Archivio Pensieri   
 
San Giovanni, parlando della nostra vocazione alla comunione con Dio-Amore, afferma: «Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito» (1Gv 4,13). È nello Spirito che noi amiamo Dio. Per questo S. Agostino afferma che «lo Spirito santo è il dono di Dio a tutti coloro che per mezzo suo amano Dio»1. Lo Spirito ci abilita al rapporto interpersonale con Dio, all'alleanza tra il nostro «io» e il «tu» divino: «Il dono dello Spirito significa chiamata all'amicizia, nella quale le trascendenti profondità di Dio vengono, in qualche modo, aperte alla partecipazione da parte dell'uomo» (Dominum et Vivificantem, n. 34). È quanto S. Paolo diceva: «Viviamo sotto il dominio dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in noi» (Rm 8,5.9); «Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito»
"Dio è Amore". E' la definizione più bella e la rivelazione più completa di Dio. E se Dio è amore, anche noi dobbiamo essere amore, dobbiamo "amarci gli uni gli altri". Dio è amore: è amore sempre, è amore verso ciascuno e verso tutti, è amore nella sua vita intima di Trinità d'amore, di fuoco di amore infinito, inimmaginabile, indescrivibile, onnipotente e tenerissimo. Dio è Amore! "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". L'amore deve essere concreto, espresso in fatti: "fratelli – scrive S. Giovanni – non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità". Anche un semplice sorriso può essere un riflesso di Dio Amore; tanto più una vita donata! E questo Gesù ci ha detto "perché la Sua gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena". Il Signore vuole la nostra felicità e la felicità la troviamo nel rimanere nel suo amore e nell'amare gli altri. Signore, tu che sei l'Amore infinito, aiutaci ogni giorno ad amare.
Per mezzo del battesimo, Cristo ci ha accolti nella sua comunità. E noi siamo stati liberati dai nostri peccati dalla parola sacramentale di Cristo. La grazia di Cristo non può agire in noi che nella misura in cui noi la lasciamo agire. La Provvidenza divina veglierà su di noi e si prenderà cura di noi se saremo pronti. Ma noi non daremo molti frutti se non restando attaccati alla vite per tutta la vita. Cioè: se viviamo coscienziosamente la nostra vita come membri della Chiesa di Cristo. Poiché, agli occhi di Dio, ha valore duraturo solo ciò che è compiuto in seno alla comunità, con Gesù Cristo e nel suo Spirito: “Senza di me non potete far nulla”. Chi l’ha riconosciuto, può pregare Dio di aiutarlo affinché la sua vita sia veramente fertile nella fede e nell’amore.
Maria è stata, discepola e madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola, e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Sant'Agostino osa dire che Maria fu più grande per aver accolto la Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo. Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell'intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libertà.
Cari fratelli e sorelle, la Settimana Santa, che per noi cristiani è la settimana più importante dell'anno, ci offre l’opportunità di immergerci negli eventi centrali della redenzione, di rivivere il mistero pasquale, il grande mistero della fede. A partire con la Messa "in Coena Domini", i solenni riti liturgici ci aiuteranno a meditare in maniera più viva la passione, la morte e la risurrezione del Signore nei giorni del santo triduo pasquale, fulcro dell'intero anno liturgico. Possa la grazia divina aprire i nostri cuori alla comprensione del dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal sacrificio di Cristo.
Per mezzo della fede, andiamo incontro a Dio e scopriamo il Padre e il suo amore nella nostra vita. Quando constata la nostra fede, la nostra fiducia in lui, Gesù, per mezzo della potenza vivificante della sua parola, compie miracoli nella nostra vita. Gesù ha ricompensato la fede del funzionario come ricompensa la fede di ogni uomo. È così anche per noi: molto spesso le guarigioni di cui abbiamo bisogno, i profondi cambiamenti che ci necessitano, avvengono lungo il tragitto, percorrendo la strada che il Signore ci ha indicato. Forse, comprensibilmente, vorremmo dei risultati, dei cambiamenti verificabili e tangibili. Non è così. La fede è tale proprio perché ci obbliga a fidarci di un Dio che ama la vita e che rianima ciascuno di noi mentre lo seguiamo.
