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Archivio Pensieri |
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| Liberare le morti di oggi: tanti spiriti di morte, tanti spiriti immondi. Ma la morte non è quella morte che si presenta: essa è posseduta. Va liberata da Colui che solo può ridonare alla morte la sua identità.
Il mondo di oggi è pieno di spiriti di morte che impauriscono e con prepotenza agiscono dentro e attorno al cuore di ognuno; ma questi spiriti indemoniati che possiedono la morte mostrano anche che al di là della morte c'è una liberazione, una possibilità che adesso ancora non c'è.
L'incontro con Gesù fa fremere la morte, la agita e la suscita al desiderio della liberazione da questi spiriti e da questi demoni che la vogliono tenere legata con ceppi e catene.
L'indemoniato del Vangelo (Mc. 5 1,20) rappresenta tutte queste morti che giacciono ogni giorno nel nostro cuore, questa Legione di morte che deve essere liberata dalla morte, e recuperare la sua dignità: una morte libera da ogni catena, da ogni ceppo, e sopratutto, dallo spirito di morte.
Ecco allora che l'episodio evangelo ci richiama il senso che Gesù dona all'incontro con la morte, riequilibrandola nel cammino della nostra vita. |
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| "Convertitevi..." Cioè, rendiamoci conto che stiamo vivendo male, e non è questa la strada che Dio ci ha indicato. Siamo chiamati a ben altro. Siamo figli di Dio! Abbandoniamo il peccato e viviamo da veri figli di Dio.
Gesù ci dice: "Convertitevi e credete al Vangelo". Per credere bisogna convertirsi. Diversamente continuerò a darmi ragione, a trovare giustificazioni per i miei sbagli, per i miei peccati. Continuerò a guardare e servire me stesso. Credere al Vangelo significa porre la mia attenzione e la mia fiducia a Gesù. Guardare il suo volto, accettare di incrociare i suoi occhi. Ascoltarlo davvero. Credere coincide con obbedire. Non basta certamente sapere che Dio esiste, non basta riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio. Anche il diavolo, urlando negli indemoniati che incrociano il Messia, riconoscono che Gesù è il Figlio dell'Altissimo, ma non si sottomette, non obbedisce, non ascolta, non si converte per credere. Ma tu, credi al Vangelo, tratta Dio da Dio, metti in gioco la tua vita: ama! Ama fino a fidarti così fortemente di Gesù da decidere di seguirlo, di vivere con Lui e come Lui. |
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| Oggi più che mai dobbiamo riflettere per cercare di modificare i nostri comportamenti e far tesoro di quanto ci ricorda Paolo Apostolo nella prima lettera ai Corinzi Un testo che ci richiama alla purezza del corpo e della mente. Dobbiamo essere lontani dall’impurità. Quanto è attuale oggi questo messaggio, in un contesto di decadimento dei valori e dello stesso pudore. Il dato teologico che qui emerge con chiarezza è che l’uomo non è un ammasso di cellule, non è un caso, non è un insieme di organi, né è finalizzato solo a determinate funzioni del mangiare, bere, godersi la vita, ma il corpo è tempio dello Spirito Santo, verso il quale dobbiamo avere grande rispetto. Capire questo significa impostare la propria vita temporale e materiale su altri valori avendo a cuore il rispetto della dignità della persona umana, dal suo concepimento fino al suo naturale termine.
In un mondo di tanti falsi maestri e profeti che corrompono e distruggono la dignità delle persone, vogliamo riaffermare la nostra fede e l’abbandono totale nell’unico vero Maestro che è Cristo Signore.
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| Il nostro Battesimo ci libera da quello stato di figli orfani di padre e senza domani. Nel Battesimo, con il segno dell'acqua, che il sacerdote versa sul nostro capo, di fatto rinasciamo alla vera vita e entriamo a pieno diritto nel numero dei figli del Padre. Dal Battesimo, dovremmo, prima con l'aiuto dei nostri cari e poi, diventati adulti, consapevolmente e responsabilmente, impostare la vita come un cammino verso il Cielo, accogliendo la Grazia della Presenza del Padre nella nostra esperienza su questa terra, per vivere nella fede la nostra quotidianità, motivando pensieri, parole e gesti con la carità stessa di Gesù,. Diventare figli di Dio nel Battesimo, inevitabilmente chiede di vivere continuamente la dignità donataci." Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto; possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un'ala soltanto. L'altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato un'ala sola, perché io fossi tuo compagno di volo."
