incontro sul mio cammino vedano in me il tuo volto.
Noi tutti riceveremo, un giorno, una vigna da coltivare e curare. Bisogna essere vigili e attenti per sapere quanto Dio si aspetta da noi. Cammin facendo, dobbiamo darci da fare per operare come Dio ci chiede. I frutti dalla sua vigna sempre vanno dati al Signore. La vigna è sua, non nostra. Gli appartiene per diritto eterno. La prima vigna di Dio è ogni uomo. Ogni uomo è proprietà di Dio, proprietà per creazione, per alito di vita, per sussistenza, per costante mantenimento in vita. Qual è il primo frutto della vigna? Quello di riconoscere il Signore come il Signore e dare a Lui il frutto di una obbedienza eterna. L'obbedienza si dona a Dio, donandola alla sua Parola, ai suoi Comandamenti, alle sue Leggi.
Celebrando dunque la Trinità siamo chiamati a ricordarci che la conoscenza e la relazione con Dio non sono prima di tutto una questione di idee, di concetti, di parole, di precetti, ma consistono nell'esperienza di cui ci parla Paolo, quella dello Spirito che vive in noi e proclama Abbà, padre. Conoscere Dio è essere in lui. Per questo i momenti nei quali lo conosciamo sono quelli della preghiera, quelli cioè nei quali, come figli nel Figlio, gridiamo nello Spirito Santo: Abbà, padre. E il Padre, ancora prima che noi abbiamo invocato il suo nome, viene incontro a noi, ci prende nelle sue braccia, ci ascolta, ci esaudisce.
San Giovanni, parlando della nostra vocazione alla comunione con Dio-Amore, afferma: «Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito» (1Gv 4,13). È nello Spirito che noi amiamo Dio. Per questo S. Agostino afferma che «lo Spirito santo è il dono di Dio a tutti coloro che per mezzo suo amano Dio»1. Lo Spirito ci abilita al rapporto interpersonale con Dio, all'alleanza tra il nostro «io» e il «tu» divino: «Il dono dello Spirito significa chiamata all'amicizia, nella quale le trascendenti profondità di Dio vengono, in qualche modo, aperte alla partecipazione da parte dell'uomo» (Dominum et Vivificantem, n. 34). È quanto S. Paolo diceva: «Viviamo sotto il dominio dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in noi» (Rm 8,5.9); «Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito»
"Dio è Amore". E' la definizione più bella e la rivelazione più completa di Dio. E se Dio è amore, anche noi dobbiamo essere amore, dobbiamo "amarci gli uni gli altri". Dio è amore: è amore sempre, è amore verso ciascuno e verso tutti, è amore nella sua vita intima di Trinità d'amore, di fuoco di amore infinito, inimmaginabile, indescrivibile, onnipotente e tenerissimo. Dio è Amore! "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". L'amore deve essere concreto, espresso in fatti: "fratelli – scrive S. Giovanni – non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità". Anche un semplice sorriso può essere un riflesso di Dio Amore; tanto più una vita donata! E questo Gesù ci ha detto "perché la Sua gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena". Il Signore vuole la nostra felicità e la felicità la troviamo nel rimanere nel suo amore e nell'amare gli altri. Signore, tu che sei l'Amore infinito, aiutaci ogni giorno ad amare.
Per mezzo del battesimo, Cristo ci ha accolti nella sua comunità. E noi siamo stati liberati dai nostri peccati dalla parola sacramentale di Cristo. La grazia di Cristo non può agire in noi che nella misura in cui noi la lasciamo agire. La Provvidenza divina veglierà su di noi e si prenderà cura di noi se saremo pronti. Ma noi non daremo molti frutti se non restando attaccati alla vite per tutta la vita. Cioè: se viviamo coscienziosamente la nostra vita come membri della Chiesa di Cristo. Poiché, agli occhi di Dio, ha valore duraturo solo ciò che è compiuto in seno alla comunità, con Gesù Cristo e nel suo Spirito: “Senza di me non potete far nulla”. Chi l’ha riconosciuto, può pregare Dio di aiutarlo affinché la sua vita sia veramente fertile nella fede e nell’amore.
Maria è stata, discepola e madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola, e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Sant'Agostino osa dire che Maria fu più grande per aver accolto la Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo. Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell'intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libertà.
Cari fratelli e sorelle, la Settimana Santa, che per noi cristiani è la settimana più importante dell'anno, ci offre l’opportunità di immergerci negli eventi centrali della redenzione, di rivivere il mistero pasquale, il grande mistero della fede. A partire con la Messa "in Coena Domini", i solenni riti liturgici ci aiuteranno a meditare in maniera più viva la passione, la morte e la risurrezione del Signore nei giorni del santo triduo pasquale, fulcro dell'intero anno liturgico. Possa la grazia divina aprire i nostri cuori alla comprensione del dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal sacrificio di Cristo.
