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Il Santo Rosario rappresenta il cammino compiuto in terra dalla Sacra Famiglia: dall'annunciazione dell'angelo a Maria alla Sua assunzione ed incoronazione in Cielo. Maria di Nazareth ne ha spesso chiesto la recita quotidiana. Esso è lo strumento ideale per entrare in "sintonia" con la realtà spirituale che ci circonda, con Dio stesso. Questa preghiera avvicina a Dio perché per sua natura ci pone a meditare sui misteri di Dio. Recitare il Santo Rosario equivale a meditare tutte le tappe più significative della venuta di Gesù sulla terra, questa meditazione quotidiana favorisce una più attenta riflessione sulla natura umana e, allo stesso tempo, divina di Gesù. Il Rosario è il canale di comunicazione preferito da Maria. Meditare sulle tappe della vita terrena della Sacra Famiglia ci aiuta a comprendere meglio i loro insegnamenti e nello stesso tempo ci permette di instaurare un "dialogo" spirituale con i Sacri Cuori di Maria e di Suo Figlio Gesù.
L'Angelo ci fa ascoltare la voce di Dio; secondo la Bibbia la sua presenza accanto a noi non ha altro scopo che di metterci in relazione con lui. E Dio dice: "Ascolta la sua voce, non ribellarti a lui; egli non ti perdonerebbe, perché il mio nome è in lui". Se siamo docili a questa voce interiore, che è la voce stessa di Dio, siamo condotti progressivamente a una unione profonda con il Signore, simboleggiata nella Bibbia dalla entrata nella Terra promessa, il paese dove scorrono latte e miele, dove Dio prepara tutti i beni della salvezza.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud? Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così: “Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”. Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Il Centurione ha contratto presso il Signore un debito di giustizia. Lui ama il suo popolo. Ha costruito per esso la sinagoga. È questo un grandissimo gesto di amore e di rispetto sia verso Dio che verso i figli di Israele. Può Gesù non corrispondere con l'amore ad un amore così grande? Lui è figlio del popolo del Signore. Il centurione anche per Lui ha costruito la sinagoga, permettendogli di poter onorare il Signore come conviene. Potrà Gesù essere sordo al grido di pietà che sgorga da un cuore affranto che non cerca cose per lui, ma per un suo servo? Anche questa preghiera è frutto del suo grande amore per gli altri? Potrà essere Gesù superato nell'amore da un pagano? Mai Dio si lascia vincere in amore e sempre assolve ogni debito di giustizia. Gesù lo ha detto: "Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia". A quest'uomo, che ha vissuto e vive la misericordia è dovuta ogni misericordia celeste. Ma il centurione non è solo uomo di grande carità, lo è anche di profondissima fede. Lui vede Gesù come la persona alla quale tutto il creato obbedisce. Gesù non deve muoversi. Basta che Lui dica una parola e il suo servo sarà guarito? Grande è la sua fede!
La Benevolenza è propria di chi vuole il bene dell'altro. Anzitutto è un aspetto dell'amore di Dio, il quale, essendo sommo Bene e sorgente del bene, vuole il bene dell'uomo. Vivere la benevolenza è, pertanto, un invito a vivere a oltranza quei sentimenti di equità, di compassione, di compartecipazione e di condivisione, che rendono la vita piacevole e degna di essere vissuta. L'inizio di tutto questo avviene prendendo coscienza che anche noi siamo «l'altro», e che dobbiamo mostrargli rispetto, mettendoci un po' di gentilezza con chi ci vede come «l'altro» da sé. Non si tratta allora di proporre un metodo, o una pratica per diventare benevoli, né basta confrontare la benevolenza cristiana con quella di altre correnti religiose, in particolare orientali. La benevolenza è frutto dello Spirito, è l'esito di una trasformazione generata dal bisogno innato che ognuno ha dell'«altro»... questo ci è chiesto di ricordare.
“Chi si umilia sarà esaltato”. Come possiamo noi mettere in pratica questa frase del Vangelo? Dovremmo darci come obiettivo la carità primordiale del Vangelo e cercare di servire tutti quelli che incontriamo. Ogni persona è nostro Signore, e in ognuna di esse noi abbiamo il privilegio di servire Gesù.
La porta stretta non vuole impedire l'entrata, ma rivela che solo chi sa lottare, solo chi sa che la meta è il regno di Dio, potrà oltrepassarla. Solo chi si sforza continuamente per diventare migliore e far diventare migliori gli altri ha una reale chance di entrare.
