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All'inizio di questa Quaresima la Chiesa celebra la vittoria di Cristo sulle tentazioni. Ma Gesù ha vinto e ora è per noi grazia e forza nella continua lotta contro il nostro male e le nostre tenebre. Accogliamo, allora, questo tempo favorevole; attingiamo con gioia ai segni sacramentali che in questa Quaresima ci saranno elargiti in abbondanza; apriamo il cuore alla grazia; sperimentiamo, nella storia di ogni giorno, l'invincibile forza di Dio, la Sua vittoria sul nostro peccato, per possedere già ora la vita eterna.
La Quaresima è il tempo in cui si fa memoria viva del proprio Battesimo. Ciò implica una consapevolezza sempre più chiara della vocazione divina, della nostra condizione di figli. Nessuno però ha ricevuto una fedeltà irreversibile. La nostra vista miope rischia di ingigantire la consistenza delle cose; i nostri desideri sono sollecitati da suggestioni che falsano le prospettive. Gli idoli di sempre si propongono come pienezza e realizzazione dell’uomo. L’avere, il potere, il valere quando impongono la loro logica generano solo chiusura, delusione, vuoto, conflitti. La storia dell’umanità documenta in modo drammatico la potenza devastatrice degli idoli del mondo. Su scala minore, nel nostro ambiente e nella nostra vita, siamo testimoni degli effetti prodotti dalla sete di denaro, dall’ambizione e dal potere: ingiustizia, menzogna, odio, violenza, incomprensione tra coniugi o tra genitori e figli. Il credente, come Cristo, affidandosi alla Parola di Dio testimonia e conferma la fecondità della sua scelta. Suo unico Signore è Dio e a Lui solo presta il suo culto filiale. Scegliere Dio è certamente scomodo e lo scontro può fare paura; ma la vittoria di Cristo pervade di ottimismo chi ha aderito a Lui.
La fede si vive nell’oscurità. Noi non comprendiamo le vie di Dio, che rimane inaccessibile, incomprensibile, misterioso. Dio ci dà tanti motivi per credere ed un egual numero di motivi per non credere. Ci lascia veramente liberi, non vuole imporci nulla né vincerci con la sua forza. Dio si capisce solo nella fede e nell’amore. Fede significa anche fiducia completa.
Chiunque incontra Cristo con fede diventa nuova creatura, ed illuminato e salvato, non può fare altro che narrare quanto per lui il Signore ha fatto. È il caso di tutti noi toccati nel battesimo alle orecchi e alle labbra. Ma noi lo abbiamo dimenticato o lo dimentichiamo spesso. Esortiamoci a riconoscere le cose che il Signore opera in noi e diventiamone annunciatori. L'essere toccati da Cristo è essere salvati, è avere vita nuova. Ed egli, non più Dio lontano ma Emmanuele, il Dio con noi, ci tocca nelle orecchie, quando leggiamo le sacre scritture, ci tocca alle labbra quando ci comunichiamo dal suo santo altare, ci tocca al cuore quando compiamo il suo primo comandamento, quello dell'amore. Il motivo che ci fa dimenticare i grandi benefici di Dio in nostro favore è il nostro peccato. Ma con la sua grazia, con il suo tocco santo, il tocco eterno ma che in continuo si rinnova, veniamo ricreati e rigenerati alla vita eterna.
"Voi siete la luce del mondo". Qual è la condizione per poter essere la luce del mondo; non si tratta semplicemente di usare la propria intelligenza per ricercare il segreto delle cose ma prima di tutto di mettere la propria intelligenza in relazione con Dio. "Alla tua luce vedremo la luce" dice un salmo: per vedere la luce presente nella creazione di Dio bisogna essere in rapporto con lui. Ecco perché non esiste vera sapienza senza preghiera. "Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza". Domandiamo al Signore che apra il nostro spirito ad accogliere in pieno la sua luce in modo da poter attirare quelli che ne sono in ricerca; che siamo davvero anime viventi del rapporto con Dio e proprio per questo capaci di orientarci verso tutte le ricchezze dell'universo.