Dio costruisce il suo Regno con le pietre di scarto, quelle che il mondo non considera e butta via. Davanti a Dio non c'è spreco, anche una cosa inutile può diventare " Pietra d'angolo " perché Dio è tale proprio perché riesce a trarre al massimo il valore da ciò che non ha più valore agli occhi del mondo. E questa è una bella notizia ogni qualvolta accumuliamo dentro noi stessi le pietre di scarto dei dolori, delle malattie, delle ingiustizie, dei fallimenti...Essi se messi davanti a Dio, possono costruire palazzi di santità, ma lasciati lontano da Dio rimangono solo scarti. Ricordiamoci sempre che Dio trasforma i nostri pesi in colonne portanti, le nostre ferite in varchi di speranza.
La Quaresima è un tempo di ascolto. La Trasfigurazione è anticipo della gioia del Risorto. Non dobbiamo dimenticare che quest'uomo che sta camminando verso una morte ignominiosa è il Figlio amato da Dio, il Padre indica Gesù come il Figlio prediletto e ordina di ascoltarlo. Padre Santo, tu che hai raccomandato di ascoltare il Tuo Figlio diletto, fa che obbedienti al Vangelo, testimoniamo al mondo con le parole e la vita Gesù Cristo.
Quando Dio irrompe nella storia o nella vita di un uomo (Noè, Abramo, Mosè, i profeti...), avviene un profondo cambiamento: mutano progetti, prospettive, abitudini, legami. Il perentorio appello di Gesù alla conversione si giustifica per il fatto che se è giunta la salvezza, se Dio si è fatto vicino bisogna disporsi ad accoglierlo senza indugi e resistenze per partecipare alla novità che Egli prospetta. In questa prima Settimana di Quaresima, convertirsi significa volgersi a Dio in modo incondizionato, invertire la rotta del proprio cammino, cambiare mentalità. Non si tratta solo di rinunciare al peccato, ma di dare un orientamento nuovo alla propria vita aderendo al vangelo.
" E lasciatili sali sulla barca e passò all'altra riva. E' preoccupante questo " Lasciatili " Chi da Dio cerca solo "segni " alla fine rimane da solo. Il segno più grande è saperci Amati da Lui. Questo amore ci fa affrontare ogni mistero, ogni incognita, ogni fallimento. Questo Amore è molto di più di una rassicurazione, è un incoraggiamento a vivere. Dovremmo smettere di aspettare il sole che gira o balli, per credere in Lui, e cominciare invece a considerare quanto siamo amati sempre, anche quando il sole non gira ed è fermo li. E' l'Amore che trasforma un segno, e non un segno che fa esistere l'Amore.
Il dolore è la cosa più importante nell’universo. Più importante della sopravvivenza, più grande dell’amore, maggiore anche rispetto alla bellezza. Perché senza dolore, non ci può essere nessun piacere. Senza tristezza, non ci può essere felicità. Senza miseria non ci può essere bellezza. E senza queste tre cose, la vita è senza fine, senza speranza, condannata e dannata.
I momenti di sofferenza e di dolore possono diventare momenti di grazia. Essi ci allontanano dalle nostre false certezze, dalla fiducia troppo grande in noi stessi e nei nostri mezzi umani. Ci ricordano la nostra condizione di creature, di figli di Dio, di redenti. Possono risvegliare la nostra fede e la nostra fiducia. Ci aiutano non solo a cercare di strappare una guarigione al Signore, ma soprattutto a rimetterci alla sua volontà, nelle mani del Padre. In questo senso "l'alzati" di Cristo alla piccola figlia di Giairo è un invito a superare il semplice fatto del miracolo che si compie in lei. Questo “alzati” si indirizza a noi: “Offrite voi stessi a Dio come vivi, tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio” (Rm 6,13).
