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Davanti all’ostilità del mondo, Gesù ricorda ai discepoli, e a noi oggi, che saremo esposti allo scandalo, sentiremo la tentazione di disertare, proveremo il dubbio, lo scoraggiamento. Ed è in questo preciso momento che lo Spirito di verità, il Paraclito interverrà: darà testimonianza di Gesù nel cuore dei suoi discepoli, li confermerà nella fede e li inviterà a rimanere fedeli nella prova.
La tristezza è un impedimento per ogni bene. Avere i piedi legati è un impedimento per la corsa, così la tristezza è un ostacolo per la contemplazione. Colui che è avvinto dalla tristezza è vinto dalle passioni e come prova della sconfitta viene addotto il legame. Infatti la tristezza deriva dall'insuccesso del desiderio carnale poiché il desiderio è congiunto a tutte le passioni. Chi vincerà il desiderio vincerà le passioni e il vincitore delle passioni non sarà sottomesso dalla tristezza. Il temperante non è rattristato dalla penuria di cibo, né il saggio quando raggiunge una folle dissolutezza, né il mansueto che tralascia la vendetta, né l'umile se è privato dell'onore degli uomini, né il generoso quando incorre in una perdita finanziaria: essi evitarono con forza, infatti, il desiderio di queste cose: come infatti colui che è ben corazzato respinge i colpi, così l'uomo privo di passioni non è ferito dalla tristezza.
Era il 13 maggio 1917 quando Lucia, Francesco e Giacinta, tre ragazzi di 10, 9 e 7 anni di un paesino di nome Fatima in Portogallo, videro su un leccio «una signora tutta vestita di bianco, più splendente del sole». Il suo volto era molto bello, dalle mani giunte in atto di preghiera pendeva il rosario. La bianca Signora chiese ai ragazzi di tornare in quel luogo ogni tredici del mese da maggio a ottobre. Nel corso delle apparizioni, sei in totale, la Vergine, tramite i ragazzi, invitò pressantemente gli uomini alla preghiera, alla conversione e alla penitenza. Secondo quanto scriveva suor Lucia nel suo libro I ricordi, la Madonna fece vedere ai ragazzi l'orrore dell'inferno per mostrare il pericolo che incombeva sugli uomini. Vi si poteva sfuggire diffondendo nel mondo la devozione al cuore immacolato di Maria, che sconfiggerà i persecutori della Chiesa che uccidono il Papa, i vescovi, i fedeli.
Caterina da Siena, patrona dell'Italia e dell'Europa, veglia e prega per noi, oggi e ci invita a rimboccarci le maniche, col suo piglio tutto toscano di donna infiammata dall'amore per lo Sposo. Ascoltiamola. È sorprendente vedere come lo Spirito agisca nella Storia, suscitando carismi nei momenti di maggiore difficoltà nella Chiesa. In particolare agisce quando, a causa del peccato e dell'incoerenza dei pastori, il gregge rischia di sbandarsi. E quando i pastori non ascoltano più la sua voce e pascono se stessi, ecco che lo Spirito si innervosisce e manda santi a raddrizzare la situazione. In un momento storico in cui il papato era inesorabilmente scivolato fra le maglie della politica arraffona dei potenti dell'epoca, Caterina, donna, illetterata, cittadina di una minuscola e fiera città toscana, alza forte la sua voce in nome di Cristo che le appare e dialoga con lei. Così richiama tutti alla verità: senza peli sulla lingua rimprovera i re arroganti e litigiosi, i cardinali che pensano solo ai denari, il papa, dolcissimo Cristo in terra, che, però, ha abbandonato Roma per Avignone. Con straordinaria originalità, Caterina si lascia condurre dal Signore e, attraverso continue apparizioni, diventa punto di riferimento equilibrato, pieno di buon senso spirituale per il suo tempo. E per ogni tempo che ha bisogno di persone come lei!
Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime, e specialmente per i poveri peccatori. Riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie Divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto”
La dinamica di parola e silenzio, che segna la preghiera di Gesù in tutta la sua esistenza terrena, soprattutto sulla croce, tocca anche la nostra vita di preghiera in due direzioni. La prima è quella che riguarda l’accoglienza della Parola di Dio. E' necessario il silenzio interiore ed esteriore perché tale parola possa essere udita. E questo è un punto particolarmente difficile per noi nel nostro tempo. Infatti, la nostra è un’epoca in cui non si favorisce il raccoglimento; anzi a volte si ha l’impressione che ci sia paura a staccarsi, anche per un istante, dal fiume di parole e di immagini che segnano e riempiono le giornate. La grande tradizione patristica ci insegna che i misteri di Cristo sono legati al silenzio e solo in esso la Parola può trovare dimora in noi, come è accaduto in Maria inseparabilmente donna della Parola e del silenzio» . Il silenzio è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita. Quindi la prima direzione: reimparare il silenzio, l'apertura per l'ascolto, che ci apre all'altro, alla Parola di Dio.
L'uomo che giudica manifesta un bisogno proprio. Ma non ci pensiamo sia se riceviamo un giudizio, sia se lo esprimiamo su altri. Quando giudico qualcuno sto gridando il mio bisogno di sentirmi superiore e migliore, forse perché non sono mai stato apprezzato per quello che sento di valere. Prima di agire, di parlare dovremmo chiederci il perché lo vogliamo fare. Gesù è abile in questo: difende la peccatrice nel Vangelo ( Gv 8,1-11) non per giustificare il suo peccato, ma per chiedere, a chi si fa giudice, di pensare ai propri peccati prima di commetterne un altro che all'apparenza vorrebbe pulire la propria coscienza, ma in realtà la sporca ancora di più.
La fede è la forza della vita. Se l’uomo vive, significa che in qualcosa crede. Se non credesse che bisogna vivere per qualche cosa, egli non vivrebbe. Se non vede e non capisce l’illusorietà del finito, egli crede in questo finito; se capisce l’illusorietà del finito, egli deve credere nell’infinito. Senza la fede non si può vivere. Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma sempre credere.
1a Domenica di Quaresima: "è il tempo per ritrovare la rotta". Papa Francesco ci dà un'indicazione concreta: guardare il Crocifisso. Gesù in croce è la bussola della vita, che ci orienta al cielo. Abbiamo bisogno di liberarci dai tentacoli del consumismo e dai lacci dell'egoismo, dal voler sempre di più, da non accontentarci mai, dal cuore chiuso ai bisogni del povero. Gesù, che sul legno della croce arde di amore, ci chiama ad una vita infuocata per Lui, che non si perda fra le ceneri del mondo, una vita che brucia di carità e non si spegne nella mediocrità. Solo così saremo nella gioia. Buona Quaresima
Il mercoledì delle ceneri ci introduce nel grande tempo della Quaresima. Ogni anno il Vangelo ci ricorda che il punto di partenza di ogni vera conversione è la memoria profonda di chi siamo. Da sobri possiamo dire davvero il nome della nostra povertà e predisporre il nostro cuore alla Pasqua. Facciamo spazio nel cuore attraverso la preghiera, il digiuno, e l'elemosina per la venuta del Signore. E percorrendo questo binario arriveremo diritti a Gerusalemme, e attraverso il Calvario giungeremo al Sepolcro vuoto. Buona quaresima
La vera grandezza d'animo è quella che ci insegna Gesù, il Signore."Amare Sempre" Lui è il vero testimone dell'amore, del dono di sé, del perdono pieno, della non violenza continua, dell'umiltà e della mitezza di cuore. Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. Sono autentiche parole di un mondo diverso, di un'esperienza divina, di ciò che lo Spirito del Signore opera in Gesù e in tanti veri discepoli di Lui. Vorrei che in tutti ci fosse il desiderio profondo di camminare su questa strada, di provare a vivere così, di credere all'ideale più grande che il Signore ci offre e ci dona: l'amore vero, verso tutti, nelle piccole e nelle grandi cose. Qualcuno potrebbe dire: ma è difficile. Se ci lasciamo trasformare da Dio nella fede, nella preghiera, nella pratica dell'amore, sperimenteremo che nulla è impossibile a Dio
San Giovanni nella sua prima lettera, ci fa vedere che la ragione dell'omicidio commesso da Caino è la malizia, la malvagità. L'innocente è ucciso dal malvagio, è odiato perché compie il bene: "Caino era dal maligno e uccise il suo fratello. E per qual motivo l'uccise? Perché le opere sue erano malvage, mentre quelle di suo fratello erano giuste" La storia di Caino e Abele possiamo applicarla anche a noi stessi, dato che ciò che è vero per Caino lo è anche per noi: quando proviamo odio per gli altri, quando ci troviamo in contrasto con gli altri non è perché loro fanno il male, ma perché noi non siamo buoni, noi siamo malvagi e, vedendo che essi sono migliori di noi, non riusciamo più a sopportarli. Dobbiamo essere molto attenti a questa tentazione. Quando avvertiamo in noi pensieri di violenza, di opposizione, chiediamoci con sincerità: "Perché ho questi pensieri? E perché gli altri sono cattivi, o perché io non sono abbastanza buono?". Spesso la risposta è la seconda: siccome non sono abbastanza buono, ho pensieri di violenza, cioè di intolleranza, di antipatia, di invidia, in fondo, il Signore ci dice che non dobbiamo avere pensieri di violenza neppure quando gli altri sono cattivi: dobbiamo essere noi migliori, per vincere il male con il bene.
