Archivio Pensieri   
 
«Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Il mondo intero è nell'attesa e la nostra stessa preghiera deve essere protesa verso la venuta del Signore. In questo "Vieni, Bambino Gesù", la nostra preghiera dovrebbe far proprie tutte le attese, le sofferenze fisiche e morali dell'umanità che vive accanto a noi. La sua venuta è, per ciascuno di noi, una realtà viva: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, verrò da lui, cenerò con lui ed Egli con me». Se lasciamo entrare il Bambino, ci farà partecipi dei suoi doni e dei suoi beni; dirà una parola a ciascuno di noi.
La seconda domenica di Avvento presenta la figura di Giovanni Battista come segno della venuta della salvezza di Dio. La storia vive qui il suo culmine: il momento più atteso e più desiderato, il momento dell’annuncio del regno di Dio che comincia: il Messia sta per arrivare. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!Giovanni grida, non è timido Giovanni, ci mette tutta la sua voce e grida, grida forte. Il suo messaggio è evidentemente urgente e pressante anche oggi. L'Avvento ci deve far riscoprire attraverso la preghiera la relazione con Dio. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ecco che incontrando il Signore la nostra vita cambi, si trasformi, certo non improvvisamente, non in un giorno, ma lentamente, giorno dopo giorno, il tuo cuore viene modellato e plasmato, e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
Prima domenica di Avvento. Accendiamo oggi la prima candela della corona di Avvento: è la candela della SPERANZA. Non lasciamoci rubare la speranza: è una delle più forti e più belle espressioni che papa Francesco ci ha regalato in questi anni. Facciamola diventare stimolo di vita, e non solo oggi perché inizia l'Avvento, ma domani, e dopo domani, e domani ancora. Solo chi ha paura di vivere tiene lo sguardo sempre a terra: accettiamo, anche quest'anno, la sfida di rialzare il capo. «Maranathà, Vieni Signore Gesù!» Molta gente oggi, nonostante si dica cristiana, nemmeno sa di attendere il Signore! Invece è l'atteggiamento essenziale per dare un valore di qualità alla nostra vita quotidiana. Passiamo dunque dalla condizione di avere «cuori appesantiti in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita» a quella di avere «cuori saldi e irreprensibili nella santità davanti a Dio Padre nostro»!
I mercanti che Gesù scaccia dal tempio non riguarda il passato, e non riguardano persone diverse da noi. Gesù parla di noi, parla di quei mercanti che tutti ci portiamo dentro e rovinano la relazione con Dio applicando logiche matematiche di merito, di debito, di dare e avere. E' dentro di noi che dobbiamo liberare il tempio da venditori e mercanti. Dobbiamo ritrovare nel nostro cuore "una casa di preghiera". Un luogo, cioè, dove incontrare Dio e non dove comprare la Sua benevolenza. Le nostre vite o recuperano un sano rapporto con Dio oppure sono vite rubate, vite da ladri, vite che hanno conseguenze nefaste.
Siamo mendicanti che cercano la luce e la luce c'è ed è il Signore Gesù che passa nella nostra vita. Anche noi, prima o dopo, abbiamo trovato qualcuno che ce lo ha indicato, che ci ha detto: Passa Gesù il Nazareno! Ora siamo noi a dirlo a tutti i bisognosi di luce. E soprattutto riconoscere che la semplice preghiera, fiduciosa e non affettata, è il collirio che ci restituisce la vista. Gesù, fa' che possa "guardare in alto, levare gli occhi, recuperare la vista", per contemplare il tuo Volto, esultare nella lode e seguire Te.
Quante volte sbagliamo, con parole provocatorie od offensive dette con cattiveria, con atti contro i nostri fratelli per ripicca o egoismo. Perdoniamoci a vicenda, non lasciamo che il rancore entri nella nostra vita, evitiamo di ferirci, ma quando accade siamo subito pronti a chiedere scusa, magari con un abbraccio, un bacio, una carezza, un sorriso. Come è bello un sorriso, è come un raggio di sole che sbuca dalle nuvole. E' speranza, è l'inizio della fine di una giornata grigia, è quel buchino che aprirà la strada al dialogo.