“Che la tua vita non sia una vita sterile. Sii utile. Lascia traccia. Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore. Cancella, con la tua vita d’apostolo, l’impronta viscida e sudicia che i seminatori impuri dell’odio hanno lasciato. E incendia tutti i cammini della terra con il fuoco di Cristo che porti nel cuore.”
I discepoli, sono presentati come persone in ricerca, che seguono un maestro. La domanda che Gesù pone ai primi è: cosa cercate? Chi cercate? Nella vita si parte con il cercare qualcosa, un senso per la propria vita, la gioia, la pace; fino a cercare solo Qualcuno: Dio e il suo Regno. Gesù dice a noi: “Venite e vedrete”. E’ Lui l’unico che usa il futuro: non vediamo, ma vedremo. E’ l’unico che ci guarda non da quello che siamo, ma da ciò che possiamo diventare. Dio vuole in primo luogo proporsi a noi come la verità assoluta e indispensabile della quale vivere e nella quale confidare. Dio vuole che siamo felici e solo seguendo ciò che Lui ha disposto per noi, la sua chiamata possiamo raggiungere un alto livello di felicità. Per questo è decisivo nella vita di ciascuno scoprire qual è il progetto di Dio. Ricorda che la vocazione non è un sentimento ma una storia d’amore e richiede l’esercizio della continua riflessione per evitare di restare eternamente indecisi, e ricordiamoci che Dio ama ognuno di noi e lo attira a sé in modo inconfondibile e unico!
Iniziamo il tempo ordinario - un tempo in cui noi celebriamo il mistero di Cristo nel ritmo quotidiano dell'anno - con il Vangelo di Marco, che oggi ci presenta: la chiamata dei primi discepoli. Siamo davvero consapevoli che Gesù, quando, nel Vangelo, dice a uomini semplici che incontra sul suo cammino: “Venite e seguitemi!”, si rivolge a ogni credente, e non semplicemente a chi è chiamato a una vocazione eccezionale di sacerdote o di consacrato? Ogni credente è chiamato da Gesù perché sia con lui il portatore della Buona Novella; tutto il suo modo di essere grida: “Tu sei amato, noi tutti siamo amati”. Dunque è significativo che - cominciando il ritmo quotidiano dell'anno - siamo chiamati a riflettere sulla chiamata dei primi discepoli: anche noi siamo invitati a seguire Gesù. E' Lui che ci traccia il cammino, ci accompagna fedelmente e concretamente nella nostra vita normale e attraverso il suo Spirito, ci dà luce e forza per realizzare il Vangelo e vivere nella fede e nella carità. Signore chiama anche ciascuno di noi e aiutaci a vivere nel tuo amore: solo così troveremo la gioia di vivere e di amare.
Nella notte del Santo Natale, nei pastori Dio ha abbracciato per primi “i pagani, i peccatori e gli stranieri” e oggi ci spinge a fare lo stesso. La fede della notte che fa memoria della nascita di Cristo, ci spinge ad una nuova “immaginazione della carità”, a nuove forme di relazione in cui “nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”; sono le parole di papa Francesco. “Ti chiediamo – è la sua preghiera - che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre”. La tua tenerezza rivoluzionaria “ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”. Ci persuada “a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”. Buon Natale
La terza domenica di Avvento è chiamata della gioia, della letizia e del gaudio cristiano. Ma dove si trova questa gioia e come effettivamente vene ottenuta e conservata? Ogni tempo di Avvento è tempo della liberazione, della purificazione e della conversione e dell'ascolto docile della parola di Dio, che è parola di pace, di perdono e di gioia. La gioia che produce in noi il Natale del Signore deve essere gioia piena per se stessi e per gli altri. Spesso siamo infelici noi e vorremmo che gli altri stessero nelle nostre stesse condizioni. Invece dobbiamo gioire e far gioire. E questo gioire non è altro che sentirsi liberi e vivere nella libertà dei figli di Dio. Non possiamo lasciarci prendere dalla stanchezza; non ci è consentita nessuna forma di tristezza, anche se avremmo motivo per le tante preoccupazioni e per le molteplici forme di violenza che feriscono questa nostra umanità. La venuta del Signore, però, deve riempire il nostro cuore di gioia. La gioia del cristiano che deve alzare la voce nei vari deserti di questo mondo sta nell'annunciare Cristo e nel portare Cristo agli altri. Altre gioie che non sia questa non è possibile pensarla o auspicarla per noi, perché l'importante è avere Dio nel cuore e vivere costantemente in unione con Lui. O Dio, Padre degli umili e dei poveri, che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la gioia del tuo regno, mostraci la tua benevolenza e donaci un cuore puro e generoso, per preparare la via al Salvatore che viene.