Almeno la frangia del mantello. Agli ammalati basta toccare quella. Si accontentano di poco, tanta è la loro sofferenza e disperazione. Solo chi è stato toccato dalla malattia sa quanta disperazione può spingere una persona a trovare una soluzione. Solo la frangia. Gesù ha compassione di loro, ma, attenti bene, Gesù non è e non vuole essere scambiato per un santone, per un guaritore come tanti ne giravano in quei tempi (e oggi). Sono migliaia gli ammalati che incontra ma pochi sono guariti. Gesù conosce un verità disarmante: la salute è importante, ma non è sufficiente. Più della salute cerchiamo la salvezza che è l'armonia e la pienezza del cuore. Cerchiamo di toccare la frangia del mantello del Signore, i tanti segni della sua presenza che oggi incontreremo e che solo uno sguardo bisognoso, un cuore assetato riesce a riconoscere.
“La bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata”: In altri termini la bestemmia contro lo Spirito Santo è quella di coloro, che non solo chiudono gli occhi davanti alle opere di Dio, ma le respingono ostinatamente, attribuendole al demonio, volendo così identificare lo Spirito Santo con lo spirito maligno, come facevano i farisei. Chi infatti attribuisce al diavolo le opere della bontà e della grazia di Dio, in certo modo fa di Dio un demonio, come dice S. Atanasio, e di più si mette a combattere contro quella stessa bontà che è la sorgente del dono della conversione del cuore e della penitenza. Secondo la classificazione catechistica i peccati contro lo Spirito Santo, sono sei: l’impugnazione della verità conosciuta e l’invidia della grazia altrui, la disperazione della salvezza e la presunzione di salvarsi senza merito, l’ostinazione nel peccato e l’impenitenza finale.
Santa Agnese ci mostra oggi la vittoria dell'amore. Ma qual è questa vittoria? L'amore di Dio secondo san Paolo è l'amore cristiano cioè mai separato dall'amore del prossimo ed è bellissimo vederlo nei martiri. Malgrado le persecuzioni essi non sono mai venuti meno a questo amore più forte dell'odio. In modo speciale essi hanno riportato la vittoria dell'amore sull'odio non rinunciando mai ad amare i loro persecutori.
«Lui vi battezzerà...» La sua forza è battezzare, che significa immergere l'uomo nell'oceano dell'Assoluto, e che sia imbevuto di Dio, intriso del suo respiro, e diventi figlio: a quanti l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. Se ogni mattina potessi immaginare di nuovo questa scena: il cielo che si apre sopra di me come un abbraccio, un soffio di vita e un calore che mi raggiungono, il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio, amore mio, mia gioia, sarei molto più sereno, sarei sicuro che la mia vita è al sicuro nelle sue mani, mi sentirei davvero figlio prezioso, che vive della stessa vita indistruttibile e generante. Feriti dal peccato, purificati dal battesimo, noi oscilliamo fra i due estremi, entrambi attraenti, del male e della santità. E questo si vive nella quotidianeità più umile. Ad ogni passo possiamo scegliere Dio e il suo amore, o, viceversa, rifiutarlo. Seguire le orme di Gesù, significa assicurarsi un cammino che, nonostante sia stretto e sassoso, conduce alla vita eterna, alla vera beatitudine.