Celebriamo Giovedi, 15 la festa Dell'Assunta, il mistero dell’Assunzione. Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo. La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo. L’Apocalisse ci mostra “un segno grandioso del cielo”: la Donna che ha il sole per mantello, e una corona di stelle. Invincibile con la grazia di Dio di fronte al nemico primordiale. “Figura e primizia della Chiesa”. Primizia nel dolore della maternità al servizio della Redenzione. Primizia nel destino della gloria. Da lì, nel focolare della Trinità, Maria ci aspetta tutti per vivere e cantare con lei la nostra riconoscenza alla Grazia di Dio. La beatitudine divina e umana della Salvezza. Il suo eterno Magnificat.
La Parabola che Dio ci rivolge ha sempre il potere di entrare nella nostra vita. La Parabola del ricco ci mostra l'uomo intento solo ad accumulare ricchezze, ignaro della morte improvvisa che incombe su di lui. Bisogna arricchirsi davanti a Dio per non restare schiavi delle cose del mondo.
La gioia scaturisce dalla consapevolezza di essere amati. Amati da Dio. Amati da sempre e per sempre. Amati e salvati. Salvati a caro prezzo.Lo Spirito Santo è "Spirito di Verità": ci rivela la verità dell'uomo, ci guida a scoprire che noi esistiamo perchè amati da Dio, sognati da Dio, voluti da Dio. La gioia è frutto dello Spirito Santo perchè è frutto dell'amore, e lo Spirito è Amore.
Gli Apostoli sono in mare, sulla barca con Gesù. "Ed ecco scatenarsi dice il Vangelo una tempesta violenta". Per chi si trova su una barca quando viene una tempesta non ci sono alternative: bisogna affrontare il pericolo, non è possibile fuggire. E soltanto possibile la preghiera; e gli Apostoli ricorrono alla preghiera. Gesù dormiva. accostatosi a lui, lo svegliarono dicendo: "Salvaci, Signore, siamo perduti"". E Gesù, "levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia". Però Gesù fa un rimprovero agli Apostoli. La loro preghiera non era animata da una grande fede, ma piuttosto da una grande paura. "Perché avete paura – dice Gesù – uomini di poca fede?". Se ci siamo imbarcati con Gesù, non dobbiamo aver paura: non abbiamo niente da temere. L'importante è proprio essere imbarcati con Gesù anche se lui sembra dormire, se è presente siamo sicuri. Questo non vuoi dire che avremo una esistenza tranquilla, al riparo da ogni sofferenza, da ogni prova; ma vuol dire che siamo sicuri dell'aiuto del Signore e della vittoria finale.
Onoriamo e adoriamo oggi il “Corpo del Signore”, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini, fatto cibo per sostenere la nostra “vita nello Spirito”. Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci per nutrire la folla che lo seguiva: il cibo fisico agisce in me anche quando non ci penso, anche quando dormo si trasforma in carne, sangue, energie vitali. Il cibo spirituale è diverso: è efficace se io collaboro con Cristo, che vuole trasformare la mia vita nella sua. L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. I nostri rapporti con Dio sono avvolti nel mistero: ci vuole un gran coraggio e una grande fede per dire: “Qui c’è il Signore!”. Se guardo a me stesso, mi trovo sempre piccolo, imperfetto, peccatore, pieno di limiti. Eppure Dio mi ama, come ama tutti gli uomini, fino a farsi nostro cibo e bevanda per comunicarci la sua vita divina, farci vivere la sua vita di amore.
Davanti all’ostilità del mondo, Gesù ricorda ai discepoli, e a noi oggi, che saremo esposti allo scandalo, sentiremo la tentazione di disertare, proveremo il dubbio, lo scoraggiamento. Ed è in questo preciso momento che lo Spirito di verità, il Paraclito interverrà: darà testimonianza di Gesù nel cuore dei suoi discepoli, li confermerà nella fede e li inviterà a rimanere fedeli nella prova.