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| Ha inizio, oggi, un nuovo anno. Come sarà? Che cosa ci riserverà? Sono le domande di sempre. La risposta è nella mente di Dio. Nel segno della fede e della benedizione del Signore siamo comunque disposti, in quanto credenti, ad accogliere con umiltà e gratitudine il tempo e i giorni che vorrà regalarci, partecipando fin d'ora a costruire il nostro avvenire. In che modo? Maria, di cui celebriamo quest'oggi la divina maternità, sia il nostro modello. |
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| Celebrare il Natale, in verità significa lasciarsi abitare da Gesù. Dio chiede che il nostro cuore sia una 'mangiatoia' tutta libera per Lui: una mangiatoia che rivela sì le nostre debolezze e miserie, ma anche il desiderio che Qualcuno, l'Amore, la Gioia, la Pace, la occupino, per sentire il gusto di essere creature di Dio, che Lui ama tanto, ma proprio tanto, come il Dono del Natale, Suo Figlio, ci rivela.
In questa dimensione di fede, non può non infastidire quel grande frastuono che il mondo fa attorno al Natale: un frastuono che soffoca il silenzio della grotta. Ed ancora di più amareggia che ad avere la meglio sia il mercato, rendendo così il Natale una festa di soli doni... consumistica.
Il nostro cuore, le nostre famiglie, il mondo, hanno bisogno di cedere il passo a Dio, che è tra noi.
È in un clima di semplicità e di fede che si può fare esperienza vera e profonda della gioia.
Madre di Gesù, veniamo a te con l'atteggiamento dei bambini che si rivolgono alla loro mamma.
Celebrando il Natale di tuo Figlio, fa' che possiamo gustare la pace che gli Angeli annunziarono nel silenzio della Notte Santa. Grazie.
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| Il mondo intero è nell'attesa e la nostra stessa preghiera deve essere protesa verso la venuta del Signore. In questo: "Vieni, Bambino Gesù", la nostra preghiera dovrebbe far proprie tutte le attese, le sofferenze fisiche e morali dell'umanità che vive accanto a noi. La sua venuta è, per ciascuno di noi, una realtà viva: " Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, verrò da lui cenerò con lui ed egli con Me". Se lasciamo entrare il Bambino, ci farà partecipi dei suoi doni e dei suoi beni: dirà una parola a ciscuno di noi. Questa parola si rivolge a tutti, senza distinzioni e condizioni. Nonostante i nostri peccati passati, la nostra mediocrità, l'insensibilità spirituale, basta credere all'Amore. La grazia di Dio può porre rimedio a tutto. Auguri e Buon Natale da tutti i componenti del "Centro Regina della Pace". |
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| La gioia è la parola "chiave" di questa liturgia domenicale, ma essa stessa è il "passpartout" cioè una chiave capace d'aprire la porta di ogni cuore umano per illuminare e riscaldarne la vita. È anche una chiave di volta, che consente all'arco dei nostri giorni di reggersi e di sostenere il peso di qualunque cosa lo sovrasti. Una vita senza gioia è insopportabile, ci crolla addosso. Una fede senza gioia è come una canzone senza musica, come un violino senza corde, come un cibo senza sapore, come una terra deserta senza vegetazione. "State sempre lieti… in ogni cosa rendete grazie. Questa, infatti, è la volontà di Dio verso di voi". Per vivere nella gioia bisogna recuperare la ragione, il buon senso, il senso della collettività, del bene comune, della giustizia, dell'onestà, del pudore. Le insicurezze esistenziali e le crisi strutturali sono dovute alla mancanza di rapporto con Dio. Questa mancanza genera alienazione e insoddisfazione in se stessi, indifferenza o prevaricazione riguardo agli altri. Senza la relazione con Dio il mio "io" diventa un ridicolo assoluto e la mia vita si ammala di "relativismo".