" Siamo tutti invitati " Quante scuse accampiamo pur di non essere felici! E quanti giri di testa, quante resistenze e obiezioni, inutili e reiterate complicazioni. No, non vogliamo essere davvero felici e questo è il grande inganno che l'avversario ha messo nel profondo del nostro cuore: la rassegnazione e lo scoraggiamento davanti alla vita, come se nulla avesse senso, come se fosse tutto inutile. La felicità esiste, sì, ma è per pochi privilegiati. Noi comuni mortali, invece, dobbiamo continuamente fare i conti con i nostri pesantissimi limiti, con le continue delusioni. Dio ci invita alla festa, al banchetto in cui è lui lo sposo. I santi sono coloro che si sono seduti, che non hanno posto nulla innanzi all'amore di Cristo. Nemmeno la morte ci è d'impaccio perché il Signore ha vinto anche la morte e ci dona di condividere l'eternità. E non ci è necessaria nessuna preparazione perché Dio non pone alcuna condizione se non quella di esserci. Quindi? Cosa abbiamo di meglio da fare dell'essere felici? Smettiamola di fuggire e lasciamoci raggiungere. Accettiamo, finalmente, di sedere alla mensa di Dio.
«Se la Fede fa credere, la Speranza fa sperare, la Carità fa amare. Se la Fede è luce e serve di vista all'anima, la Speranza, che è l'alimento della Fede, somministra all'anima il coraggio, la pace, la perseveranza e tutto il resto. La Carità, che è la sostanza di questa luce e di questo alimento, è come quell'unguento dolcissimo e odorosissimo che penetrando dappertutto, lenisce, raddolcisce le pene della vita. La Carità rende dolce il patire e fa giungere anche a desiderarlo. L'anima che possiede la Carità spande odore dappertutto, le sue opere, fatte tutte per amore, danno un odore graditissimo, e qual'è questo odore? È l'odore di Dio stesso.
«La Speranza somministra all'anima una veste di fortezza, quasi di ferro, in modo che tutti i nemici non possono ferirla, non solo, ma neppure apportare il minimo disturbo. Tutto è tranquillità in lei, tutto è pace. Oh! è bello vedere quest'anima investita della bella Speranza, tutta appoggiata al suo Diletto, tutta diffidente di sé e tutta confidente in Dio. Disfida i nemici più fieri, è regina delle sue passioni, regola tutto il suo interno, le sue inclinazioni, i desideri, i palpiti, i pensieri con una maestria tale, che Gesù stesso ne resta innamorato perché vede che quest'anima opera con tale coraggio e fortezza".
Per ottenere bisogna credere. Come al capo, senza la vista degli occhi tutto è tenebre, tutto è confusione, tanto che se volesse camminare, or cadrebbe ad un punto, ora ad un altro e finirebbe col precipitare del tutto, così all'anima senza Fede non fa altro che andare di precipizio in precipizio: ma la Fede serve di vista all'anima e come luce che la guida alla vita eterna.
Mese del Santo Rosario, preghiera facile e bella che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani, profondamente amata dai santi e vivamente raccomandata dai Papi, (quest'ultimo Papa Francesco). Il Rosario, nutre e sostiene il cammino quotidiano del credente e lo abilita a consegnare il proprio cuore, in atteggiamento eucaristico, ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. Il Santo Rosario è una preghiera esorcistica che ci protegge da ogni male.
Beato non è chi sa tirarsi fuori dai guai da solo, ma chi si lascia tirare fuori dal Suo Amore. È far entrare Dio nella nostra miseria prima ancora di risolverla. È permettere a Dio di manifestarsi nella nostra debolezza più ancora che nella nostra autosufficienza.
Se la Parola di Dio non è trasformata in olio, siamo lampade spente. Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura. La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio? Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino, mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo, ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l'arco di bronzo. Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, la tua destra mi ha sostenuto, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere. Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato (Sal 18 (17) 29-37). San Pietro ricorda ai cristiani che Lui la sua lampada l'ha accesa sul monte, quando il Signore si manifestò nella sua più grande luce. Chi vuole accendere la sua luce deve accogliere nel proprio cuore la Parola della profezia con purezza di verità.