Gesù dà le basi del vero digiuno. Il suo obiettivo è la pratica della giustizia già annunciata dalla legge e dai profeti. Il digiuno fatto in una prospettiva legalistica assomiglia al vecchio otre che corrompe il vino fresco e nuovo. Il digiuno e i sacrifici non hanno alcun valore agli occhi di Dio se non hanno alla base l’amore fraterno. Dio ama colui che è in armonia con il proprio amore e quello del prossimo. Questa è la nuova giustizia instaurata da Gesù Cristo. La Chiesa ci invita a digiunare. Non sono i cuori chiusi, senza solidarietà, egoisti, i cuori che non si fondono che in se stessi, che inaugureranno il tempo nuovo. Coloro che si spogliano di se stessi, costruiscono strutture di solidarietà e aprono le vie dell’unità aspettano con gioia la venuta dello Sposo che ha già cominciato una nuova umanità, e che raggiungerà il suo apogeo nella sua venuta definitiva.
Tutto è per noi Cristo. Se desideri medicare le tue ferite, Egli è Medico. Se bruci di febbre, Egli è la Sorgente ristoratrice. Se sei oppresso dalla colpa, Egli è il Perdono. Se hai bisogno d'aiuto, Egli è la Forza. Se temi la morte, Egli è la Vita. Se desideri il cielo, Egli è la Via. Se fuggi le tenebre, Egli è la Luce. Se cerchi il cibo, Egli è il Nutrimento. Gustate dunque e vedete quanto buono è il Signore, felice l'uomo che spera in Lui.
Perché potessero provare la gioia del vedere Cristo, dell’adorarlo e dell’offrirgli i loro doni, i Magi sono passati per situazioni in cui hanno dovuto sempre chiedere, sempre seguire il segno inviato loro da Dio. La fermezza, la costanza, soprattutto nella fede, è impossibile senza sacrifici, ma è proprio da qui che nasce la gioia indicibile della contemplazione di Dio che si rivela a noi, così come la gioia di dare o di darsi a Dio. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Noi possiamo vedere la stella nella dottrina e nei sacramenti della Chiesa, nei segni dei tempi, nelle parole sagge e nei buoni consigli che, insieme, costituiscono la risposta alle nostre domande sulla salvezza e sul Salvatore. Rallegriamoci, anche noi, per il fatto che Dio, vegliando sempre, nella sua misericordia, su chi cammina guidato da una stella ci rivela in tanti modi la vera luce, il Cristo, il Re Salvatore.
Nella festa della Sacra Famiglia portiamo nella preghiera tutte le famiglie... La famiglia di Nazareth non è modello di famiglia perfetta, privilegiata, senza preoccupazioni... Tutt'altro! Il modello della Sacra Famiglia ci insegna come si possono superare le difficoltà, le imperfezioni, le preoccupazioni, e cioè affidandosi al Signore. La Santa Famiglia ci insegna che la tenerezza è l'unica via per legarsi sempre di più per affrontare le situazioni. Giuseppe e Maria ci insegnano che ascoltando il Signore nella preghiera, sarà lui stesso a indicare il cammino. Tutto sta nella volontà di ascoltarlo!
In questa terza domenica di Avvento, chiamata domenica «Gaudete» «della gioia», la nostra attenzione si concentra sulla figura di Giovanni il Battista il quale non è più nel deserto, non può più parlare, non ha attorno a sé le folle che chiedono un battesimo di penitenza. Ora lui è solo: è stato rinchiuso nel carcere da Erode. Giovanni allora: «per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli? Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». La risposta che Gesù dà loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» Il Battista dal carcere accoglie quest'ultima rivelazione di Gesù, la accoglie con affidamento personale. Chissà nel carcere quanto meditò queste parole alle quali risponde con un «fiat-amen» silenzioso ma pieno d'amore; le fece sue e dette la vita per testimoniare la fede in Gesù. Chiediamo a Dio, affinché con la forza del suo amore, sostenga il cammino del suo popolo che attende con fede il Natale del Signore.