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| È necessario sapere dove vogliamo andare, che cosa o chi, vogliamo trovare. Perché è certo: il tuo cuore troverà ciò che cerca. Che cosa dunque cerchi in questo Natale? A Natale ci arriverai, come tutti, ma che cosa desideri trovare? Puoi cercare cose, oppure puoi cercare davvero una persona: Gesù. E se lo cerchi, Lui si farà trovare! Avvento significa ritagliarsi uno spazio per l’attesa e per l’ascolto. Cominciamo a ‘raddrizzare’ quello che è storto: dentro di noi e accanto a noi. Cominciamo a ‘colmare’ gli avvallamenti che incontriamo. Doniamo gesti di consolazione e di solidarietà, di comprensione e di perdono. Sarà «inizio» di una vita più bella, più gioiosa e più significativa. Buon cammino!
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| Iniziamo il tempo di AVVENTO con un richiamo deciso alla vigilanza. Il cristiano è colui che vive nell'attesa del suo Signore per questo sa vigilare e perseverare. Accendiamo oggi la prima candela della corona dell'Avvento: Accendiamo, Signore, questa luce, come chi accende la sua lampada per uscire, nella notte, incontro all'amico che viene. In questa settimana vogliamo alzarci per aspettarti preparati, per riceverti con gioia. Molte ombre ci avvolgono. Molte lusinghe ci addormentano. Vogliamo rimaneri svegli e vigilanti, perchè tu ci porti la luce più chiara, la pace più profonda, la gioia più vera. Vieni, Signore Gesù! |
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| Qual'è lo Spirito perfetto? E' quello del "nulla", che ha riposto la sua speranza in Dio solo, dopo aver deposto la pesantezza delle tre concupiscenze: La concupiscenza della carne (impurità), la concupiscenza degli occhi (avidità), l'orgoglio della vita (superbia). San Giovanni della Croce ci mette in guardia dal pericolo di voler raggiungere l'unione con Dio (la perfezzione) sbagliando strada. Lo Spirito imperfetto non progredisce perchè: o si insabbia, o finisce in caverne senza luce, mentre lo Spirito perfetto si innalza fino a Dio. (s. Giovanni della Croce) |
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| Il discepolo di Cristo non deve soltanto custodire la fede e vivere di essa, ma anche professarla, darne testimonianza con franchezza e diffonderla:"Dobbiamo tutti essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini, e a seguirlo sulla via della Croce...". |
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| La pace del cuore viene spesso turbata dalle preoccupazioni esagerate per beni che sono passeggeri. Di questi meno se ne sente la mancanza più si è vicini a Dio. |
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| Il giorno dedicato ai defunti, ci invita a portare un fiore su una tomba che è un segno di speranza e di fede. Fermati un istante sulla tomba dei tuoi cari e condividi con loro e per loro, un istante di preghiera. Condividilo anche con la tua famiglia, con i figli e i nipoti, perchè non serve occultare la morte e le domande che essa ci pone, ma è opportuno aprire il nostro cuore alla grazia di Dio che dona consolazione e fiducia. |
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| Quando parliamo di Amore parliamo di Dio. L'Amore non è qualcosa, è Qualcuno! Permetti a Dio di entrare come "SIGNORE" nella tua vita e allora conoscerai l'Amore: "Se conoscessi il dono di Dio... Lui diventerà sorgente in te". Lui ti trasforma, Lui t'inebria, Lui ti colma d'infinito. amare Dio significa riconoscerlo, capire che è PADRE. Egli ci domanda di affidargli la nostra libertà, per inondarci dei suoi doni, della sua Vita, del suo Santo Spirito. Ci rende Uno nel FIGLIO. Solo l'Amore ci realizza e ci rende felici, perchè DIO è AMORE! |
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| "La Parola di Dio cresce e si diffonde". L'uomo contemporaneo è spesso confuso e non riesce a trovare risposta a tanti interrogativi che agitano la sua mente in riferimento al senso della vita e alle questioni che albergano nel profondo del suo cuore. L'uomo non può eludere queste domande che toccano il significato di sé e della realtà, non può vivere in una sola dimensione! Invece, non di rado, viene allontanato dalla ricerca dell'essenziale della vita, mentre gli viene proposta una felicità effimera, che accontenta per un momento, ma lascia, ben presto, tristezza e insoddisfazione. Invece dobbiamo sempre credere nell'umile potenza della Parola di Dio e lasciare che Dio agisca in noi! " La Parola di Dio continua a crescere e a diffondersi". Nel mondo, anche se il male fa più rumore, continua a esserci il terreno buono. PAPA BENEDETTO XVI |