La tristezza è un impedimento per ogni bene. Avere i piedi legati è un impedimento per la corsa, così la tristezza è un ostacolo per la contemplazione. Colui che è avvinto dalla tristezza è vinto dalle passioni e come prova della sconfitta viene addotto il legame. Infatti la tristezza deriva dall'insuccesso del desiderio carnale poiché il desiderio è congiunto a tutte le passioni. Chi vincerà il desiderio vincerà le passioni e il vincitore delle passioni non sarà sottomesso dalla tristezza. Il temperante non è rattristato dalla penuria di cibo, né il saggio quando raggiunge una folle dissolutezza, né il mansueto che tralascia la vendetta, né l'umile se è privato dell'onore degli uomini, né il generoso quando incorre in una perdita finanziaria: essi evitarono con forza, infatti, il desiderio di queste cose: come infatti colui che è ben corazzato respinge i colpi, così l'uomo privo di passioni non è ferito dalla tristezza.
Era il 13 maggio 1917 quando Lucia, Francesco e Giacinta, tre ragazzi di 10, 9 e 7 anni di un paesino di nome Fatima in Portogallo, videro su un leccio «una signora tutta vestita di bianco, più splendente del sole». Il suo volto era molto bello, dalle mani giunte in atto di preghiera pendeva il rosario. La bianca Signora chiese ai ragazzi di tornare in quel luogo ogni tredici del mese da maggio a ottobre. Nel corso delle apparizioni, sei in totale, la Vergine, tramite i ragazzi, invitò pressantemente gli uomini alla preghiera, alla conversione e alla penitenza. Secondo quanto scriveva suor Lucia nel suo libro I ricordi, la Madonna fece vedere ai ragazzi l'orrore dell'inferno per mostrare il pericolo che incombeva sugli uomini. Vi si poteva sfuggire diffondendo nel mondo la devozione al cuore immacolato di Maria, che sconfiggerà i persecutori della Chiesa che uccidono il Papa, i vescovi, i fedeli.
Caterina da Siena, patrona dell'Italia e dell'Europa, veglia e prega per noi, oggi e ci invita a rimboccarci le maniche, col suo piglio tutto toscano di donna infiammata dall'amore per lo Sposo. Ascoltiamola. È sorprendente vedere come lo Spirito agisca nella Storia, suscitando carismi nei momenti di maggiore difficoltà nella Chiesa. In particolare agisce quando, a causa del peccato e dell'incoerenza dei pastori, il gregge rischia di sbandarsi. E quando i pastori non ascoltano più la sua voce e pascono se stessi, ecco che lo Spirito si innervosisce e manda santi a raddrizzare la situazione. In un momento storico in cui il papato era inesorabilmente scivolato fra le maglie della politica arraffona dei potenti dell'epoca, Caterina, donna, illetterata, cittadina di una minuscola e fiera città toscana, alza forte la sua voce in nome di Cristo che le appare e dialoga con lei. Così richiama tutti alla verità: senza peli sulla lingua rimprovera i re arroganti e litigiosi, i cardinali che pensano solo ai denari, il papa, dolcissimo Cristo in terra, che, però, ha abbandonato Roma per Avignone. Con straordinaria originalità, Caterina si lascia condurre dal Signore e, attraverso continue apparizioni, diventa punto di riferimento equilibrato, pieno di buon senso spirituale per il suo tempo. E per ogni tempo che ha bisogno di persone come lei!
Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime, e specialmente per i poveri peccatori. Riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie Divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto”
La dinamica di parola e silenzio, che segna la preghiera di Gesù in tutta la sua esistenza terrena, soprattutto sulla croce, tocca anche la nostra vita di preghiera in due direzioni. La prima è quella che riguarda l’accoglienza della Parola di Dio. E' necessario il silenzio interiore ed esteriore perché tale parola possa essere udita. E questo è un punto particolarmente difficile per noi nel nostro tempo. Infatti, la nostra è un’epoca in cui non si favorisce il raccoglimento; anzi a volte si ha l’impressione che ci sia paura a staccarsi, anche per un istante, dal fiume di parole e di immagini che segnano e riempiono le giornate. La grande tradizione patristica ci insegna che i misteri di Cristo sono legati al silenzio e solo in esso la Parola può trovare dimora in noi, come è accaduto in Maria inseparabilmente donna della Parola e del silenzio» . Il silenzio è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita. Quindi la prima direzione: reimparare il silenzio, l'apertura per l'ascolto, che ci apre all'altro, alla Parola di Dio.