Festa dell'Immacolata, Maria oggi splende, vergine, madre, sposa, come la primizia di sempre e per sempre. Anche a noi fa cantare l'inno di lode e di gratitudine scaturito dalla Sua vita, dalla Sua esperienza; dalla consuetudine affabile e intima col Suo Signore e Figlio. Ci prende per mano, pedagoga della Grazia, e ci aiuta a ripetere assieme a Lei: Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
La risposta a Dio che rivela Se stesso ed il suo progetto di salvezza è precisamente la Fede; il rifiuto della risposta è l’incredulità. Dio si rivolge a ciascuno di noi oggi [ricordate la contemporaneità] e dice: "ti voglio bene; desidero vivere con te una storia di amore, perché io sono Amore" Ecco il motivo costitutivo della fede: La fede è un atto della nostra libertà che decide di porsi nella relazione amorosa col Signore. Quando diciamo "credere a Dio" sottolineiamo l’aspetto razionale della fede: quando diciamo "credere in Dio" sottolineiamo l’aspetto affettivo della fede. Certamente, quindi, la fede è un atto ragionevole e libero della persona che crede. Ma ancora prima e di più è un atto di Dio stesso il quale muove il cuore dell’uomo e lo rivolge a Sé, apre gli occhi della mente e fa gustare la dolcezza nel consentire alla parola di Dio. In sintesi. La fede è un’adesione personale di tutto l’uomo a Dio che si rivela, ed è costituita da un’adesione dell’intelligenza e da un movimento della libertà.
Il perdono fa continuamente possibile un nuovo inizio. Quando ci perdoniamo a vicenda, possiamo cominciare “di nuovo con l’aiuto della grazia e della fede”, possiamo comportarci “come se ci vedessimo per la prima volta”. Per ogni famiglia, per ogni comunità il perdono è essenziale. Ci aiuta a superare momenti di difficoltà e di conflitto, ci fa possibile guarire le ferite dei nostri cuori, ci dà la possibilità di rinnovare e ravvivare l’amore vicendevole. Infine il perdono ci ridona la serenità del cuore. Spesso un conflitto tra due persone lascia tracce non solo nella persona colpevole, ma anche nell’altra. Queste tracce, queste sofferenze guariscono con un atto di sincero perdono. Poi ritorna la gioia, la serenità e la pace interiore. Vorrei ancora aggiungere un aspetto: dobbiamo essere disposti non solo a perdonare gli altri, ma anche noi stessi, e cioè a bruciare nel fuoco dell’amore divino i nostri peccati del passato, le esperienze negative che pesano sulla nostra coscienza, i propri limiti, delusioni e debolezze.
La mortificazione è come il fuoco che fa disseccare tutti gli umori, cosi la mortificazione dissecca tutti gli umori cattivi che ci sono nell'anima e la inonda d'un umore santificante, in modo da far germogliare le più belle virtù.
Il dominio di sé è la capacità di tenere sotto controllo gli impulsi istintivi, mantenendo una condotta guidata dalla ragione e illuminata dalla fede. Questo dominio di sé è frutto dello Spirito Santo, perché l'uomo in balia di se stesso è incapace di dominarsi. Tuttavia lo Spirito Santo non agisce in maniera magica, ma chiede il nostro impegno alla vigilanza, alla preghiera e all'accoglienza della Parola del Signore.
Parla Gesù: “Eccomi nella veste di Sangue. Guarda come trasuda e sgorga in rivoli sul mio Volto sfigurato, come scorre lungo il collo, sul torso, sulla veste, doppiamente rossa perché intrisa del mio Sangue. Vedi come bagna le mani legate e scende sino ai piedi, al suolo. Sono proprio Colui che pigia l’uva di cui parla il Profeta, ma il mio Amore ha pigiato Me. Di questo Sangue che ho profuso tutto, sino all’ultima goccia, per l’Umanità, ben pochi ne sanno valutare il prezzo infinito e fruire dei meriti potentissimi. Ora lo chiedo a chi lo sa guardare e capire, di imitare Veronica ed asciugare col suo amore il Volto Sanguinoso del suo Dio. Ora io chiedo a chi mi ama di medicare col suo amore le ferite che continuamente gli uomini mi fanno. Ora Io chiedo, soprattutto, di non lasciare sperdere questo Sangue, di raccoglierlo con attenzione infinita, nelle più piccole stille e spargerlo su chi del Mio Sangue non si cura…
L’Amore di Cristo non è un vago “volemose bene” ma un profondo e straordinario sentimento capace di strutturare scelte, decisioni e persino sacrifici. Uno che pensa che l’amore sia fare ciò che ci pare, non sa che l’amore più grande è “dare la vita per chi si ama”. E per dare la vita bisogna avere una grande disciplina, non ci si improvvisa uomini. Esattamente come uno sportivo non vince le olimpiadi per simpatia ma grazie a quel talento allenato in ore ed ore di esercizi e regole ben precise che avevano lo scopo proprio di farlo rendere al massimo. Un amore senza regole è destinato a finire. Una fede senza regole è destinata a deludere. Si è grandi quando si ha la capacità di fare tesoro delle regole senza diventarne schiavi.