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| L'amore, non guarda al proprio interesse, non cerca il proprio tornaconto. Non gira attorno a se. Non deve affermare se stesso, poichè semplicemente esiste. Non usa l'altro a proprio vantaggio, ma serve l'altro. Chi sente in se l'amore. è libero. Non si paragona all'altro. E' contento di se. Il suo cuore non è lacerato dalle passioni. |
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| 1 Il frutto del silenzio è la preghiera. 2 Il frutto della preghiera è la fede. 3 Il frutto della fede è l'amore. 4 Il frutto dell'amore è il servizio. 5 Il frutto del servizio è la pace. Questi cinque chicchi, sono come le stelle che dovrebbero accendersi nel cielo della vita di un cristiano: silenzio, preghiera, fede, amore, servizio, pace. |
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| Come possiamo fare silenzio per ascoltare Dio? Partire da una base, e cioè: lettura e meditazione del Santo Vangelo, partecipazione ai Sacramenti, preghiera anche come orazione, come colloquio spontaneo col Signore, fedeltà alla Chiesa. Già tutte queste cose possono aiutarci ad alimentare il rapporto intimo, personale con Dio, e ci avviano ad un progressivo mettere a tacere le nostre passioni, i nostri impeti di carattere, la nostra stessa volontà. "Il silenzio è appunto la condizione ambientale che meglio favorisce il raccoglimento, l'ascolto di Dio, la meditazione. Già il fatto stesso di gustare il silenzio, di lasciarsi riempire dal silenzio, ci predispone alla preghiera".Cosi, ci apriamo a Lui e Lui si fa ascoltare. |
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| Quando l'amore vi chiama, seguitelo, anche se le sue vie sono ardue e ripide. L'amore non dona che a se stesso e non prende se da se stesso. Non possiede, nè vuole essere posseduto. Quando amate non dovreste dire:"Dio è nel mio cuore," ma piuttosto;"Io sono nel cuore di Dio." E non pensiate di poter dirigere il cammino dell'amore; sarà Lui che indirizzerà il vostro cammino, se vi riterrà degni. (Il Cibran) |
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| L’esaltazione della santa Croce ci fa conoscere un aspetto del suo cuore che solo Dio stesso poteva rivelarci: la ferita provocata dal peccato e dall’ingratitudine dell’uomo diventa fonte, non solo di una sovrabbondanza d’amore, ma anche di una nuova creazione nella gloria. Attraverso la follia della Croce, lo scandalo della sofferenza può diventare sapienza, e la gloria promessa a Gesù può essere condivisa da tutti coloro che desideravano seguirlo. La morte, la malattia, le molteplici ferite che l’uomo riceve nella carne e nel cuore, tutto questo diventa, per la piccola creatura, un’occasione per lasciarsi prendere più intensamente dalla vita stessa di Dio. Con questa festa la Chiesa ci invita a ricevere questa sapienza divina, che Maria ha vissuto pienamente presso la Croce: la sofferenza del mondo, follia e scandalo, diventa, nel sangue di Cristo, grido d’amore e seme di gloria per ciascuno di noi.
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| È debito dell'uomo consacrare a Dio le primizie del giorno, dei pensieri e delle azioni... Bisogna che tutti gli atti della giornata abbiano il loro principio da Dio, che siano rivolti ad un fine buono e santo, e fatti con perfezione. «Ora se voi fate precedere, dice S. Efrem, dall'orazione le opere della vostra giornata e, uscendo dal vostro letto, prendete da essa il principio delle vostre azioni, difficilmente il peccato troverà adito nell'anima vostra. |
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| Il senso della nostra vita comunitaria si fonda sul sostenerci a vicenda, nell'esercizio del comando dell'Apostolo “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo (Ef. 5,21), per tendere a Dio con tutte le forze e disporre il proprio cuore alla pratica dei comandamenti evangelici.” Qui sentiamo la forza e la consolazione del vivere la propria ricerca di Dio in una piccola comunità, dove ognuno può essere consigliere e guida dell'altro e dove ogni fratello è responsabile del comune tenore di vita. Il sostenerci a vicenda nella ricerca di ciò che è gradito a Dio deve essere il clima costante della giornata. Lo stile di vita della nostra piccola comunità, in tutte le espressioni concrete del vivere quotidiano, vogliamo sia improntato alla semplicità ed alla sobrietà.