Questo tempo di Avvento avrà ancora una volta il suo Giovanni Battista. Non facciamolo gridare invano. Torniamo ad ascoltarlo creando il deserto dentro di noi, ovvero preparando la nostra anima a una silenziosa accoglienza del vangelo di Dio: Gesù Cristo Signore nostro. Giovanni ci invita a ricominciare daccapo la nostra storia andando incontro all'inizio della sua che si avvia da un luogo povero, inospitale, assolutamente imprevisto. Se camminiamo veramente verso quel luogo, per noi è la promessa sicura: egli vi battezzerà in Spirito Santo (Mc 1,8), cioè saremo nuovamente immersi nel mistero di Dio che si è immerso nella nostra umanità.
Le quattro candele di colore viola che accendiamo durante l'Avvento, tempo forte dell'anno liturgico, tempo penitenziale, a partire da questa prima domenica e la quinta centrale, quella bianca, nella solennità del Natale vogliono richiamare alla nostra attenzione cinque cose importanti da fare in questo mese circa di vita liturgica, spirituale a pastorale: convertirci, fare penitenza, vivere nella carità, alimentare la speranza, potenziale la fede nel Cristo Redentore dell'umanità. Proviamo ogni settimana di avvento di questo anno a concentraci sulle cinque azioni da compiere e allora, sì, che a Natale di quest'anno esploderanno le luci della nostra rinascita spirituale, perché tutti, dico tutti, senza che nessuno si illuda, abbiamo bisogno di fare esplodere nella nostra vita la luce del Cristo Redentore e Salvatore.
Oggi, solennità di Cristo Re dell’universo. Gesù ci parla della logica dell’amore concreto, della carità vissuta, soprattutto verso gli ultimi, i più bisognosi, gli esclusi dalla società, i sofferenti. Poiché dice il Signore: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Egli stesso, infatti, si identifica con loro, è presente nelle loro persone, si lascia incontrare nel loro disagio e nella loro “piccolezza”. Se sarà questo il nostro impegno, la carità vissuta con generosità e gioia trasformerà la nostra esistenza e, alla conclusione del nostro cammino, anche noi potremo sentirci rivolgere la benedizione: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fino dalla creazione del mondo». La festa di oggi invita a guardare al futuro, per contemplare la scena grandiosa del Re in tutta la sua gloria, con l'intera umanità davanti a lui, convocata a manifestare chi avrà dimostrato di aver voluto essergli amico, amando quelli che egli ama. Guardare al futuro, per regolarsi adesso in modo da trovarsi, quando sarà il momento, dalla parte giusta.