Per mezzo della fede, andiamo incontro a Dio e scopriamo il Padre e il suo amore nella nostra vita. Quando constata la nostra fede, la nostra fiducia in lui, Gesù, per mezzo della potenza vivificante della sua parola, compie miracoli nella nostra vita. Gesù ha ricompensato la fede del funzionario come ricompensa la fede di ogni uomo. È così anche per noi: molto spesso le guarigioni di cui abbiamo bisogno, i profondi cambiamenti che ci necessitano, avvengono lungo il tragitto, percorrendo la strada che il Signore ci ha indicato. Forse, comprensibilmente, vorremmo dei risultati, dei cambiamenti verificabili e tangibili. Non è così. La fede è tale proprio perché ci obbliga a fidarci di un Dio che ama la vita e che rianima ciascuno di noi mentre lo seguiamo.
Dio costruisce il suo Regno con le pietre di scarto, quelle che il mondo non considera e butta via. Davanti a Dio non c'è spreco, anche una cosa inutile può diventare " Pietra d'angolo " perché Dio è tale proprio perché riesce a trarre al massimo il valore da ciò che non ha più valore agli occhi del mondo. E questa è una bella notizia ogni qualvolta accumuliamo dentro noi stessi le pietre di scarto dei dolori, delle malattie, delle ingiustizie, dei fallimenti...Essi se messi davanti a Dio, possono costruire palazzi di santità, ma lasciati lontano da Dio rimangono solo scarti. Ricordiamoci sempre che Dio trasforma i nostri pesi in colonne portanti, le nostre ferite in varchi di speranza.
La Quaresima è un tempo di ascolto. La Trasfigurazione è anticipo della gioia del Risorto. Non dobbiamo dimenticare che quest'uomo che sta camminando verso una morte ignominiosa è il Figlio amato da Dio, il Padre indica Gesù come il Figlio prediletto e ordina di ascoltarlo. Padre Santo, tu che hai raccomandato di ascoltare il Tuo Figlio diletto, fa che obbedienti al Vangelo, testimoniamo al mondo con le parole e la vita Gesù Cristo.
Quando Dio irrompe nella storia o nella vita di un uomo (Noè, Abramo, Mosè, i profeti...), avviene un profondo cambiamento: mutano progetti, prospettive, abitudini, legami. Il perentorio appello di Gesù alla conversione si giustifica per il fatto che se è giunta la salvezza, se Dio si è fatto vicino bisogna disporsi ad accoglierlo senza indugi e resistenze per partecipare alla novità che Egli prospetta. In questa prima Settimana di Quaresima, convertirsi significa volgersi a Dio in modo incondizionato, invertire la rotta del proprio cammino, cambiare mentalità. Non si tratta solo di rinunciare al peccato, ma di dare un orientamento nuovo alla propria vita aderendo al vangelo.
" E lasciatili sali sulla barca e passò all'altra riva. E' preoccupante questo " Lasciatili " Chi da Dio cerca solo "segni " alla fine rimane da solo. Il segno più grande è saperci Amati da Lui. Questo amore ci fa affrontare ogni mistero, ogni incognita, ogni fallimento. Questo Amore è molto di più di una rassicurazione, è un incoraggiamento a vivere. Dovremmo smettere di aspettare il sole che gira o balli, per credere in Lui, e cominciare invece a considerare quanto siamo amati sempre, anche quando il sole non gira ed è fermo li. E' l'Amore che trasforma un segno, e non un segno che fa esistere l'Amore.
Il dolore è la cosa più importante nell’universo. Più importante della sopravvivenza, più grande dell’amore, maggiore anche rispetto alla bellezza. Perché senza dolore, non ci può essere nessun piacere. Senza tristezza, non ci può essere felicità. Senza miseria non ci può essere bellezza. E senza queste tre cose, la vita è senza fine, senza speranza, condannata e dannata.
I momenti di sofferenza e di dolore possono diventare momenti di grazia. Essi ci allontanano dalle nostre false certezze, dalla fiducia troppo grande in noi stessi e nei nostri mezzi umani. Ci ricordano la nostra condizione di creature, di figli di Dio, di redenti. Possono risvegliare la nostra fede e la nostra fiducia. Ci aiutano non solo a cercare di strappare una guarigione al Signore, ma soprattutto a rimetterci alla sua volontà, nelle mani del Padre. In questo senso "l'alzati" di Cristo alla piccola figlia di Giairo è un invito a superare il semplice fatto del miracolo che si compie in lei. Questo “alzati” si indirizza a noi: “Offrite voi stessi a Dio come vivi, tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio” (Rm 6,13).
“Che la tua vita non sia una vita sterile. Sii utile. Lascia traccia. Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore. Cancella, con la tua vita d’apostolo, l’impronta viscida e sudicia che i seminatori impuri dell’odio hanno lasciato. E incendia tutti i cammini della terra con il fuoco di Cristo che porti nel cuore.”

Pagine : 1234»