Coloro che accumulano interiormente tristezze e ricordi di offese, benchè esteriormente sembrino pregare, sono simili a quelli che attingono acqua e la versano in una botte forata.
Senza lo Spirito del Signore, la Parola si legge ma non si comprende. Si dona alla lettera della Scrittura dei significati che mai sono stati nella mente del Signore. Oggi questo rischio è fortemente diffuso nella nostra Chiesa. Sono molti coloro che camminano senza lo Spirito del Signore e donano alla Parola di Dio significati altamente confusi, facendo interpretazioni estemporanee che non stanno né in Cielo e né sulla terra. È facile allora sapere chi è nello Spirito del Signore da chi invece non lo è. Basta osservare come ci si regola con la Parola di Dio. Chi non è nello Spirito sempre darà alla divina parola dei contenuti di terra. La sua spiegazione è un concentrato di errori, falsità, menzogne, filosofie strane, teorie false, vane e incomprensibili. Invece con la luce dello Spirito Santo che illumina mente, cuore e che pone sulle labbra la giusta e santa parola, tutto diviene più facile.
Com’è difficile, a volte, perdonare! Eppure, se meditiamo su quella cosa meravigliosa che è il perdono cristiano, sulla gioia e sulla pace che proviamo quando siamo perdonati, non possiamo fare a meno di sentircene attratti. All’opposto, non c’è neppure bisogno di riflettere per vedere quanto sia crudele e detestabile l’atteggiamento di chi, come il servitore della parabola, dopo essere stato esonerato, grazie alla pietà del padrone, dal pagamento di un debito elevato, si accanisce contro un altro servitore, reclamando fino all’ultimo centesimo quanto costui gli deve. Sarebbe bene non solo condannare e deplorare in qualcun altro un’azione come quella raccontata nella parabola, ma si dovrebbe anche arrivare a riconoscere l’esigenza, in noi stessi, di una generosità più grande, per essere più comprensivi e più pronti a perdonare coloro che ci hanno offeso.
Il regno di Dio è paragonabile ad un seme. Noi abbiamo ricevuto nel battesimo questa vita che fa di noi dei figli di Dio. Ciò che ci è stato dato in germe contiene già tutte le virtualità che appariranno a poco a poco nel corso della nostra vita. In una parabola Gesù parla del piccolo seme e del lievito. Come la terra ha una parte nella crescita del seme, come la pasta si forma grazie all’azione del lievito, così noi dobbiamo offrire alla segreta presenza del regno in noi la cooperazione della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità. Allora la vita della grazia si sviluppa con una straordinaria potenza, come stanno a significare l’albero nella parabola e le tre misure di farina che fanno lievitare tutta la pasta nella seconda. La potenza dispiegata in questa crescita testimonia l’azione di Dio nei suoi doni. È lui che opera, e la sua azione tanto più si manifesta quanto più glielo consente la nostra generosità. . Che L' Eucaristia possa nutrire in noi la vita divina, permettendo così all’albero della nostra grazia battesimale di crescere, per la gloria di Dio e la gioia dei nostri fratelli.
Il 16 luglio ricorre una festa mariana molto importante nella Tradizione della Chiesa: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto. Proprio a san Simone Stock, che propagò la devozione della Madonna del Carmelo e compose per Lei un bellissimo inno, il Flos Carmeli, la Madonna assicurò che a quanti si fossero spenti indossando lo scapolare sarebbero stati liberati dalle pene del Purgatorio, affermando: «Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo». La consacrazione alla Madonna, mediante lo scapolare, si traduce anzitutto nello sforzo di imitarla, almeno negli intenti, a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta.