L'uomo che giudica manifesta un bisogno proprio. Ma non ci pensiamo sia se riceviamo un giudizio, sia se lo esprimiamo su altri. Quando giudico qualcuno sto gridando il mio bisogno di sentirmi superiore e migliore, forse perché non sono mai stato apprezzato per quello che sento di valere. Prima di agire, di parlare dovremmo chiederci il perché lo vogliamo fare. Gesù è abile in questo: difende la peccatrice nel Vangelo ( Gv 8,1-11) non per giustificare il suo peccato, ma per chiedere, a chi si fa giudice, di pensare ai propri peccati prima di commetterne un altro che all'apparenza vorrebbe pulire la propria coscienza, ma in realtà la sporca ancora di più.
La fede è la forza della vita. Se l’uomo vive, significa che in qualcosa crede. Se non credesse che bisogna vivere per qualche cosa, egli non vivrebbe. Se non vede e non capisce l’illusorietà del finito, egli crede in questo finito; se capisce l’illusorietà del finito, egli deve credere nell’infinito. Senza la fede non si può vivere. Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma sempre credere.
1a Domenica di Quaresima: "è il tempo per ritrovare la rotta". Papa Francesco ci dà un'indicazione concreta: guardare il Crocifisso. Gesù in croce è la bussola della vita, che ci orienta al cielo. Abbiamo bisogno di liberarci dai tentacoli del consumismo e dai lacci dell'egoismo, dal voler sempre di più, da non accontentarci mai, dal cuore chiuso ai bisogni del povero. Gesù, che sul legno della croce arde di amore, ci chiama ad una vita infuocata per Lui, che non si perda fra le ceneri del mondo, una vita che brucia di carità e non si spegne nella mediocrità. Solo così saremo nella gioia. Buona Quaresima
Il mercoledì delle ceneri ci introduce nel grande tempo della Quaresima. Ogni anno il Vangelo ci ricorda che il punto di partenza di ogni vera conversione è la memoria profonda di chi siamo. Da sobri possiamo dire davvero il nome della nostra povertà e predisporre il nostro cuore alla Pasqua. Facciamo spazio nel cuore attraverso la preghiera, il digiuno, e l'elemosina per la venuta del Signore. E percorrendo questo binario arriveremo diritti a Gerusalemme, e attraverso il Calvario giungeremo al Sepolcro vuoto. Buona quaresima
La vera grandezza d'animo è quella che ci insegna Gesù, il Signore."Amare Sempre" Lui è il vero testimone dell'amore, del dono di sé, del perdono pieno, della non violenza continua, dell'umiltà e della mitezza di cuore. Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. Sono autentiche parole di un mondo diverso, di un'esperienza divina, di ciò che lo Spirito del Signore opera in Gesù e in tanti veri discepoli di Lui. Vorrei che in tutti ci fosse il desiderio profondo di camminare su questa strada, di provare a vivere così, di credere all'ideale più grande che il Signore ci offre e ci dona: l'amore vero, verso tutti, nelle piccole e nelle grandi cose. Qualcuno potrebbe dire: ma è difficile. Se ci lasciamo trasformare da Dio nella fede, nella preghiera, nella pratica dell'amore, sperimenteremo che nulla è impossibile a Dio
San Giovanni nella sua prima lettera, ci fa vedere che la ragione dell'omicidio commesso da Caino è la malizia, la malvagità. L'innocente è ucciso dal malvagio, è odiato perché compie il bene: "Caino era dal maligno e uccise il suo fratello. E per qual motivo l'uccise? Perché le opere sue erano malvage, mentre quelle di suo fratello erano giuste" La storia di Caino e Abele possiamo applicarla anche a noi stessi, dato che ciò che è vero per Caino lo è anche per noi: quando proviamo odio per gli altri, quando ci troviamo in contrasto con gli altri non è perché loro fanno il male, ma perché noi non siamo buoni, noi siamo malvagi e, vedendo che essi sono migliori di noi, non riusciamo più a sopportarli. Dobbiamo essere molto attenti a questa tentazione. Quando avvertiamo in noi pensieri di violenza, di opposizione, chiediamoci con sincerità: "Perché ho questi pensieri? E perché gli altri sono cattivi, o perché io non sono abbastanza buono?". Spesso la risposta è la seconda: siccome non sono abbastanza buono, ho pensieri di violenza, cioè di intolleranza, di antipatia, di invidia, in fondo, il Signore ci dice che non dobbiamo avere pensieri di violenza neppure quando gli altri sono cattivi: dobbiamo essere noi migliori, per vincere il male con il bene.