L'Epifania è una festa importante nel ciclo liturgico del Natale perché è la manifestazione di Gesù a tutti i popoli, simbolicamente rappresentati dai Magi, che offrono oro (che significa regalità di Cristo), incenso (divinità di Gesù), mirra (umanità del Signore). Questa ricerca di Dio comporta fatica. I pastori devono vincere il torpore della notte, liberarsi dal tepore dei loro mantelli, incamminarsi nella notte. Per i Magi il cammino è più duro: a volte la stella si oscura, scompare alla loro vista, incontrano persone che «sanno», ma che rimangono nell'indifferenza o che, pur turbate, non si uniscono a loro nella ricerca del neonato re dei giudei. Anche per noi ci sono momenti di buio, di paura, di turbamento, di dubbio. Si può rimanere nella nostra religiosità, nei nostri riti, nelle nostre comodità senza muoverci. Perché muoverci? Perché rischiare? Se non ci muoviamo e se non cambiamo vita vivremo nei nostri pregiudizi, nel nostro egoismo, nel nostro orgoglio. Se non adoriamo Dio, e solo Dio, non saremo mai un segno di Dio per il mondo. Coraggiosamente togliamo il lievito di Erode dalla nostra vita, rinunciamo al potere, all'orgoglio, al piacere personale, agli agi e alle comodità e, come dice il profeta Isaia: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te».
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.
«Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Il mondo intero è nell'attesa e la nostra stessa preghiera deve essere protesa verso la venuta del Signore. In questo "Vieni, Bambino Gesù", la nostra preghiera dovrebbe far proprie tutte le attese, le sofferenze fisiche e morali dell'umanità che vive accanto a noi. La sua venuta è, per ciascuno di noi, una realtà viva: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, verrò da lui, cenerò con lui ed Egli con me». Se lasciamo entrare il Bambino, ci farà partecipi dei suoi doni e dei suoi beni; dirà una parola a ciascuno di noi.
La seconda domenica di Avvento presenta la figura di Giovanni Battista come segno della venuta della salvezza di Dio. La storia vive qui il suo culmine: il momento più atteso e più desiderato, il momento dell’annuncio del regno di Dio che comincia: il Messia sta per arrivare. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!Giovanni grida, non è timido Giovanni, ci mette tutta la sua voce e grida, grida forte. Il suo messaggio è evidentemente urgente e pressante anche oggi. L'Avvento ci deve far riscoprire attraverso la preghiera la relazione con Dio. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ecco che incontrando il Signore la nostra vita cambi, si trasformi, certo non improvvisamente, non in un giorno, ma lentamente, giorno dopo giorno, il tuo cuore viene modellato e plasmato, e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
Prima domenica di Avvento. Accendiamo oggi la prima candela della corona di Avvento: è la candela della SPERANZA. Non lasciamoci rubare la speranza: è una delle più forti e più belle espressioni che papa Francesco ci ha regalato in questi anni. Facciamola diventare stimolo di vita, e non solo oggi perché inizia l'Avvento, ma domani, e dopo domani, e domani ancora. Solo chi ha paura di vivere tiene lo sguardo sempre a terra: accettiamo, anche quest'anno, la sfida di rialzare il capo. «Maranathà, Vieni Signore Gesù!» Molta gente oggi, nonostante si dica cristiana, nemmeno sa di attendere il Signore! Invece è l'atteggiamento essenziale per dare un valore di qualità alla nostra vita quotidiana. Passiamo dunque dalla condizione di avere «cuori appesantiti in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita» a quella di avere «cuori saldi e irreprensibili nella santità davanti a Dio Padre nostro»!
I mercanti che Gesù scaccia dal tempio non riguarda il passato, e non riguardano persone diverse da noi. Gesù parla di noi, parla di quei mercanti che tutti ci portiamo dentro e rovinano la relazione con Dio applicando logiche matematiche di merito, di debito, di dare e avere. E' dentro di noi che dobbiamo liberare il tempio da venditori e mercanti. Dobbiamo ritrovare nel nostro cuore "una casa di preghiera". Un luogo, cioè, dove incontrare Dio e non dove comprare la Sua benevolenza. Le nostre vite o recuperano un sano rapporto con Dio oppure sono vite rubate, vite da ladri, vite che hanno conseguenze nefaste.
Siamo mendicanti che cercano la luce e la luce c'è ed è il Signore Gesù che passa nella nostra vita. Anche noi, prima o dopo, abbiamo trovato qualcuno che ce lo ha indicato, che ci ha detto: Passa Gesù il Nazareno! Ora siamo noi a dirlo a tutti i bisognosi di luce. E soprattutto riconoscere che la semplice preghiera, fiduciosa e non affettata, è il collirio che ci restituisce la vista. Gesù, fa' che possa "guardare in alto, levare gli occhi, recuperare la vista", per contemplare il tuo Volto, esultare nella lode e seguire Te.