Gesù dice: E' necessario pregare sempre. Ma cosa vuol dire: "pregare sempre, senza stancarsi"? Vorrei anche nel profondo interrogare me e ciascuno di voi: "Ho veramente il desiderio di imparare a pregare, oppure sento la preghiera come una cosa noiosa, inutile? Sono deciso a fare passi nella preghiera, programmando tempi precisi per la preghiera, aiutandomi con mezzi, cercando l'essenziale della preghiera, che è il cuore, cioè un rapporto di amore vero con il Signore"? Se è sincero il mio desiderio "Signore insegnami a pregare", se ho questa volontà, se sono disposto a cambiare atteggiamenti, modi di vivere, orari, il Signore trasformerà la mia vita spirituale e mi aiuterà. Perché, come qualcuno ha scritto, "imparare a pregare è imparare a vivere"; "la preghiera è il respiro dell'anima"; "la preghiera è la forza di Dio nella nostra vita, è l'onnipotenza di Dio messa nelle nostre mani, nella nostra fede". Madre Teresa confessa apertamente: "Se non pregassi non farei niente"! Ella ha fatto tanto, ma sapeva e riconosceva che tutto partiva dalla preghiera. La preghiera richiede perseveranza e impegno. Pregare bene, pregare con fiducia, pregare senza stancarsi mai: questo è l'insegnamento di Gesù.
La parola di Dio, ci esorta ad avere verso la ricchezza, l’attaccamento ai beni terreni e il desiderio di accumulare tesori sulla terra, un atteggiamento di distacco e a vivere nella fede la vigilanza nell’attesa del nostro incontro con il Signore. La vigilanza per il cristiano deve essere esercitata in tante modalità e tempi. Nella scelta quotidiana dei propri doveri davanti alle facili tentazioni di eluderli; l’attenzione nel porre gesti di servizio a favore dei fratelli; saper vigilare e essere pronti nell’aderire al progetto salvifico di Dio prendendo decisioni che educhino l’individuo nelle scelte della vita per sé per gli altri; vigilare soprattutto sulla morte che deve far porre l’attenzione di tutti verso chi vive l’angoscia della morte nella malattia, nella vecchiaia. L’invito è chiaro: non basta aver scelto di essere cristiani, è necessario munirsi dei mezzi per vivere come tali.
Che cosa è l’Ipocrisia? Il termine significa: essere doppi, essere falsi, ingannare, mentire, nascondere qualcosa dentro o sotto, usare delle maschere, ecc. L’apostolo Pietro dice di non contaminarci da questo spirito che impedirà la crescita della Grazia Divina (1 Pietro 2.1). L’ipocrisia è uno dei peccati più gravi che Gesù condanna, durante gli anni del suo ministero, il Signore non faceva altro che denunciarlo senza neanche considerare che poteva offendere l’ipocrita (Lc. 11.37…45), poiché era preoccupato per il suo popolo a causa di questo peccato e tra le tante cose da riguardarci, il Signore Gesù affermava di stare attenti prima di tutto al lievito dell’ipocrisia! (Luca 12. 1-2) Gesù gli ipocriti li definisce: “figli del diavolo”. Noi sappiamo molto bene che la ribellione è un peccato grave e che Paolo alla lettera ai Corinzi afferma apertamente che l’uomo ribelle deve essere allontanato (2 Cor. 6. 17) dall’assemblea dei santi. Gli ipocriti sono tutti coloro che per ingannare gli altri si fingono uomini e donne di pietà, di zelo, di bontà, e di buone qualità. E ‘difficile individuarli inizialmente ma con il tempo sarà Dio stesso a mostrarli, molti di loro hanno degli obbiettivi che vogliono raggiungere e fingono d’amare per giungere a quegli obbiettivi, Gesù paragona chi vive l’ipocrisia a come vivevano i farisei. Erano falsi e doppi con il prossimo anche se si dimostravano capaci delle cose del regno e pietosi verso i loro fratelli, amavano il denaro ed il successo e facevano ogni cosa solo per essere visti e proclamati da altri. Il cristiano vero è un fedele sincero (senza cera), senza maschera, dobbiamo essere quello che siamo e farci trasformare dalla gloria divina ogni giorno.
Halloween non è una "festa", ma un evento inquietante che ha lo scopo di ironizzare, con l'uso delle maschere, su ciò che è male per farlo passare come un divertimento innocente. E' il capodanno dei satanisti, la notte per eccellenza dell'occulto e di chi lo pratica, si festeggia il dio dell'occulto, Satana. E poco importa saperlo o non saperlo perché i suoi effetti malefici e devastanti nel tempo, raggiungono anche le persone che, inconsapevolmente, vi partecipano... Fuggite da tutti i simboli di Halloween, sono "porte" sataniche che portano i demoni nelle vostre case, portano la divisione, invidie e malefici. ( don Gabriele Amorth).