Il Santo Rosario rappresenta il cammino compiuto in terra dalla Sacra Famiglia: dall'annunciazione dell'angelo a Maria alla Sua assunzione ed incoronazione in Cielo. Maria di Nazareth ne ha spesso chiesto la recita quotidiana. Esso è lo strumento ideale per entrare in "sintonia" con la realtà spirituale che ci circonda, con Dio stesso. Questa preghiera avvicina a Dio perché per sua natura ci pone a meditare sui misteri di Dio. Recitare il Santo Rosario equivale a meditare tutte le tappe più significative della venuta di Gesù sulla terra, questa meditazione quotidiana favorisce una più attenta riflessione sulla natura umana e, allo stesso tempo, divina di Gesù. Il Rosario è il canale di comunicazione preferito da Maria. Meditare sulle tappe della vita terrena della Sacra Famiglia ci aiuta a comprendere meglio i loro insegnamenti e nello stesso tempo ci permette di instaurare un "dialogo" spirituale con i Sacri Cuori di Maria e di Suo Figlio Gesù.
L'Angelo ci fa ascoltare la voce di Dio; secondo la Bibbia la sua presenza accanto a noi non ha altro scopo che di metterci in relazione con lui. E Dio dice: "Ascolta la sua voce, non ribellarti a lui; egli non ti perdonerebbe, perché il mio nome è in lui". Se siamo docili a questa voce interiore, che è la voce stessa di Dio, siamo condotti progressivamente a una unione profonda con il Signore, simboleggiata nella Bibbia dalla entrata nella Terra promessa, il paese dove scorrono latte e miele, dove Dio prepara tutti i beni della salvezza.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud? Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così: “Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”. Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Il Centurione ha contratto presso il Signore un debito di giustizia. Lui ama il suo popolo. Ha costruito per esso la sinagoga. È questo un grandissimo gesto di amore e di rispetto sia verso Dio che verso i figli di Israele. Può Gesù non corrispondere con l'amore ad un amore così grande? Lui è figlio del popolo del Signore. Il centurione anche per Lui ha costruito la sinagoga, permettendogli di poter onorare il Signore come conviene. Potrà Gesù essere sordo al grido di pietà che sgorga da un cuore affranto che non cerca cose per lui, ma per un suo servo? Anche questa preghiera è frutto del suo grande amore per gli altri? Potrà essere Gesù superato nell'amore da un pagano? Mai Dio si lascia vincere in amore e sempre assolve ogni debito di giustizia. Gesù lo ha detto: "Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia". A quest'uomo, che ha vissuto e vive la misericordia è dovuta ogni misericordia celeste. Ma il centurione non è solo uomo di grande carità, lo è anche di profondissima fede. Lui vede Gesù come la persona alla quale tutto il creato obbedisce. Gesù non deve muoversi. Basta che Lui dica una parola e il suo servo sarà guarito? Grande è la sua fede!
La Benevolenza è propria di chi vuole il bene dell'altro. Anzitutto è un aspetto dell'amore di Dio, il quale, essendo sommo Bene e sorgente del bene, vuole il bene dell'uomo. Vivere la benevolenza è, pertanto, un invito a vivere a oltranza quei sentimenti di equità, di compassione, di compartecipazione e di condivisione, che rendono la vita piacevole e degna di essere vissuta. L'inizio di tutto questo avviene prendendo coscienza che anche noi siamo «l'altro», e che dobbiamo mostrargli rispetto, mettendoci un po' di gentilezza con chi ci vede come «l'altro» da sé. Non si tratta allora di proporre un metodo, o una pratica per diventare benevoli, né basta confrontare la benevolenza cristiana con quella di altre correnti religiose, in particolare orientali. La benevolenza è frutto dello Spirito, è l'esito di una trasformazione generata dal bisogno innato che ognuno ha dell'«altro»... questo ci è chiesto di ricordare.
“Chi si umilia sarà esaltato”. Come possiamo noi mettere in pratica questa frase del Vangelo? Dovremmo darci come obiettivo la carità primordiale del Vangelo e cercare di servire tutti quelli che incontriamo. Ogni persona è nostro Signore, e in ognuna di esse noi abbiamo il privilegio di servire Gesù.