Quante volte sbagliamo, con parole provocatorie od offensive dette con cattiveria, con atti contro i nostri fratelli per ripicca o egoismo. Perdoniamoci a vicenda, non lasciamo che il rancore entri nella nostra vita, evitiamo di ferirci, ma quando accade siamo subito pronti a chiedere scusa, magari con un abbraccio, un bacio, una carezza, un sorriso. Come è bello un sorriso, è come un raggio di sole che sbuca dalle nuvole. E' speranza, è l'inizio della fine di una giornata grigia, è quel buchino che aprirà la strada al dialogo.
" Siamo tutti invitati " Quante scuse accampiamo pur di non essere felici! E quanti giri di testa, quante resistenze e obiezioni, inutili e reiterate complicazioni. No, non vogliamo essere davvero felici e questo è il grande inganno che l'avversario ha messo nel profondo del nostro cuore: la rassegnazione e lo scoraggiamento davanti alla vita, come se nulla avesse senso, come se fosse tutto inutile. La felicità esiste, sì, ma è per pochi privilegiati. Noi comuni mortali, invece, dobbiamo continuamente fare i conti con i nostri pesantissimi limiti, con le continue delusioni. Dio ci invita alla festa, al banchetto in cui è lui lo sposo. I santi sono coloro che si sono seduti, che non hanno posto nulla innanzi all'amore di Cristo. Nemmeno la morte ci è d'impaccio perché il Signore ha vinto anche la morte e ci dona di condividere l'eternità. E non ci è necessaria nessuna preparazione perché Dio non pone alcuna condizione se non quella di esserci. Quindi? Cosa abbiamo di meglio da fare dell'essere felici? Smettiamola di fuggire e lasciamoci raggiungere. Accettiamo, finalmente, di sedere alla mensa di Dio.
«Se la Fede fa credere, la Speranza fa sperare, la Carità fa amare. Se la Fede è luce e serve di vista all'anima, la Speranza, che è l'alimento della Fede, somministra all'anima il coraggio, la pace, la perseveranza e tutto il resto. La Carità, che è la sostanza di questa luce e di questo alimento, è come quell'unguento dolcissimo e odorosissimo che penetrando dappertutto, lenisce, raddolcisce le pene della vita. La Carità rende dolce il patire e fa giungere anche a desiderarlo. L'anima che possiede la Carità spande odore dappertutto, le sue opere, fatte tutte per amore, danno un odore graditissimo, e qual'è questo odore? È l'odore di Dio stesso.
«La Speranza somministra all'anima una veste di fortezza, quasi di ferro, in modo che tutti i nemici non possono ferirla, non solo, ma neppure apportare il minimo disturbo. Tutto è tranquillità in lei, tutto è pace. Oh! è bello vedere quest'anima investita della bella Speranza, tutta appoggiata al suo Diletto, tutta diffidente di sé e tutta confidente in Dio. Disfida i nemici più fieri, è regina delle sue passioni, regola tutto il suo interno, le sue inclinazioni, i desideri, i palpiti, i pensieri con una maestria tale, che Gesù stesso ne resta innamorato perché vede che quest'anima opera con tale coraggio e fortezza".
Per ottenere bisogna credere. Come al capo, senza la vista degli occhi tutto è tenebre, tutto è confusione, tanto che se volesse camminare, or cadrebbe ad un punto, ora ad un altro e finirebbe col precipitare del tutto, così all'anima senza Fede non fa altro che andare di precipizio in precipizio: ma la Fede serve di vista all'anima e come luce che la guida alla vita eterna.
Mese del Santo Rosario, preghiera facile e bella che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani, profondamente amata dai santi e vivamente raccomandata dai Papi, (quest'ultimo Papa Francesco). Il Rosario, nutre e sostiene il cammino quotidiano del credente e lo abilita a consegnare il proprio cuore, in atteggiamento eucaristico, ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. Il Santo Rosario è una preghiera esorcistica che ci protegge da ogni male.
Beato non è chi sa tirarsi fuori dai guai da solo, ma chi si lascia tirare fuori dal Suo Amore. È far entrare Dio nella nostra miseria prima ancora di risolverla. È permettere a Dio di manifestarsi nella nostra debolezza più ancora che nella nostra autosufficienza.

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