Dio abbia compassione di noi e ci conceda di servirlo con cuore retto insieme ai nostri fratelli in tutta umiltà, mansuetudine e pazienza, per conoscere l'amore di Cristo nell'edificazione del suo corpo, che è la Chiesa.
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| Un segno tangibile per essere un discepolo di Gesù è portare frutto . L’albero si riconosce dal frutto (Luca 6.43-44 ). Per poter portare del frutto bisogna dimorare in Cristo ed accogliere la sua Parola con onestà e sincerità e metterla in pratica. Luca 8.15
Quando si interrompe la comunione con il Maestro non è più possibile portare del frutto .
Nella vita del discepolo del Signore deve evidenziarsi : il frutto dello Spirito , cioè la più completa manifestazione del vero carattere del Maestro e, quindi, del suo insegnamento . Quando il frutto è pienamente maturo , non è più il discepolo che vive ma Cristo in lui. San Paolo ai Galati
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| La speranza è una forza che ci permette di camminare per le vie del Vangelo senza curarci della fatica e della paura, quando essa attanaglia il nostro cuore. La speranza ha un dinamismo molto significativo, poichè essa ci fa attendere quei beni che ci sono promessi, per ora, nella fede. Dio non t'inganna quando ti promette la redenzione e la felicità eterna. Si tratta di far si che tale speranza diventi la luce di ogni tua scelta ed esperienza nella vita, perchè anche gli altri siano illuminati da tale forza. Essa è trascinante, e presto anche i tuoi fratelli ne saranno conquistati. |
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| Se desideri che nel tuo spirito nasca la devozione, cresca l'amore di Dio e il desiderio delle cose divine, purifica l'anima da ogni appetito, attaccamento ed esigenza, di maniera che non t'importi nulla di nulla. Infatti come il malato, appena cacciato fuori l'umore cattivo, si sente bene in salute e sente nascere la voglia di mangiare, così tu, se ti curi come è stato detto, riacquisterai la salute di Dio: senza di ciò, invece, benché tu faccia molto, non ne trarrai profitto. (S. Giovanni della Croce) |
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| Il mondo sta andando in rovina, per questo è necessaria una nuova Pentecoste, una nuova ondata di fuoco di Spirito Santo che con il suo calore penetri e riscaldi il cuore degli uomini. Lo Spirito Santo è l'amore del Padre e del Figlio. È la Divina Carità che, uscendo dalla sua intima dimora, si espande su tutto il creato, sulle creature, e in modo speciale sul cuore degli uomini, per farne un piccolo Paradiso in terra, e poi trasportarli nei perenni gaudi del possesso di sé stessi in Paradiso. Questa è la missione dell'Eterno Divino Spirito che dona all'uomo. La Madonna in questo ultimo messaggio (25 luglio 2011) ci ricorda: Aprite i vostri cuori allo Spirito Santo perché tutto il bene che è in voi fiorisca e fruttifichi il centuplo. |
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| Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E cosi' tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà. (Benedetto XVI,) |
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| Il più bel credo è quello che prorompe dal tuo labbro nel buio, nel sacrificio, nel dolore, nello sforzo supremo di una infallibile volontà di bene: è quello che, come folgore, squarcia le tenebre dell’anima tua; è quello che, nel balenar della tempesta, ti innalza e ti conduce a Dio.
( Padre Pio ) |
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| " Nesuno ha mai visto Dio" è invisibile. Bisogna cercarlo con il cuore e non con gli occhi. Se vogliamo vedere Dio, per scorgerlo dobbiamo purificare lo sguardo. Cosa dice il Vangelo? "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio". Che nessuno immagini di contemplare Dio attraverso la brama dei propri occhi; nessuno lo immagini come un vegliardo venerabile. Niente di tutto questo! Per pensare a Dio e contemplarlo, bisogna ricordare che "Dio è amore". Quale volto ha l'amore? Quale forma? Quali dimensioni? Quali piedi? Quali mani? Nessuno lo può dire. L'amore ha dei piedi ma che portano alla chiesa; ha delle mani, poiché dona ai poveri, ha degli occhi perché scopre la necessità. Beato, dice il salmista, chi ha cura del povero e dell'infelice. Chi possiede la carità vede tutto con gli occhi del cuore. Signore, fà che iniziamo ad amare il prossimo e facci scoprire in te la sorgente di questo amore. |
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