Almeno la frangia del mantello. Agli ammalati basta toccare quella. Si accontentano di poco, tanta è la loro sofferenza e disperazione. Solo chi è stato toccato dalla malattia sa quanta disperazione può spingere una persona a trovare una soluzione. Solo la frangia. Gesù ha compassione di loro, ma, attenti bene, Gesù non è e non vuole essere scambiato per un santone, per un guaritore come tanti ne giravano in quei tempi (e oggi). Sono migliaia gli ammalati che incontra ma pochi sono guariti. Gesù conosce un verità disarmante: la salute è importante, ma non è sufficiente. Più della salute cerchiamo la salvezza che è l'armonia e la pienezza del cuore. Cerchiamo di toccare la frangia del mantello del Signore, i tanti segni della sua presenza che oggi incontreremo e che solo uno sguardo bisognoso, un cuore assetato riesce a riconoscere.
“La bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata”: In altri termini la bestemmia contro lo Spirito Santo è quella di coloro, che non solo chiudono gli occhi davanti alle opere di Dio, ma le respingono ostinatamente, attribuendole al demonio, volendo così identificare lo Spirito Santo con lo spirito maligno, come facevano i farisei. Chi infatti attribuisce al diavolo le opere della bontà e della grazia di Dio, in certo modo fa di Dio un demonio, come dice S. Atanasio, e di più si mette a combattere contro quella stessa bontà che è la sorgente del dono della conversione del cuore e della penitenza. Secondo la classificazione catechistica i peccati contro lo Spirito Santo, sono sei: l’impugnazione della verità conosciuta e l’invidia della grazia altrui, la disperazione della salvezza e la presunzione di salvarsi senza merito, l’ostinazione nel peccato e l’impenitenza finale.
Santa Agnese ci mostra oggi la vittoria dell'amore. Ma qual è questa vittoria? L'amore di Dio secondo san Paolo è l'amore cristiano cioè mai separato dall'amore del prossimo ed è bellissimo vederlo nei martiri. Malgrado le persecuzioni essi non sono mai venuti meno a questo amore più forte dell'odio. In modo speciale essi hanno riportato la vittoria dell'amore sull'odio non rinunciando mai ad amare i loro persecutori.
«Lui vi battezzerà...» La sua forza è battezzare, che significa immergere l'uomo nell'oceano dell'Assoluto, e che sia imbevuto di Dio, intriso del suo respiro, e diventi figlio: a quanti l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. Se ogni mattina potessi immaginare di nuovo questa scena: il cielo che si apre sopra di me come un abbraccio, un soffio di vita e un calore che mi raggiungono, il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio, amore mio, mia gioia, sarei molto più sereno, sarei sicuro che la mia vita è al sicuro nelle sue mani, mi sentirei davvero figlio prezioso, che vive della stessa vita indistruttibile e generante. Feriti dal peccato, purificati dal battesimo, noi oscilliamo fra i due estremi, entrambi attraenti, del male e della santità. E questo si vive nella quotidianeità più umile. Ad ogni passo possiamo scegliere Dio e il suo amore, o, viceversa, rifiutarlo. Seguire le orme di Gesù, significa assicurarsi un cammino che, nonostante sia stretto e sassoso, conduce alla vita eterna, alla vera beatitudine.
L'Epifania è una festa importante nel ciclo liturgico del Natale perché è la manifestazione di Gesù a tutti i popoli, simbolicamente rappresentati dai Magi, che offrono oro (che significa regalità di Cristo), incenso (divinità di Gesù), mirra (umanità del Signore). Questa ricerca di Dio comporta fatica. I pastori devono vincere il torpore della notte, liberarsi dal tepore dei loro mantelli, incamminarsi nella notte. Per i Magi il cammino è più duro: a volte la stella si oscura, scompare alla loro vista, incontrano persone che «sanno», ma che rimangono nell'indifferenza o che, pur turbate, non si uniscono a loro nella ricerca del neonato re dei giudei. Anche per noi ci sono momenti di buio, di paura, di turbamento, di dubbio. Si può rimanere nella nostra religiosità, nei nostri riti, nelle nostre comodità senza muoverci. Perché muoverci? Perché rischiare? Se non ci muoviamo e se non cambiamo vita vivremo nei nostri pregiudizi, nel nostro egoismo, nel nostro orgoglio. Se non adoriamo Dio, e solo Dio, non saremo mai un segno di Dio per il mondo. Coraggiosamente togliamo il lievito di Erode dalla nostra vita, rinunciamo al potere, all'orgoglio, al piacere personale, agli agi e alle comodità e, come dice il profeta Isaia: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te».
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.

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