Gesù disse: "Questa generazione è malvagia!". Cosa direbbe Gesù di questa nostra generazione? A mio avviso,Egli direbbe che questa generazione è più malvagia di quella del suo tempo trascorso tra gli uomini. Perché? Perché questa generazione, pur conoscendo il Vangelo, commette crimini più abominevoli di quelli commessi da quella generazione del tempo di Gesù. In questa generazione si pecca non per ignoranza o per debolezza, ma deliberatamente. Chi pecca deliberatamente è molto colpevole davanti a Dio. Deliberatamente questa generazione scarta Gesù dalla propria vita. Deliberatamente abbiamo votato per l'aborto. Deliberatamente abbiamo votato per il divorzio. Deliberatamente abbiamo votato per le unioni civili. Deliberatamente stiamo adottando l'ideologia gender. Deliberatamente si dice: "Gesù è in chiesa, ma non lo rendiamo presente nella famiglia, nella politica, nello sport, nella scuola, nell'economia e nella medicina. Quando si scarta Gesù dalla vita quotidiana, tutto va in rovina. In ogni campo della vita sociale tutto viene fatto con spirito di rivalità, disonestá e immoralità. Cos'è il peccato? È un'azione personale o comunitaria contro la legge della natura insita nel cuore dell'uomo. Il peccato porta rovina nel cuore dell'uomo e nella vita sociale. Cosa accadrà se costruisci un palazzo non tenendo conto delle leggi dell'edilizia? Che crollerà alla prima scossa del terremoto. Non é Dio che punisce, ma è il peccato. Il peccato non solo genera conseguenze di morte per chi pecca, ma anche consequenze sociali. Il puzzo del peccato viene sentito non solo da chi pecca, ma anche da chi vive accanto al peccatore. Convertiamoci seriamente e accogliamo Gesù Cristo. Amen. Alleluia.
L’immagine della vigna ricorre spesso nella Sacra Scrittura per esprimere la relazione del Signore con il suo popolo. Ogni volta che se ne parla è per sottolineare il contrasto fra tutto l'amore che il Signore prodiga per il suo popolo e l'infedeltà continua di quest'ultimo. Il frutto che il Signore attende da questa vigna, cioè da noi, sono certo le opere buone. Ancora più importante ai suoi occhi, però, è il frutto rappresentato dall'azione di grazie, dal ringraziamento. All'amore si risponde solo con amore. Noi, vigna infedele, non sappiamo rendere al Padre amore per amore, non sappiamo rispondere alle grazie che il Signore ci fa con una azione di grazie adeguata, per cui il Signore si fa vera vigna e solo innestati in lui, inseriti nel suo ringraziamento al Padre, possiamo proferire anche noi un grazie che sia autentico. Uniamoci a Cristo, lasciamoci innestare in questa sola vigna vera che è Cristo e non separiamoci mai da lui, non allontaniamoci mai da lui. Da te, Signore, mai più ci allontaneremo. Facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. Signore, Dio degli eserciti, fa' che ritorniamo a Te. Fa splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Il Signore manda davanti al suo popolo come protettore e come guida un Angelo Custode. "Dice il Signore: "Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce ". Subito queste parole suscitano il sentimento della presenza di Dio. L'Angelo è come un intermediario, colui che ci fa camminare verso Dio. L'Angelo ci fa ascoltare la voce di Dio; secondo la Bibbia la sua presenza accanto a noi non ha altro scopo che di metterci in relazione con lui. E Dio dice: "Ascolta la sua voce, non ribellarti a lui; egli non ti perdonerebbe, perché il mio nome è in lui". Se siamo docili a questa voce interiore, che è la voce stessa di Dio, siamo condotti progressivamente a una unione profonda con il Signore. Invocate il vostro angelo custode, iniziando la vostra giornata, chiedetegli consiglio, protezione, illuminazione. Invocate l'angelo della persona con cui dovete affrontare un discorso impegnativo, o l'angelo della persona che proprio non riuscite ad aiutare. Credetemi: questo invocare il nostro Angelo porta frutti incredibili!