La disperazione è una brutta malattia, porta a vedere tutto nero, a non trovare gioia in niente di ciò che si fa', a non vedere l'amore degli altri, a prendere con pessimismo ogni parola che ci viene detta, ogni fatto che ci accade. Se siamo disperati, che si creda o meno in Dio, non lasciamoci andare, non smettiamo di cercare una soluzione, una via di scampo. Chiediamo aiuto e prima o poi il Signore ci risponderà mostrandoci la strada, donandoci la gioia alla quale aspiriamo. Come quel padre, di cui si parla nel Vangelo, uno dei capi che osteggiavano Gesù, che, pur davanti all'evidenza della figlia morta, tenta tutte le strade e, magari pur non credendo in Dio, mosso dalla disperazione di un genitore che perde la propria figlia, chiede aiuto a quell'uomo, a quel predicatore, convinto che un suo intervento potrebbe ridare la vita alla piccola. Forse non credeva in Dio, forse aveva solo sentito parlare di Gesù come un guaritore, ma credeva nella vita, credeva che davanti a tanto nero Egli potesse aprire una breccia. Forse per lui solo una flebile speranza, ma l'unica cui potersi aggrappare per sperare di poter cambiare lo stato delle cose. Il Signore saprà condurci all'incontro con Lui, ma vuole che lo cerchiamo, che non rinunciamo a lottare, a cercare, a sperare.
Chi di noi non vorrebbe un mondo migliore? Tutto quello che di bello vorremmo vedere al mondo, dobbiamo trovarlo innanzitutto da dentro di noi. Più che accumulare malcontento dovremmo cominciare a dire come io posso cambiare affinché tutto cambi. Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene....Questo tipo di cataratte le si cura solo con il collirio fatto di sana umiltà, esame di coscienza, e di buona speranza che se inizio io forse la notte non sarà così buia.
Il cristiano è chiamato ad essere perfetta immagine di Gesù nel mondo, dinanzi ad ogni uomo. Cristo Signore è invisibile. Il cristiano deve essere sempre il Cristo visibile. Si parla di Cristo, si vede Cristo, ci si converte al Cristo che si vede. Se il cristiano non è la visibilità di Cristo Gesù, nessuno potrà mai credere in Lui. Manca alla fede un elemento essenziale: la visibilità. La fede non nasce solo dall'ascolto, nasce anche dalla visione. Similmente la vita del buon cristiano si colora di virtù che si fondono avvolte e rischiarate dalla sfavillante fiamma dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo. L'amore deve accompagnarsi a tutte le virtù, poiché, "com'è povera e disadorna la mensa senza il pane, così le virtù senza l'amore".
Io il sale della terra? Io la luce del mondo? Come è possibile, Signore! Ma, poiché queste parole vengono da Te, non possono essere che parole vere. Allora mi scuotono, mi obbligano a riflettere, a meditare, a cercare di capirne fino in fondo il senso. Mi raccolgo e sento la tua presenza in me. Tu sei in me e agisci in me e attraverso di me. Vedi con i miei occhi, senti con le mie orecchie, parli con la mia lingua, ami con il mio cuore. Come non essere, allora, il sale e la luce del mondo, dal momento che sono il tuo tabernacolo? Signore, fa’ che io resti sempre fedele alla tua presenza in me, e che le persone che incontro sul mio cammino vedano in me il tuo volto.
Noi tutti riceveremo, un giorno, una vigna da coltivare e curare. Bisogna essere vigili e attenti per sapere quanto Dio si aspetta da noi. Cammin facendo, dobbiamo darci da fare per operare come Dio ci chiede. I frutti dalla sua vigna sempre vanno dati al Signore. La vigna è sua, non nostra. Gli appartiene per diritto eterno. La prima vigna di Dio è ogni uomo. Ogni uomo è proprietà di Dio, proprietà per creazione, per alito di vita, per sussistenza, per costante mantenimento in vita. Qual è il primo frutto della vigna? Quello di riconoscere il Signore come il Signore e dare a Lui il frutto di una obbedienza eterna. L'obbedienza si dona a Dio, donandola alla sua Parola, ai suoi Comandamenti, alle sue Leggi.
Celebrando dunque la Trinità siamo chiamati a ricordarci che la conoscenza e la relazione con Dio non sono prima di tutto una questione di idee, di concetti, di parole, di precetti, ma consistono nell'esperienza di cui ci parla Paolo, quella dello Spirito che vive in noi e proclama Abbà, padre. Conoscere Dio è essere in lui. Per questo i momenti nei quali lo conosciamo sono quelli della preghiera, quelli cioè nei quali, come figli nel Figlio, gridiamo nello Spirito Santo: Abbà, padre. E il Padre, ancora prima che noi abbiamo invocato il suo nome, viene incontro a noi, ci prende nelle sue braccia, ci ascolta, ci esaudisce.