La porta stretta non vuole impedire l'entrata, ma rivela che solo chi sa lottare, solo chi sa che la meta è il regno di Dio, potrà oltrepassarla. Solo chi si sforza continuamente per diventare migliore e far diventare migliori gli altri ha una reale chance di entrare.
Celebriamo Giovedi, 15 la festa Dell'Assunta, il mistero dell’Assunzione. Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo. La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo. L’Apocalisse ci mostra “un segno grandioso del cielo”: la Donna che ha il sole per mantello, e una corona di stelle. Invincibile con la grazia di Dio di fronte al nemico primordiale. “Figura e primizia della Chiesa”. Primizia nel dolore della maternità al servizio della Redenzione. Primizia nel destino della gloria. Da lì, nel focolare della Trinità, Maria ci aspetta tutti per vivere e cantare con lei la nostra riconoscenza alla Grazia di Dio. La beatitudine divina e umana della Salvezza. Il suo eterno Magnificat.
La Parabola che Dio ci rivolge ha sempre il potere di entrare nella nostra vita. La Parabola del ricco ci mostra l'uomo intento solo ad accumulare ricchezze, ignaro della morte improvvisa che incombe su di lui. Bisogna arricchirsi davanti a Dio per non restare schiavi delle cose del mondo.
La gioia scaturisce dalla consapevolezza di essere amati. Amati da Dio. Amati da sempre e per sempre. Amati e salvati. Salvati a caro prezzo.Lo Spirito Santo è "Spirito di Verità": ci rivela la verità dell'uomo, ci guida a scoprire che noi esistiamo perchè amati da Dio, sognati da Dio, voluti da Dio. La gioia è frutto dello Spirito Santo perchè è frutto dell'amore, e lo Spirito è Amore.
Gli Apostoli sono in mare, sulla barca con Gesù. "Ed ecco scatenarsi dice il Vangelo una tempesta violenta". Per chi si trova su una barca quando viene una tempesta non ci sono alternative: bisogna affrontare il pericolo, non è possibile fuggire. E soltanto possibile la preghiera; e gli Apostoli ricorrono alla preghiera. Gesù dormiva. accostatosi a lui, lo svegliarono dicendo: "Salvaci, Signore, siamo perduti"". E Gesù, "levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia". Però Gesù fa un rimprovero agli Apostoli. La loro preghiera non era animata da una grande fede, ma piuttosto da una grande paura. "Perché avete paura – dice Gesù – uomini di poca fede?". Se ci siamo imbarcati con Gesù, non dobbiamo aver paura: non abbiamo niente da temere. L'importante è proprio essere imbarcati con Gesù anche se lui sembra dormire, se è presente siamo sicuri. Questo non vuoi dire che avremo una esistenza tranquilla, al riparo da ogni sofferenza, da ogni prova; ma vuol dire che siamo sicuri dell'aiuto del Signore e della vittoria finale.
Onoriamo e adoriamo oggi il “Corpo del Signore”, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini, fatto cibo per sostenere la nostra “vita nello Spirito”. Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci per nutrire la folla che lo seguiva: il cibo fisico agisce in me anche quando non ci penso, anche quando dormo si trasforma in carne, sangue, energie vitali. Il cibo spirituale è diverso: è efficace se io collaboro con Cristo, che vuole trasformare la mia vita nella sua. L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. I nostri rapporti con Dio sono avvolti nel mistero: ci vuole un gran coraggio e una grande fede per dire: “Qui c’è il Signore!”. Se guardo a me stesso, mi trovo sempre piccolo, imperfetto, peccatore, pieno di limiti. Eppure Dio mi ama, come ama tutti gli uomini, fino a farsi nostro cibo e bevanda per comunicarci la sua vita divina, farci vivere la sua vita di amore.
Davanti all’ostilità del mondo, Gesù ricorda ai discepoli, e a noi oggi, che saremo esposti allo scandalo, sentiremo la tentazione di disertare, proveremo il dubbio, lo scoraggiamento. Ed è in questo preciso momento che lo Spirito di verità, il Paraclito interverrà: darà testimonianza di Gesù nel cuore dei suoi discepoli, li confermerà nella fede e li inviterà a rimanere fedeli nella prova.

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