La luce ricevuta dal Vangelo illumina tutta la nostra vita, contagia le nostre scelte, cambia il nostro modo di essere e le nostre decisioni, ci converte. E si vede. Se non si vede, dice il Signore, non è un buon segno, significa che abbiamo paura della luce, che finiamo col mettere la luce potente del Vangelo sotto lo sgabello invece che sul lampadario, come dovrebbe essere. La luce si accende grazie all'ascolto della Parola che ci cambia nel profondo e che, una volta accolta, porta frutto. Spesso, invece, ascoltiamo superficialmente, crediamo di credere, sappiamo già a sufficienza le cose di Dio, cosa c'è ancora da imparare? La Parola, invece, vive di una vita propria, letta e riletta cento volte illumina le nostre profondità se abbiamo il coraggio di spalancare il nostro cuore. Allora siamo chiamati a brillare come cristiani più dei raggi del sole, senza vergogna, senza alcuna ritrosia, senza svilimento del nostro nuovo essere ricevuto il giorno in cui divenimmo credenti. È questo oggi il male della nostra fede: quel rispetto umano che ci fa nascondere i segni del nostro essere di Cristo Gesù. Chi è discepolo di Gesù lo deve essere pubblicamente, mai nascostamente. Lo deve essere dinanzi al mondo intero. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi di Dio, fate che ogni discepolo del Signore sia più splendente della luce del sole dinanzi ad ogni uomo, sempre.
L’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Perché devo perdonare? Perché cancellare i debiti? La risposta è molto semplice: perché così fa Dio. Ma c’è qualche cosa di più. Dopo la morte redentiva di Cristo l’uomo si trova in una situazione nuova: l’uomo è un perdonato. Il debito gli è stato rimesso, la sua condanna cancellata. “non perdonare danneggia solo e soltanto noi stessi. Quando non voglio perdonare (il perdono non è un istinto ma una decisione), quando di fronte a un'offesa riscuoto il mio debito con una contro offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Anziché annullare il debito, stringo un nuovo laccio, aggiungo una sbarra alla prigione. Perdonare, invece, significa sciogliere questo nodo, significa lasciare andare, liberare dai tentacoli e dalle corde che ci annodano malignamente, credere nell'altro, guardare non al suo passato ma al suo futuro. Siamo in grado di perdonare solamente quando ci apriamo all’Amore dello Spirito Santo e all’amore per noi stessi.
Il perdono non consiste in una emozione, ma in una decisione. Non nasce come evento improvviso, ma come un percorso. Tutto quello che legherete o che scioglierete sulla terra, lo sarà anche in cielo. «Il potere di perdonare il male non è il potere giuridico dell'assoluzione, è il potere di diventare una presenza trasfigurante anche nelle esperienze più squallide, più impure, più alterate dell'uomo». È il potere conferito a tutti i fratelli di diventare presenza che de-crea il male, con gesti che vengono da Dio: perdonare i nemici, trasfigurare il dolore, immedesimarsi nel prossimo: è l'eternità che si insinua nell'istante. A noi cristiani è indicata la via della concordia, conosciamo tutti la nostra fragilità umana, capace di offendere e pronta a sentirsi offesa, poco disposta a quella medicina che è la comprensione e il perdono. Basta un nulla, a volte, per renderci nemici o estranei. La frase più diffusa, in questi casi, è 'me la pagherai'. Non ci resta che pregare per ottenere quella generosità di cuore, non solo per non recare offesa al prossimo, ma ancor più per donare amore a chi ci fa del male. In altre parole, mettere in pratica la Parola del Padre nostro: "...RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI".

Pagine : 1234»