San Giovanni, parlando della nostra vocazione alla comunione con Dio-Amore, afferma: «Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito» (1Gv 4,13). È nello Spirito che noi amiamo Dio. Per questo S. Agostino afferma che «lo Spirito santo è il dono di Dio a tutti coloro che per mezzo suo amano Dio»1. Lo Spirito ci abilita al rapporto interpersonale con Dio, all'alleanza tra il nostro «io» e il «tu» divino: «Il dono dello Spirito significa chiamata all'amicizia, nella quale le trascendenti profondità di Dio vengono, in qualche modo, aperte alla partecipazione da parte dell'uomo» (Dominum et Vivificantem, n. 34). È quanto S. Paolo diceva: «Viviamo sotto il dominio dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in noi» (Rm 8,5.9); «Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito»
"Dio è Amore". E' la definizione più bella e la rivelazione più completa di Dio. E se Dio è amore, anche noi dobbiamo essere amore, dobbiamo "amarci gli uni gli altri". Dio è amore: è amore sempre, è amore verso ciascuno e verso tutti, è amore nella sua vita intima di Trinità d'amore, di fuoco di amore infinito, inimmaginabile, indescrivibile, onnipotente e tenerissimo. Dio è Amore! "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". L'amore deve essere concreto, espresso in fatti: "fratelli – scrive S. Giovanni – non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità". Anche un semplice sorriso può essere un riflesso di Dio Amore; tanto più una vita donata! E questo Gesù ci ha detto "perché la Sua gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena". Il Signore vuole la nostra felicità e la felicità la troviamo nel rimanere nel suo amore e nell'amare gli altri. Signore, tu che sei l'Amore infinito, aiutaci ogni giorno ad amare.
Per mezzo del battesimo, Cristo ci ha accolti nella sua comunità. E noi siamo stati liberati dai nostri peccati dalla parola sacramentale di Cristo. La grazia di Cristo non può agire in noi che nella misura in cui noi la lasciamo agire. La Provvidenza divina veglierà su di noi e si prenderà cura di noi se saremo pronti. Ma noi non daremo molti frutti se non restando attaccati alla vite per tutta la vita. Cioè: se viviamo coscienziosamente la nostra vita come membri della Chiesa di Cristo. Poiché, agli occhi di Dio, ha valore duraturo solo ciò che è compiuto in seno alla comunità, con Gesù Cristo e nel suo Spirito: “Senza di me non potete far nulla”. Chi l’ha riconosciuto, può pregare Dio di aiutarlo affinché la sua vita sia veramente fertile nella fede e nell’amore.
Maria è stata, discepola e madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola, e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Sant'Agostino osa dire che Maria fu più grande per aver accolto la Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo. Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell'intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libertà.
Cari fratelli e sorelle, la Settimana Santa, che per noi cristiani è la settimana più importante dell'anno, ci offre l’opportunità di immergerci negli eventi centrali della redenzione, di rivivere il mistero pasquale, il grande mistero della fede. A partire con la Messa "in Coena Domini", i solenni riti liturgici ci aiuteranno a meditare in maniera più viva la passione, la morte e la risurrezione del Signore nei giorni del santo triduo pasquale, fulcro dell'intero anno liturgico. Possa la grazia divina aprire i nostri cuori alla comprensione del dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal sacrificio di Cristo.
Per mezzo della fede, andiamo incontro a Dio e scopriamo il Padre e il suo amore nella nostra vita. Quando constata la nostra fede, la nostra fiducia in lui, Gesù, per mezzo della potenza vivificante della sua parola, compie miracoli nella nostra vita. Gesù ha ricompensato la fede del funzionario come ricompensa la fede di ogni uomo. È così anche per noi: molto spesso le guarigioni di cui abbiamo bisogno, i profondi cambiamenti che ci necessitano, avvengono lungo il tragitto, percorrendo la strada che il Signore ci ha indicato. Forse, comprensibilmente, vorremmo dei risultati, dei cambiamenti verificabili e tangibili. Non è così. La fede è tale proprio perché ci obbliga a fidarci di un Dio che ama la vita e che rianima ciascuno di noi mentre lo seguiamo.

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